Non a tutti piace il progetto annunciato nei giorni scorsi dalla Biennale di Venezia, in accordo con i ministeri dell'Economia e dei Beni culturali, di esportare al Sud alcuni nuclei della Mostra 'Sogni e conflitti' per riproporli, anche se in una veste rinnovata, nelle Regioni del Sud disposte ad accogliere l'iniziativa. "In Sicilia - ha osservato il vice-presidente vicario dell' Assemblea regionale siciliana, Salvo Fleres - ci sono centinaia di siti archeologici che siamo costretti a tenere chiusi, se non nascosti, perchè non siamo in grado di tutelarli e valorizzarli. Visto che le risorse sono limitate, ritengo che proprio in questo campo si debba investire, invece che su di un' iniziativa certo valida, ma che non ha alcun retroterra nella nostra regione". "E' una questione di priorità - ha aggiunto Fleres, a Venezia per il summit euro-americano di ieri sul ruolo delle assemblee elettive - che in Sicilia si deve tradurre nell' impiego del denaro per il patrimonio di cui già disponiamo. Inoltre, non abbiamo quel know-how nell'ambito dell'arte contemporanea su cui invece può contare Venezia". "Insomma - ha concluso - l'iniziativa è apprezzabile, ma lascia perplessi alla luce del problema delle priorità. E credo che molti, in Sicilia, la pensino come me". Una bocciatura sostanziale dunque, da parte di un esponente dello stesso partito, dell'iniziativa del vice ministro azzurro dell' Economia Gianfranco Miccichè, il quale, presentandola sabato scorso a Venezia insieme al presidente della Biennale Franco Bernabè, l'aveva definita "un colpaccio per il Sud": un' occasione cioè importante per il Meridione, ai fini dello sviluppo e dell' occupazione anche nel campo dei Beni culturali. Per il progetto, promosso insieme al Darc (il Dipartimento per l'arte contemporanea del ministero della Cultura) sono stati già stanziati oltre 5 milioni di euro, cui potrebbero aggiungersi altri fondi per il recupero delle strutture che le Regioni volessero individuare insieme alla Biennale anche per avviare un rapporto duraturo con la Società veneziana. Bernabè aveva a sua volta sottolineato come il progetto potrebbe rappresentare l'occasione di creare una scuola per una nuova generazione di curatori nell'arte contemporanea anche nelle regioni del Sud.