Sulla scia della Cometa, il 22 maggio 1948 arrivavano nella Città Eterna gli Amici dei musei di Roma. Tra i molti magi impegnati ad arricchire, studiare e far meglio conoscere al mondo il patrimonio dei musei romani in quegli anni di ricostruzione sulle macerie del fascismo, c'era innanzitutto Anna Laetitia Pecci Blunt. La nobile romana, negli anni Trenta aveva fondato nella Capitale la galleria e la casa editrice intitolate all'insegna araldica del suo prozio, papa Leone XIII. «E nel 1948 la Pecci, che nel 1919 aveva sposato il banchiere newyorkese Cecil Blunt, introdusse a Roma una forma di mecenatismo nata negli Stati Uniti», spiega Elisa Tittoni, direttrice del Museo di Roma e rappresentante del Comune in seno all'associazione. Oggi gli Amici dei musei di Roma sono 350 circa. Si ritrovano di tanto in tanto nel "salotto" del Museo napoleonico in attesa che siano riallestite le stanze nel museo di palazzo Braschi, la loro sede. E s'impegnano per rimpinguare le raccolte civiche (anche se, teoricamente, la loro azione è tesa anche verso i musei statali che si trovano a Roma) distribuite nella quindicina di musei del Campidoglio: Capitolini, d'arte contemporanea, storici o archeologici. L'hanno fatto recentemente, ad esempio, comprando da un antiquario parigino il Ritratto del duca Luigi Braschi dipinto nel 1738 da Antonio Cavallucci, da destinare al Museo di Roma in palazzo Braschi oppure finanziando una guida dei musei Capitolini in braille e la costruzione di un modellino in resina e forex di piazza del Campidoglio perché i non (e gli ipo) vedenti possano ammirare il disegno architettonico e urbanistico di Michelangelo. «A noi non interessa finanziare i restauri eclatanti, come quello di un Buonarroti», spiega Lucia Pirzio Biroli Stefanelli, la presidentessa dell'associazione che pure vanta il restauro del basamento michelangiolesco del Marco Aurelio a cavallo in piazza del Campidoglio. «La nostra missione aggiunge la storica dell'arte è affiancare l'amministrazione pubblica quando questa si trova nei guai per mancanza di fondi o per la lentezza della macchina burocratica». Cinque anni fa gli Amici misero mani al portafoglio e versarono più della metà dei 35mila euro necessari per riportare a Roma l'ingente archivio degli scultori Tenerani, la cui gipsoteca è in palazzo Braschi, sede del Museo di Roma. Nella lista degli emeriti benefattori delle raccolte capitoline ci sono, tra i consiglieri, l'erede della fondatrice, la contessa Viviana Pecci Blunt, e poi le principesse Laudomia del Drago e Giovanna Barberini (donatrice nel 1996 al Museo napoleonico di una stola di manifattura francese appartenuta a Luciano Bonaparte). Ma anche studiosi come Alvaro Gonzàles Palacios, Bianca Riccio, Antonio Giuliano. Non solo di sangue blu e di esperti di storia dell'arte è fatto però il gruppo di mecenati che, sulle orme di Carlo Pietrangeli, tra i fondatori dell'associazione, puntano a ingrossare le fila per consegnare alla collettività quadri del livello del Ritratto di miss Catherine Bishop, splendido olio di Joshua Reynolds del 1757. «Il dipinto dell'artista britannico racconta la presidentessa arriva al Comune dal lascito testamentario di Bianca De Feo, una nostra associata», come lo sono Angelo e Lucilia Di Castro, che hanno donato lo sfarzoso abito da sposa tessuto nei primi anni del 900 a Roma da Silvia Ghiandoni. «Siamo pronti ad accogliere nuovi iscritti» lancia la campagna acquisti la Pirzio Biroli «e molti ne abbiamo reclutati grazie alla pubblicazione del nostro "Bollettino", che la Banca nazionale del lavoro ha finanziato e distribuito durante la giornata delle banche». Oltre ad acquisizioni e restauri, come i due Pietro Da Cortona dei Musei capitolini, gli Amici diffondono la conoscenza sull'arte a Roma attraverso il "Bollettino dei Musei comunali di Roma", una corposa miscellanea di studi i cui ultimi numeri saranno presentati il 10ottobre. Fondata nel 1954, la rivista scientifica spetta ai soci ordinari (che versano 55 euro l'anno) e ai sostenitori (dai 300 euro in su). E 300 copie vengono spedite in omaggio ad altrettanti musei che rispondono al dono inviando le proprie pubblicazioni, girate dagli Amici alle biblioteche comunali. Gli iscritti all'associazione partecipano inoltre alle attività culturali: conferenze, gite culturali e visite guidate alle mostre, in Italia e all'estero. Tra le lezioni più frequentate, quelle sulle arti applicate tenute da Gonzàles Palacios, uno dei maggiori esperti della materia. Ma anche la riproposizione dell'Italia vista dal cielo, i documentari di Folco Quilici. Il prossimo appuntamento è il 9 ottobre con "Emilia Romagna e Marche" del 1968. Il "cinema" sarà il Museo Andersen, in via P. Stanislao Mancini (diretto da Elena Di Majo, una delle associate) che è però dello Stato. Gli Amici dei musei di Roma, in questo caso, hanno stretto un patto con un'altra associazione di compagni di viaggio dell'arte: gli Amici dell'arte moderna a Valle Giulia, la Gnam; anche loro piccoli, grandi mecenati di Roma.