E' guerra sul Cristo morto di Andrea Mantegna. E' scoppiata tra Vittorio Sgarbi e il Ministro dei Beni Culturali Francesco Ruteffi. Il capolavoro del grande maestro padovano non compare nell'elenco delle centinaia di opere che saranno esposte dal 16 settembre a Padova, Mantova e Verona, le tre città che ricorderanno con altrettante mostre il genio del Rinascimento. Il Comitato per le celebrazioni del quinto centenario della morte di Mantegna lo ha ovviamente chiesto alla Pinacoteca di Brera, dove è conservato, che però lo ha negato. Il rifiuto sarebbe motivato da una relazione sullo stato di salute del dipinto, dalla sua presunta fragilità. Insomma, secondo Brera trasportarlo da Milano a Mantova sarebbe un danno. Niente di strano nè di inconsueto. Quante volte i curatori e gli organizzatori delle mostre si vedono negare il prestito di un'opera? Questa volta però a presiedere il Comitato c'è Vittorio Sgarbi. Quel quadro è in perfette condizioni - tuona da Cortina d'Ampezzo - l'ho verificato io stesso quando ero sottosegretario al Ministero dei Beni Culturali e lo abbiamo prestato a Mantova nell'esposizione intitolata Celeste galleria. E me lo ha confermato la ex Soprintendente di Brera Maria Teresa Fiorio, con la quale ho parlato ieri. Per questa ragione ho scritto una lettera aperta al Ministro Rutelli, per chiedergli di mandare due restauratrici serie come Valeria Merlini e Daniela Storti, impegnate in importanti interventi per conto dello Stato, a verificare le effettive condizioni del dipinto». Francesco Rutelli ha risposto alla richiesta di Sgarbi chiarendo che «non intende compiere un gesto di imposizione, sovrapponendosi alle valutazioni tecniche dei responsabili della tutela del patrimonio artistico». In poche parole si fida dei suoi funzionari. Ma secondo il vulcanico Sgarbi fa male. «Sono dei bugiardi. E non c'è niente di peggio di coloro che dovrebbero servire lo Stato e mentono, danneggiandolo. L'opera di Mantegna nel 2001 a Mantova ha portato 640 mila visitatori. Se lo prestassero di nuovo sarebbe visto da molte più persone dei consueti visitatori di Brera. Si sta privando il paese di un'entrata di milioni di euro». Ma qualcuno può ribattere che quando si tratta di beni culturali non è solo l'interesse economico a dover essere valutato. «Infatti, io non dico di prestarlo e basta. Dico di mandare due bravissime restauratrici a controllarlo e dico anche di più. Se il quadro ha veramente bisogno di un restauro come affermano da Brera noi siamo pronti a finanziarlo». Perché la disputa si è fatta così dura è facile da comprendere. Lo scorcio ardito, con i piedi in primo piano, il pathos del Cristo morto sono un'immagine culto del Rinascimento. Non si hanno notizie certe su questa tela, dipinta probabilmente per Ercole d'Este dopo il viaggio di Mantegna a Firenze avvenuto nei 1466. La fama se l'è conquistata con la sua potenza, con il suo insuperabile impatto emotivo. Secondo il ministro Rutelli però «il successo della manifestazione "Un artista per tre città" sarà proporzionato non solo al numero e alla qualità delle opere esposte, che è senza dubbio di straordinario pregio, ma anche al valore mondiale di una mostra che per la prima volta si svolge contemporaneamente nei tre luoghi che hanno segnato l'esperienza mantegnesca». Certo ci sono altri capolavori eooezionali. Ma l'assenza del Cristo morto sembra pesare notevolmente. «Abbiamo - prosegue Sgarbi - opere che vengono da tutto il mondo e non abbiamo la più importante ohe si trova sul territorio italiano. E' assurdo». Così invita il Sindaco di Mantova ad insorgere. Sarebbe come se a Parigi celebrassero Leonardo senza la Gioconda? «Ecco, esatto, sarebbe ridicolo. Solo che a Parigi quasi tutto è al Louvre, ma per noi il museo è il territorio. Spostare un'opera da Milano a Mantova è come spostarla da una sala all'altra del Louvre». Non si sa come andrà a finire. Certo è che Carla Enrica Spantigati, attuale Soprintendente per il patrimonio di Torino, appena insediatasi ad interim come Soprintendente di Brera, si trova subito una bella gatta da pelare.