CORTINA D'AMPEZZO - Passeggiare per le vie di Cortina con l'assessore che è anche una star. Tutti fermano Vittorio Sgarbi, perfino i bambini. E lui non nega sorrisi e strette di mano a nessuno, con gran costernazione di chi cerca di curargli le pubbliche relazioni. La bionda signora milanese lo blocca con un sorriso: «Scusi sa, ma io devo ringraziarla per tutto quello che sta facendo per Milano. Grazie, continui così, mi raccomando». L'assessore alla Cultura è un fiume inarrestabile: idee, telefonate. Ma Milano è instancabilmente nel suo cuore. Per questo studia grandissimi progetti. Tanto si aspetta da questi cinque anni di assessorato. «Riapro la Galleria d'Arte Moderna, e poi ho in programma la mostra su dieci decadi del Novecento, con tutti i quadri di Milano a Palazzo Reale, duecento pezzi. Palazzo Reale che ho trasformato da museo della Reggia a Palazzo delle Esposizioni». Non ama i musei Sgarbi, li considera "cimiteri". Invece l'arte è viva. Così come vive sono le idee che nascono in una mattina, nella splendida villa di Stefano Contini, toscano, gallerie a Venezia e Cortina d'Ampezzo. Fra un Picasso e un Mirò, occhieggia Tamara de Lempicka, che, sottolinea Contini, ha negato alla Royal Academy per darla a Sgarbi. Da questa mostra dedicata alla grandissima pittrice polacca icona dell'Art Decò l'assessore si aspetta tantissimo, ma il vero sogno è un altro. «Voglio sfidare l'agosto a Milano, e portare Botero. Per tutta l'estate. Le opere a Palazzo Reale dal 20 luglio al 15 ottobre, ma tutta la città dovrà essere invasa». Ci sarà una di quelle inaugurazioni mondane che Fernando Botero tanto ama, e soprattutto «si andrà contro il pregiudizio». «Perché - sottolinea Sgarbi - Botero spesso non piace perché dipinge i grassi, dipingesse i magri sarebbe amato da tutti». Aspettando la grande estate, l'assessore alla Cultura più trasgressivo che la città abbia mai avuto spera di vincere la sfida: far tornare grande Milano città d'arte. «Anche il governo deve prendere atto che Milano è la quarta città d'arte d'Italia, dopo Roma, Venezia e Firenze, non ci sono Siena o Arezzo, ci siamo noi. Anche se c'è la stranezza che la Pinacoteca di Brera è nazionale, ma chiunque viene a Milano non va a Brera. Non una star, non una personalità. Eppure Brera è la cosa più importante che c'è a Milano, più del Castello, E', o dovrebbe essere, come il Louvre per Parigi, ma non è così». Il colpo grosso sarebbe riuscire a portare la collezione Terruzzi, con i suoi preziosissimi Canaletto e gli altri dipinti. «La collezione Terruzzi è l'obiettiyo mancato di Venezia, quella città ha ormai una vera e propria patologia, non ne prende mai una da molti anni. Ca' Rezzonico ad esempio, non è mai diventata un museo perché non ha abbastanza quadri, non ha un Tiepolo, tanto per dirne una. Se Milano riesce ad acquistare la raccolta Terruzzi, potrebbe essere un' espansione delle raccolte pubbliche che fanno capo a Brera». Assessore, anche il suo predecessore Zecchi ci aveva provato. Ma siamo sicuri che Terruzzi la conceda? «Sono felice che anche Zecchi l'avesse pensato. In effetti l'ex sovrintedente di Brera, la Fiorio, era stata a vederla. Ora come ora, posso dire che la figlia di Terruzzi sta a Milano e la collezione la vuole lì. Rutelli si è fatto avanti perché il conflitto fra Guido Angelo Terruzzi e Venezia, dopo la mancata acquisizione di Palazzo Grassi, era insanabile». La collezione di Terruzzi, ex re del nichel, come Sgarbi grande amatore e, negli anni Ottanta, uomo più liquido d'Italia, comprende circa 350 opere, fra cui, oltre ai celebri Canaletto, cinque o sei Bellotto e decine di altri pittori del Seicento e Settecento fra cui Magnasco, Annigoni, Panini e altri. In conflitto con Massimo Cacciari, e dopo il retrofront del Comune che per Palazzo Grassi scelse Pinault, Terruzzi rinunciò al pre-contratto già firmato. E fu contattato anche da Milano. «Sì, ma Albertini gli offrì Palazzo Dugnani - dice polemico Sgarbi - pretendendo che per 99 anni gli si garantisse il mantenimento della sede. Io non credo sia questo il giusto rapporto col privato. Al privato devi dare garanzie e ringraziarlo, non chiedere. Rutelli invece ha offerto tutto quello che lo Stato può garantire. Io come assessore tifo per Milano. Ma Palazzo Dugnani non è adatto, non è abbastanza monumentale. La collezione Terruzzi, di cui alcuni bellissimi dipinti sono esposti all'Hilton di Roma, ha bisogno di altri spazi, e noi li abbiamo». Il riferimento è a Palazzo Citterio. Vinceranno Milano e Sgarbi? Lui come sempre va dove lo porta il cuore. «Credo che non si tratti di capricci da collezionista, Terruzzi deciderà liberamente. Perché contrariamente a quello che pensa questo governo, la proprietà privata è consentita e va vista in termini positivi. Il privato in Italia può avere opere d'arte e fame quello che vuole». Anche l'assessore indipendente fa quello che vuole: ai primi di settembre affronterà i tavoli su Brera e il restauro delle Cariatidi, ma il 5 andrà senza problemi alla Festa dell'Unità.
I progetti dell'assessore Sgarbi: Milano? Una grande, vera città d'arte
L'assessore alla Cultura di Milano, Vittorio Sgarbi, parla di come stia lavorando per far tornare grande la città d'arte. Sgarbi è un grande amante dell'arte e vuole sfidare l'agosto a Milano con una mostra di Fernando Botero. La mostra sarà a Palazzo Reale e sarà una delle più grandi in assoluto. Sgarbi vuole anche portare la collezione Terruzzi a Milano, che comprende circa 350 opere di artisti del Seicento e Settecento. La collezione è stata in conflitto con il governo di Venezia e Sgarbi vuole offrire al privato garanzie per la sua acquisizione. Sgarbi è convinto che la proprietà privata sia positiva e che il privato debba essere libero di avere opere d'arte.
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