Che la si chiami tassa di scopo o ticket d'ingresso, la nuova ipotesi di una fee turistica nei luoghi ad alta vocazione ricettiva ha scatenato, com'era ovvio, contrastanti reazioni tra gli operatori del settore. In prima fila tra gli arrabbiati c'è il presidente di Confturismo e Federalberghi, Bernabò Bocca, per il quale l'idea «è pura pazzia, oltre che essere l'ennesima riprova di un escamotage di scarsa utilità e forte penalizzazione nell'immagine turistica. Dopo anni durante i quali il settore del turismo ha generato considerevoli proventi alle casse dello stato, torna l'ipotesi di una vera e propria gabella a danno dei turisti. "Inoltre, a rigor di logica», precisa Bocca, «se proprio si dovesse praticare questa tassa, andrebbe applicata ai pendolari, a coloro i quali non producono indotto e sporcano, utilizzando i servizi senza alcun ritorno economico. Invece, con un ticket una tantum, si colpiscono i turisti che soggiornano e, nel caso di tasse di scopo, si tornerebbe a considerare gli albergatori come esattori dello stato, dimenticando che a beneficiare dei soggiorni di turisti italiani ed esteri sono anche ristoratori, commercianti e tutti quegli operatori che sul territorio entrano in contatto con i visitatori. Credo sia davvero una gran brutta idea. Ma dal momento che in alcune città guida come Venezia e Milano c'è la dichiarata intenzione di attivarla, credo che sarebbe più corretto pretendere una vera e propria legge nazionale, che chiarisca le finalità di questa tassa e l'adeguata applicazione con criteri quali, appunto, la legittima differenziazione tra il turismo stanziale e il pendolarismo. Mi rallegra solo», conclude Bocca, «la dichiarazione dell'assessore al turismo della regione Lazio, Ranucci, che si è detto totalmente contrario». Rincara la dose il presidente degli albergatori laziali, Walter Pecoraro: «Ci si dimentica che gli albergatori pagano una tassa per lo smaltimento rifiuti a metro quadrato per tutte le camere, che siano vendute o no. Mi sembra che di gabelle ce ne siano già abbastanza». Tra i fautori del ticket, il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, ha motivato questa ipotesi con l'insostenibilità dell'impatto turistico della città lagunare: oltre 18 milioni di visitatori l'anno generano costi elevatissimi in tutti i servizi legati all'accessibilità, mobilità e ospitalità. Altro terreno di scontro riguarda le modalità di fissazione e gestione: il vicepremier con delega al turismo, Francesco Rutelli, nei giorni scorsi ha chiamato in causa le amministrazioni locali, dichiarando esplicitamente che solo a esse andrebbe affidato il compito di fissare importi e finalità di un'eventuale tassa di scopo. Dal canto suo, il presidente dell'Anci e sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, dice a ItaliaOggi: «Da anni la nostra associazione invoca la potestà di introdurre tributi di scopo quali, per esempio, i ticket di ingresso nelle città o contributi da parte di chi, come i turisti, utilizza le strutture cittadine lasciandone i costi ai residenti. Una necessità, perché nei comuni oggi è difficile far fronte alla crescente e variegata domanda, genericamente definibile, di miglioramento della qualità della vita, in conseguenza della progressiva decurtazione dei fondi ordinari a sostegno delle politiche comunali. I tagli degli ultimi anni ai trasferimenti da parte dello stato e la loro incertezza quantitativa hanno infatti determinato una forte riduzione della capacità di programmazione e un ridimensionamento dei grandi interventi infrastrutturali. In tutta sincerità, credo proprio che sia necessario un richiamo nella prossima legge Finanziaria. L'introduzione delle tasse di scopo potrebbe essere inserita all'interno delle norme di attuazione del federalismo fiscale. In questo modo, dal 1 gennaio 2007, si aprirebbe per i comuni la possibilità di decidere se, come, quando e con quali obiettivi introdurre questi contributi finalizzati". E i proventi dove andrebbero a finire? Domenici non ha dubbi: «Tutte le proposte che l'Anci ha presentato in questo senso prevedono che questi contributi di scopo siano finalizzati alla realizzazione di opere per investimenti e servizi: per Capirci, interventi per migliorare il sistema viario, l'ambiente e per realizzare opere pubbliche condivise dalla cittadinanza, attraverso una sorta di patto politico con l'amministrazione comunale e individuando soggetti passivi differenziati che contribuirebbero con un sostegno economico a tempo determinato». Per il commissario straordinario dell'Enit, Amedeo Ottaviani, «il vero problema non è chiedere al settore turismo nuovi tributi, ma semmai di finanziario in misura proporzionata al suo fatturato di 90 miliardi di euro, al suo apporto valutano di 29 miliardi di euro e al suo rilevante gettito fiscale. Che i nostri comuni abbiano la necessità di dotarsi di risorse finanziarie, anche per pagare i costi prodotti dalla massa dei loro ospiti, è un fatto comprensibile», rileva Ottaviani, «ma agire in ordine sparso è un contributo al disordine. Rischiamo così un'autentica giungla di imposte, ticket e altre gabelle".