MILANO Per avere il più importante quadro di Mantegna nella mostra che celebrerà dal 16 settembre il pittore in tre città, Vittorio Sgarbi scrive a Francesco Rutelli. Ma il ministero risponde picche. I tecnici dicono che il "Cristo Morto" non si può muovere dalla sua sede, la Pinacoteca milanese di Brera. E' troppo fragile. E la reazione del neo-assessore alla Cultura del Comune non si fa attendere: «Se questa è veramente la risposta di Rutelli, può anche evitare divenire alla inaugurazione della mostra. Se si fa ingannare dai suoi tecnici infedeli, è bene che non si faccia vedere da me. Se no lo mangio vivo". Nella grande rassegna che si terrà a Mantova, Verona e Padova per celebrare i cinquecento anni della morte di Andrea Mantegna, non ci sarà quindi il quadro simbolo dell'artista, conosciuto in tutto il mondo e conservato a Milano. il critico d'arte, che presiede anche il Comitato nazionale per le celebrazioni di Mantegna, istituito e voluto proprio da Rutelli, ieri mattina a Cortina d'Ampezzo aveva annunciato i contenuti di una lettera aperta da inviare al ministro per i Beni Culturali, per spingere Brera al prestito del "Cristo Morto" a Mantova. Prestito negato per la fragilità dell'opera, una tempera a colla che sembra un affresco, dipinta su una tela molto sottile, conservata in un "clima-box". L'ultima volta che il quadro si è mosso è stato nel 2002 per la mostra mantovana "La Celeste Galeria". E Sgarbi, che all'epoca era sottosegretario del ministero per i Beni Culturali constatò di persona le perfette condizioni del dipinto". "Preferiamo la guerra all'amore ha detto ieri Prestiamo le truppe al Libano ma non i quadri a noi stessi. Chiederà a Rutelli che il museo più importante d'Italia presti il dipinto più importante del Mantegna". Nella lettera al ministro, Sgarbi, manifestando tutta la sua apprensione per le asserite condizioni di fragilità dell'opera, chiedeva di poter istituire «un rapido sopralluogo con due restauratrici" per «verificarne lo stato". D'altra parte, «se esso non è nelle cattive condizioni denunciate, sarebbe sconveniente sottrarlo allo straordinario flusso di pubblico di cui il dipinto godrebbe con l'essere esposto nella città in cui fu concepito». Sgarbi aveva fatto pure due conti: «Respingendo la richiesta, lo Stato non solo danneggia la mostra ma rinuncia ad incassare circa 3,6 milioni di euro». Secondo il presidente del comitato organizzatore, infatti, il 'Cristo Morto" da solo valeva qualcosa come 200mila visitatori in più i quali, pagando un biglietto d'ingresso di 18 euro, avrebbero determinato la somma stimata. Ma nel pomeriggio, come una doccia fredda, è arrivata la risposta del ministero. Che «non intende compiere un gesto di imposizione, sovrapponendosi alle valutazioni tecniche dei responsabili della tutela del patrimonio artistico». Nel comunicato anche il parere dei tecnici: «La particolare composizione materica dell'opera e la sua conseguente estrema fragilità ne impediscono il trasporto per i rischi che potrebbero derivare all'opera, pur in presenza di tutte le necessarie cautele". Infuriata la risposta Sgarbi: «I tecnici dicono menzogne, le ragioni indicate sono risibili. Nel 2002 il dipinto andò proprio a Mantova e non ebbe problemi. Invito l'onorevole Burchiellaro, da exsindaco di Mantova, a insorgere raccontando l'esperienza de "La Celeste Galeria", e la soprintendente Maria Teresa Florio a testimoniare sullo stato del dipinto". La quale precisa: «Comprendo le ragioni sia di Brera che di chi vuole il quadro a Mantova. Ma lo spostamento di un'opera comporta sempre molti rischi". "Il Cristo morto" è divenuto l'icona della Pinacoteca di Brera che pure conserva come il Museo Poldi Pezzoli altre opere del Mantegna