MILANO È la guerra dei Mantegna. Il Cristo morto della Pinacoteca di Brera a Milano e il San Sebastiano della Ca' d'Oro a Venezia non si sposteranno mai più dalle rispettive sale e non verranno esposti a Mantova per le celebrazioni dei 500 anni della morte dell'artista veneto. La «delicatezza» e la fragilità delle opere non lo consente. Vittorio Sgarbi, presidente del comitato nazionale per la celebrazione dell'anniversario di Mantegna, accusa i responsabili di Brera e Ca' d'Oro di dire bugie. «Non è possibile che un'opera sia in buone condizioni 4 anni fa e venga prestata proprio a Mantova e adesso sia malata. Qualcuno dice delle menzogne. Prestiamo le truppe al Libano, ma non i quadri a noi stessi». Chiama in causa il ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, ma senza risultato. La risposta del ministero è secca: «Ci fidiamo del parere dei nostri tecnici». A poche settimane dall'inizio delle celebrazioni dell'artista veneto a Mantova, Padova e Verona, scoppia la polemica sui prestiti dei musei alle mostre. Sgarbi non crede alle motivazioni dei sovrintendenti e ritiene «irrinunciabile avere a Mantova il Cristo morto, icona pop che attira migliaia di visitatori». Di fronte al no delle sovrintendenze scrive una lettera aperta al ministro Rutelli: «Caro ministro, si faccia dire la verità. La Pinacoteca di Brera non ci presta il "Cristo morto" del Mantegna, Ca' d'Oro non ci presta il "San Sebastiano". Ne fanno una questione di salute. Dicono che sono dipinti non trasportabili perché malati. Ma lei non si faccia intimidire dai suoi funzionari che mentono, intervenga lei e ce li faccia avere». Quantifica anche il danno: 200 mila visitatori in meno a Mantova per un mancato incasso di 1 milione e 600 mila euro. Maestro nell'arte della provocazione annuncia di aver dato mandato a due restauratrici di verificare lo stato di salute delle due opere: «Ci dicano la verità continua l'assessore alla Cultura di Milano come un consulto medico. Se non è "malato" lancio una sfida a Rutelli: ne ordini il trasferimento alla mostra. Se però fosse in cattive condizioni nulla sarebbe più grave che festeggiare un tanto grande artista mentre una sua opera capitale rischia di essere compromessa per indifferenza. Il Comitato che presiedo pagherebbe il restaura». Storie, replicano dai Beni culturali. Il Cristo morto non si sposta perché è arrivato il no dai tecnici e dalla soprintendenza di Brera. Troppo pericoloso «muovere» un capolavoro del genere: «La particolare composizione materica dell'opera (tempera su tela, trasparente) scrivono dal ministero e la sua conseguente estrema fragilità ne impediscono il trasporto per i rischi che potrebbero derivare all'opera pur in presenza di tutte le necessarie ed indispensabili cautele richieste in sede di movimentazione". Ancor più giustificata l'assenza di San Sebastiano: «L'opera è attualmente in restauro spiega Adriana Augusti, direttrice della Ca' d'Oro Adesso dobbiamo decidere se lavorare anche sul perizoma che è particolarmente danneggiato. Ci vorranno ancora due mesi. Ma dopo l'ultimo prestito di molti anni fa, abbiamo deciso di non muoverlo più. Il museo senza San Sebastiano è come ferito». Dietro le parole dei responsabili si intravede quest'altro scenario. Far «sparire» dei capolavori dai rispettivi musei, anche se solo per qualche mese, viene considerato un sacrilegio: «Oltre al Cristo morto ci avevano chiesto contemporaneamente di prestare lo Sposalizio della Vergine di Raffaello a Roma attacca il direttore regionale dei Beni culturali della Lombardia, Carla Di Francesco Ma ve lo immaginate il visitatore che entra a Brera a settembre e non trova nessuna delle due opere? Ormai è diventato un cliché. Prima non si dice nulla, a dieci giorni dalla mostra si chiede l'intervento del ministro». Sentimento diffuso. I custodi di Brera si ricordano ancora di quel turista giapponese che nell'aprile del 1987 si presentò nella sala 6 per ammirare il Cristo morto. Sulla parete c'era un buco. In uno stentato inglese chiese che fine avesse fatto, che lui era arrivato apposta dal Giappone per ammirare il Mantegna. Gli spiegarono che era stato prestato a una mostra internazionale. Dove? «A Tokyo». Lo ressero in due prima che svenisse. L'OPERA Il «Cristo morto» (Tempera su tela, 68x81 cm) è stato dipinto da Andrea Mantegna negli anni attorno al 1500 ed era destinato, probabilmente, alla sua tomba nella chiesa di Sant'Andrea a Mantova. E un'opera fortemente sperimentale tanto dal punto di vista tecnico (è una delle poche su tela del periodo) che per la composizione, impostata su un ripido scorcio prospettico IL MUSEO La Pinacoteca di Brera, a Milano, è tra i più importanti musei d'arte del inondo per le sue prestigiose raccolte di pittura antica e moderna. Ospita grandi tele di scuola lombarda, veneta ed emiliana, tra cui capolavori di Piero della Francesca, Giovanni Bellini, Raffaello, Tintoretto e Caravaggio. La Pinacoteca conserva anche un gruppo selezionato di opere d'arte dell'800, tra cui alcune importantissime di Francesco Hayez, Giovanni Fattori, Silvestro Lega e Giovanni Segantini L'OPERA Il «San Sebastiano» di Andrea Mantegna conservato alla Ca' d'Oro di Venezia fu dipinto probabilmente nel 1506. Si tratta di un soggetto caro al pittore che lo rappresentò anche in altre due tele: una è conservata al Louvre di Parigi e una al Kunsthistorisches Museum di Vienna IL MUSEO La Ca' d'Oro, dimora patrizia del '400, raccoglie la collezione d'arte donata allo Stato dal barone Giorgio Franchetti. Nelle sale sono esposti frammenti ceramici, terrecotte, sigilli, monete, quadri fiamminghi e di scuola toscana, affreschi staccati dal Fondego dei Tedeschi, arazzi cinquecenteschi e mobili d'epoca originali Il San Sebastiano di Venezia