Era l'acquedotto che approvvigionava la Florentia romana tra I e II secolo avanti Cristo. Tracce di questa importante infrastnittura sono affiorate in un cantiere aperto in via di Quarto per la realizzazione di appartamenti. La segnalazione del ritrovamento è stata inviata dagli appassionati alla Soprintendenza ai beni archeologici nel giugno scorso. Ma l'autenticità del manufatto sarebbe arrivata solo dopo diversi sopralluoghi e scavi da poco conclusi. Si tratterebbe di un tratto del condotto interrato, il cosiddetto speco, realizzato in pietra e calcestruzzo. In passato, sempre in zona, altri tratti dell'acquedotto romano sono affiorati nel corso di lavori. Il manufatto dovrebbe restare visibile, perché fortunatamente ricadrebbe nella zona che sarà destinata a verde all'interno dell'area da edificare. L'acquedotto venne realizzato per portare l'acqua alla città romana nel momento della sua massima espansione, siaper il fabbisogno privato che per quello pubblico (nel centro c'erano due bagni termali. Le condutture erano lunghe 16 chilometri e partivano dal torrente Marinella di Legri, in località La Chiusa di Calenzano. Da questo punto cominciava la tubatura interrata in calcestruzzo, che seguiva l'andamento naturale del terreno, girando intorno alla collina di San Donato, giungeva a Settimello. Da qui, sotto Monte Morello toccava le località di Quercete, Colonnata, Castello fino a Quarto. Da qui partiva la struttura fuori terra su archi con un percorso che dall' attuale via delle Panche toccava il Terzolle e il Romito. Entrava in città dall'attuale via Faenza. La Firenze romana aveva bisogno di un grande approvvigionamento d'acqua, come conferma anche la toponomastica cittadina con via delle Terme e via di Capaccio (nome che deriva da caput àquae: ossia il terminale di un braccio delle grandi condutture idriche). Proprio in questo punto del centro era situatoun grande impianto termale, della prima metà del II secolo dopo Cristo, di cui è stato esplorato soprattutto il frigidarium: il locale aveva al centro la piscina di acqua fredda, circondata da una fascia pavimentata in marmo e da un doppio colonnato a capitelli corinzi. La città moderna ha coperto tutte queste vestigia; l'unico segno è il bagno pubblico (risalente al 1826 e usato fino al 1912) che si trova al numero 16 di borgo Santi Apostoli. L'architetto Telemaco Buonaiuti costruì una bella struttura, la cui insegna neoclassica («Bagni nelle antiche terme») è ancora visibile, a ricordare che proprio in quel punto c'era il più grande stabilimento termale di Florentia. Tracce dell'acquedotto erano visibili ancora nel 1700, soprattutto nella zona di via dell'Arcovata a Rifredi (nome che deriva proprio dalla tipica infrastruttura sopraelevata ad archi). Tesori dell' antica città emergono anche fuori dal centro storico: la speranza è che siano adeguatamente valorizzati.
Nel cuore delle Terme
Un manufatto dell'acquedotto romano è stato trovato in un cantiere di costruzione di appartamenti a Quarto, in zona di Firenze. Il ritrovamento è stato segnalato dagli appassionati e successivamente confermato dopo diversi sopralluoghi e scavi. Il manufatto è un tratto del condotto interrato, realizzato in pietra e calcestruzzo, e dovrebbe restare visibile perché si trova nella zona destinata a verde. L'acquedotto romano fu realizzato per portare l'acqua alla città romana nel I e II secolo avanti Cristo. Le condutture erano lunghe 16 chilometri e partivano dal torrente Marinella di Legri.
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