Dal 1997 è nella lista dell'Unesco come patrimonio dell'umanità da tutelare, ma degrado e prelievi abusivi ne minacciano ogni giorno l'integrità strutturale. L'acquedotto Carolino ha bisogno di interventi urgenti: occorrono almeno 40 milioni di euro per il restauro e la salvaguardia del condotto che si estende per trentanove chilometri attraversando i tenitori di due province, dalle falde del monte laburno fino alla Reggia di Caserta ed oltre. Per il palazzo dei Borbo-ne fu infatti costruito: per portare acqua alle delizie reali, al giardino, alle fontane e alla città che sarebbe sorta intorno allaReggia. Una straordinaria opera di ingegneria idraulica progettata daLuigi Vanvitelli e realizzata in meno di vent'anni, dal 1753 al 1770, ancora oggi funzionante. A lanciare il grido di allarme sullo stato e la conservazione del monumentale condotto, invia di dismissione da parte del Demanio, è la Soprintendenza ai beni architettonici di Caserta insieme all'associazione Italia Nostra che da tempo richiama l'attenzione sulla necessità di istituire un vero e proprio Parco storico-naturalistico che valorizzi e protegga territori attraversati dall'acquedotto. Già i Borbone, a protezione delle sorgenti del Fizzo, per garantire la purezza dell'acqua, istituirono la Reale Riserva del monte Taburno. Ma il problema non è oggi solo a monte: in più punti infatti l'acquedotto è oggetto di prelievi abusivi da parte degli agricoltori locali per l'irrigazione dei campi. Il condotto, che è largo 1 metro e 20 ed alto 1 metro e 30, è tutto interrato, tranne la parte che passa sui ponti ed è segnalato da 67 torrini a pianta quadrata e copertura piramidale destinati a sfiatatoi e ad accessi per l'ispezione. La proposta di Italia Nostra è quella di un itinerario turistico che segua i torrini lungo l'intero percorso dell'acquedotto: dalla sorgente attraverso le campagne che scendono verso la valle del fiume Isclero, passando per i Ponti della Valle, sino ai siti reali. «L'acquedotto è il fil rouge di tutto il complesso monumentale borbonico di Caserta spiega l'architetto Francesco Canestrini della Soprintendenza dalle sorgenti del Fizzo fino al sito di Carditello, il Carolino ed il paesaggio circostante fanno da elemento unificante di un sistema di giardini, parchi, riserve di caccia e tenute agricole che andrebbe completamente recuperato e riqualificato con interventi di restauro del condotto, di salvaguardia di tutte le aree e gli edifici di pregio e di restauro ambientale delle aree soggette a edilizia incontrollata, attività estrattive e carenza di adeguate norme di tutela». Seguendo l'acqua insomma si può immaginare un tour inedito dei siti borbonici. Il percorso è illustrato dalla mostra allestita, daoggi, dalla Soprintendenza e da Italia Nostra, sezione di Caserta, nella Chiesa di San Francesco a Sant'Agata dei Goti (giovedì è prevista una visita guidata dalla dottoressa Maria Rosaria lacono e dall'architetto Canestrini). Grafici e fotografie mostrano come il condotto settecentesco dopo aver oltrepassato gli abitati di Sant'Agata de' Goti e Valle di Maddaloni, raggiunge il monte Garzano mediante il monumentale viadotto dei Ponti della Valle a tre ordini di arcate sovrapposte e lungo più di 500 metri. Attraverso altri due trafori e numerosi piccoli ponti, il Carolino giunge alle reali delizie: al Parco, al Giardino Inglese e al Bosco di San Silvestro che con i suoi cento ettari costituisce lo sfondo paesaggistico della Reggia. Da qui una diramazione conduceva, attraverso il territorio di San Leucio, alla reggia filanda voluta da Ferdinando IV: dopo l'utilizzazione a scopi meccanici l'acqua ritornava nelle peschiere del parco e dopo aver attraversato il cosiddetto Bosco Vecchio, un ramo del condotto raggiungeva il sito di Carditello, la fattoria modello ai re teramanao. Oggi questa immane struttura è in via di dismissione dal Demanio: scongiurata la parcellizzazione e la gestione da parte dei diversi comuni interessati, urge un'azione congiunta che veda unite le due province, quella di Benevento e di Caserta, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza, per un progetto immediato di recupero e valorizzazione del territorio e pei l'istituzione finalmente del "Parco del Carolino".