Alcuni sono in stato di forte degrado, altri sono semplicemente abbandonati, confinati in un limbo impenetrabile per mantovani e turisti. Si va dalla bella ma quasi inaccessibile torre di Sant'Aio di piazza Arche alla polverosa e malmessa piazza dei Filippini. Sono i palazzi e i monumenti dimenticati di proprietà del demanio dello Stato, un patrimonio in alcuni casi ormai in decadenza e in altri semplicemente chiuso a chiave con doppia mandata e privo di qualsivoglia uso pubblico, salvo situazioni eccezionali come le domeniche del Fai, il Fondo per l'ambiente italiano. In effetti, è proprio grazie al Fai mantovano che, nel 2003, quasi duemila visitatori hanno potuto godere della splendida vista che si gode dalla torre di Sant'Aio, costruzione quattrocentesca che faceva parte del sistema difensivo della città. La torre fa parte del demanio dello Stato e, dopo aver ospitato per un po' di tempo un pub (e una mostra un paio d'anni fa), è di fatto rimasta chiusa al pubblico. Insomma, una parte del patrimonio storico culturale della città di cui, però, la comunità non può disporre. Certo,l'ipotesi circolata alcuni anni fa di farci un ristorante non era proprio quella più auspicabile, ma resta il fatto che la torre è un monumento 'dimenticato'. Almeno per ora, visto che rientra nell'elenco di palazzi e terreni di proprietà demaniale che potrebbero passare al Comune (in concessione o in proprietà) nei prossimi mesi e aggiungersi così alle recenti 'acquisizioni': la rocca di Sparafucile e i fortini di Frassine e Fossamana. Ma ci sono altri luoghi di proprietà demaniale che sono in forte stato di degrado o rischiano di diventarlo. Alcuni poco conosciuti, anche se talvolta sotto gli occhi di tutti. Come la chiesetta sconsacrata di via Acerbi (all'incrocio con via Giulio Romano), che molti forse ricordano solo come l'angolo dove fino a pochi anni fa c'era una caratteristica edicola di giornali all'aperto. In quell'edificio fino a poco tempo fa c'era il salone espositivo di un antiquario che aveya anche proposto un piano di restauro (a proprie spese) che aveva già ottenuto l'ok dell'ente preposto. Ma il padrone di casa, il demanio (allora era l'agenzia del territorio di Bergamo, divenuta nota per il lungo braccio di ferro col Comune per Sparafucile), non aveva risposto alla richiesta d'autorizzazione (nemmeno per bocciare la richiesta). Lo stabile, che si trova tra appartamenti del demanio e vecchi palazzi recuperati (ad esempio come archivio del Comune) resta questa ex chiesa del tutto inutilizzata. Un altro esempio di bene demaniale dimenticato si trova dietro piazza dei Mille, nell'area della chiesa di santa Paola. E' un edificio (originariamente parte del monastero utilizzato poi come caserma) in rovina visibile dal cortile del locale circolo Arci. Andrebbe ristrutturato e, invece, è lasciato al suo degrado. E, infine, c'è piazza Filippini con le sue buche ma anche con un antico palazzo in rovina di proprietà dello stato popolato solo da piccioni.