Lo chiamano contributo, ma rischia di essere un nuovo tributo. L'idea, lanciata dal Campidoglio a mezza estate, per rimpinguare le magre casse capitoline con una tassa che ricorda la vecchia imposta di soggiorno abolita nel 1989 è stata subito avversata da albergatori e commercianti. Il meccanismo proposto è semplice: un euro a notte per ogni stella dell'albergo in cui si risiede. Potrebbe fruttare trenta milioni di euro l'anno da destinare alla manutenzione e al rinnovamento dei beni Culturali, che costituiscono la principale attrazione della nostra città. Ciò del resto accade, aggiungono i proponenti, in Francia Spagna e Germania, senza particolari obiezioni. Non mi addentro nei meccanismi della riscossione, che sappiamo essere nel nostro paese difficili e farraginosi e lascio il rompicapo agli esperti di scienza delle finanze. Il centro del problema è far crescere ancora un turismo che tira, motivandolo e allargando la sua composizione sociale. Ai commercianti e agli esercenti che obiettano, vorrei chiedere un maggiore impegno nel non divorare le zone più pregiate del centro storico, trasformate in mercati o in fast food a cielo aperto. Ai responsabili del Comune, un'azione che punti a un deciso miglioramento della qualità dei servizi, che lasciano spesso a desiderare. Guardiamo i trasporti: chi ha avuto, in questo periodo non massacrato dal traffico, la tentazione di lasciare la macchina sotto casa se ne è pentito subito. Pesanti attese per un bus, in qualche caso superiori a quelle suggerite dai tecnotabelloni, e consentite dalla Carta Comunale dei Trasporti. Trentacinque minuti per le corse ordinarie, quindici per le Express: una scommessa col tempo che non aiuta l'utente urbano a riconciliarsi con il mezzo pubblico. Peccato. L'estate poteva essere l'occasione per sperimentare nuove soluzioni, con linee diverse e percorsi più brevi e puntuali. L'alternativa privata non esiste: auto bianche rare e costose. I benefici effetti della rivoluzione Bersani e del compromesso Veltroni si vedranno con il tempo. L'appeal di una città si gioca sulla qualità dei servizi. La loro efficienza garantisce il flusso di spostamenti e commerci, incoraggia il turismo dei molti che, nel planetario degli hotel, si accontentano di due o tre stelle. Per l'Ostello del Foro Italico (quante stelle?) estate da tutto esaurito. Presenze di giovani in aumento, prezzi modici, luogo accogliente, ma posti purtroppo limitati. Nella settimana di ferragosto gli aeroporti romani, smentendo le catastrofiche previsioni dell'«effetto Londra», hanno toccato record di partenze e arrivi, segno della straordinaria vitalità turistica di questa città-calamita. Persone che pur di incontrare Roma non si lasciano scoraggiare dai tanti handicap. Le vacanze romane conservano il loro fascino: perché applicare il tassametro?