VENEZIA. Lui, Angelo Terruzzi, è pronto ad aprire a Roma, dove il Comune, nei giorni scorsi, ha già fatto conoscere il proprio interesse per una collezione da 500 milioni di dollari. Il critico-assessore, Vittorio Sgarbi, che ha seguito la vicenda sin dall'inizio, sogna per la «sua» Milano i Tintoretto e i Tiepolo punte di diamante di un patrimonio «superiore a quello di Ca' Rezzonico». Lei, Venezia, accusata di aver sbattuto la porta a un'occasione culturale come non ne capitavano «dalla stagione degli Agnelli a Venezia e di essersi lasciata sedurre dalla paccottiglia di Pinault», ora che tutto sembra perduto e che il ministro Rutelli ha aperto una corsia preferenziale per la Capitale, «rivendica» per sé i quadri e i beni della collezione del finanziere. «Credo che il ministro Rutelli dovrebbe aprire alla possibilità per Venezia di accogliere la collezione Terruzzi ha detto ieri l'assessore alla Produzione Culturale Luana Zanella ne parlerò col sindaco: il Comune sarebbe ben contento di essere della partita, così come lo era anche prima (con Palazzo Grassi, ndr) dove si è chiusa per motivi logistici. Non credo che Rutelli ne farà un discorso campanilistico». Rutelli forse no, ma Roma sì e il Campidoglio, visto avviato nei giorni scorsi l'iter per una mostra o al Vittoriano o a Palazzo Venezia di parte della collezione, si è subito fatto avanti. Del resto il clima in laguna non è più stato favorevole a Terruzzi da quando l'affare di Palazzo Grassi sfumò a poche ore da un brindisi nelle sale del Casinò: «Si è pagato uno snobismo culturale. Non c'è stata nessuna voglia di andare avanti a Venezia. Allora, meglio andare altrove», spiega con rammarico Annalisa Scarpa, storica dell'arte e curatrice della collezione. Sgarbi è ancora più chiaro: «E' l'errore più grave fatto da Venezia negli ultimi cinquant'anni. Prima c'era stato Barbantini con Ca' Rezzonico, poi Cini con la sua collezione, poi gli Agnelli. Venezia ha rinunciato a Tiepolo, Tintoretto, Ricci: l'avevo proposta a Veltroni, poi è stato Rutelli a cercarmi». Ora Sgarbi non vorrebbe pentirsene perché quella collezione fa gola a Milano: «Abbiamo edifici adatti, da Brera a Palazzo Citterio. Certamente Rutelli e stato meno miope della politica veneziana». L'accusa dell'assessore di Milano è gravissima: «Si sono comportati da figurine provinciali. Si sono fatti incantare da Pinault e non hanno capito che Terruzzi offriva un patrimonio culturale superiore a Ca' Rezzonico. Non dò la colpa a Cacciari, che si è trovato l'affare di Palazzo Grassi già fatto, ma a chi c'era prima di lui». Qualche passo, in realtà, Venezia nei mesi scorsi l'aveva fatto. Il tramite era stato l'ex assessore alla Produzione Culturale Sandro Parenzo che aveva avviato un dialogo con la Rai per la cessione a Terruzzi di Palazzo Labia. La Rai aveva mostrato l'interesse a trasferire nelle aree da bonificare di Porto Marghera parte dei suoi studi ospitati in centro storico e qualche contatto romano era stato mosso. Poi tutto congelato. Nel frattempo, nella partita di «scambi» di palazzi, si era pensato a Terruzzi anche per Ca' Corner della Regina: il finanziere avrebbe dovuto restaurarlo, in cambio avrebbe avuto l'ex sede dell'Asac in comodato. Ma l'ipotesi ha retto una settimana. E anche meno, una volta letto il bando, è durata l'idea che Terruzzi potesse portare i suoi beni a Punta della Dogana: quel bando parla troppo chiaro e tondo di arte contemporanea per lasciare aperto qualche spiraglio al finanziere. Ora che i Tiepolo e i Canaletto potrebbero prendere la via di Roma, però, Venezia fa i conti con una rinuncia forzata a un patrimonio artistico rappresentativo del proprio passato. Il sindaco Cacciari, subito dopo le elezioni, aveva dichiarato di voler trovare uno spazio adeguato alla collezione Terruzzi dopo il fallimento dell'operazione Palazzo Grassi. Ma i contatti si sono fermati più di un anno fa. E nel frattempo Roma ha lavorato.
Venezia non accetta lo sgarbo. Terruzzi e Rutelli ci ripensino
Il critico-assessore Vittorio Sgarbi sostiene che la città di Venezia ha sbattuto la porta a un'occasione culturale importante con la collezione di Angelo Terruzzi, che vale 500 milioni di dollari. Sgarbi accusa la città di aver lasciato che il finanziere avesse la possibilità di trasferire i suoi beni a Roma, dove il Comune ha già mostrato interesse per la collezione. L'assessore alla Produzione Culturale di Milano, Luana Zanella, ha detto che il ministro Rutelli dovrebbe aprire la possibilità per Venezia di accogliere la collezione.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo