Roma batte Venezia. Parlando di calcio, tale risultato sarebbe assolutamente scontato data l'enorme differenza di potenziale tra le due squadre. Il dramma è che il campo di riferimento non è quello sportivo, ma quello culturale. E qui il discorso comincia a farsi un tantino antipatico perché dopo gli ultimi incontri tra il ministro ai Beni culturali Francesco Rutelli (tra l'altro ex sindaco di Roma) e il finanziere "re del nickel" Guido Angelo Terruzzi pare che quest'ultimo stia propendendo per collocare ed esporre nella capitale la sua sterminata collezione d'arte, ritenuta dagli esperti la seconda più importante d'Europa. Sei Canaletto, cinque Carlevarijs, circa 15 Tintoretto e poi Bellotto, Giordano, Reni, Tiepolo. In tutto oltre quattromila pezzi mai esposti di pittura antica e mobili pregiatissimi che appartennero a pontefici, re e principi. E pensare che inizialmente Terruzzi aveva scelto Venezia come sede permanente della collezione, valutata (si dice per difetto) 500 milioni di dollari. La sede cui aveva pensato era palazzo Grassi, messo in vendita dalla Fiat. Lo scorso anno, dopo che il Casinò firmò il preliminare d'acquisto per l'edificio ci fu una trattativa proprio con Terruzzi, che però si arenò in aprile dopo che emerse che era in corso anche una trattativa con il magnate francese François Pinault. Da allora, era l'aprile 2005, non si parlò più di nulla. Negli ultimi giorni, però, la visita di Rutelli in Liguria, accompagnato da Vittorio Sgarbi (che è anche assessore alla cultura di Milano) ha riacceso l'interesse. I risultati, intanto, non si sono fatti attendere: il Vittoriano ospiterà presto una mostra temporanea di parte della collezione Terruzzi e poi si vedrà. Roma ha fatto capire di essere interessata ma anche Milano non è da meno. E Venezia? «Da quando è naufragata la trattativa per palazzo Grassi - spiega la storica dell'arte e curatrice della collezione Annalisa Scarpa - non ci sono stati più contatti, a parte un'apertura del sindaco, peraltro apprezzata, subito dopo il suo insediamento. Dopo qualche "pour parler" tutto è rimasto nell'aria , senza che fosse colpa di nessuno. A Venezia, d'altronde, non c'è nessuna struttura analoga a palazzo Grassi come prestigio e cubatura». Nessun interesse c'è poi stato per la ristrutturazione e la gestione di punta della Dogana, che dovrebbe diventare sede di un'esposizione permanente di arte contemporanea. Sul fatto che la città abbia fatto poco per assicurarsi la presenza della collezione Terruzzi e dei suoi Canaletto, il direttore dei Musei civici non è d'accordo. «Non c'è mai stata una proposta in questo senso - spiega Giandomenico Romanelli - se arrivasse una proposta concreta, credo che gli spazi di manovra siano ancora ampi. Insomma credo che riaprire i giochi sia possibile, anche se la decisione alla fine non spetta a me, ma per questo è necessaria una volontà che al momento non si coglie».