«Come mai Viterbo sbatte la porta in faccia ai turisti?». Se lo chiede Giuseppe Occhini, dell'associazione culturale ArcheoTuscia, particolarmente attivo negli ultimi anni per l'istituzione di parchi cittadini (Arcionello, fosso Luparo) in aree immediatamente a ridosso delle mura. La domanda scaturisce dall'esperienza vissuta nel giorno di Ferragosto. «Ero a Ferento. Una ventina di turisti italiani e stranieri - racconta - stazionava davanti il teatro. Sono delusi e disgustati nel constatare che il sito archeologico non è accessibile ed è in gran parte coperto da rovi ed erbacce». Poco dopo, altri arrivi, altre proteste. «Si sono fermate due auto di turisti tedeschi. Scende un'anziana signora che parla assai bene la lingua italiana. Spiega di avere tentato di raggiungere il famoso abitato etrusco di Acquarossa ma inutilmente a causa della vegetazione che ormai ricopre tutto. Non basta, perché si era poi recata alla vicina fonte ferruginosa, constatando che non esiste più e che il luogo (qualche anno fa ripulito da Legambiente, ndr) è stato trasformato in discarica. E' risalita in macchina e se ne è andata. Inutile spiegare che secondo alcuni Viterbo e città d'arte e di cultura». Fin qui il racconto di Occhini. Dettato, per singolare coincidenza, in concomitanza con l'apparizione, sui magazine allegati ad alcuni quotidiani, della pubblicità di una famosa casa vinicola che ha scelto come "location" proprio Ferento. In calce alla pagina si ringraziano la soprintendenza per i Beni archeologici del Lazio e l'azienda di promozione turistica (Apt) di Viterbo che si presume si sono fatti certamente in quattro per garantire l'apertura di un luogo altrimenti off-limits ai comuni turisti. C.M.P.