CARLA Enrica Spantigati è la nuova soprintendente di Brera. Assumerà l'incarico i primi di settembre, mantenendo anche la direzione dei Beni artistici torinesi, che ricopre dal '95. Un incarico ad interim quello milanese, che dovrebbe scadere a fine 2007, quando è previsto le succeda il vincitore del concorso per dirigenti del Ministero che si sta svolgendo in questi mesi a Roma. Ma il condizionale è d'obbligo, perché la sua nomina potrebbe divenire definitiva. Nata ad Alessandria, Spantigati ha sempre operato in Piemonte. Direttore scientifico dal 2004 del Centro di restauro della Venaria, è impegnata nel completamento del recupero di quella reggia e nel trasferimento della Galleria Sabauda a Palazzo Reale. «Ho saputo della nomina a fine luglio, poco prima di partire per le ferie: ne sono soddisfatta oltre che onorata, la ritengo un riconoscimento di quanto ho portato avanti finora» dice Spantigati.. Non troppo spaventata, sostiene, dalla mole di lavoro che l'attende: «Per il momento tengo tutto, Milano e una aggiunta a Torino, ma che aggiunta... Da tempo intrattengo ottimi rapporti con gli ambienti milanesi e conosco il tessuto culturale della città, ho molta voglia di confrontarmi sulle sue realtà, dai musei ai grandi progetti. Certo, potrebbe sembrare impossibile occuparsi di tutto, ma si tratta di un impegno soprattutto sul metodo e sulle scelte operative. Potrò contare poi su collaboratori e personale qualificato in entrambe le città». Spantigati giunge a Milano dopo una serie di soprintendenti rimasti in carica per poche stagioni. Da Bruno Contardi a Caterina Bon Valsassina, Maria Teresa Fiorio, fino alla reggente Luisa Arrigoni, tutti si sono confrontati con l'antico progetto della Grande Brera, con l'esigenza di potenziamento e ampliamento di una delle prime pinacoteche italiane. Al 2004 risale un protocollo d'intesa tra i ministeri dei Beni culturali e dell'Istruzione per il trasferimento di parte dell'Accademia di Brera alla Bovisa e l'utilizzo da parte di quest'ultima di Palazzo Citterio, per permettere alla Pinacoteca di acquisire nuovi spazi. Ma al momento i giochi sono ancora aperti, anche per l'opposizione di una parte dei docenti dell'Accademia. Come intende affrontare questa spinosa questione? «Mi è difficile pronunciarmi oggi, ne saprò di più quando mi sarò insediata nel nuovo ufficio. Posso solo dire fin d'ora che se i due istituti hanno convissuto in anni lontani, le esigenze oggi sono diverse. È indispensabile una riqualificazione degli spazi, per l'accoglienza e i servizi; tra le priorità vi è quella di esporre nella Pinacoteca un maggior numero di opere. La coabitazione diviene allora problematica e penalizzante per entrambi. I progetti messi a punto finora sono mirati a dare maggiore visibilità e sviluppo sia all'uno che all'altro istituto. Certo, io sono la soprintendente e in primo luogo penserò alla Pinacoteca, che non può essere mortificata e sacrificata». Brera, aggiunge Spantigati, rappresenta la questione principale ma non certo l'unica. «Ci sono le altre strutture milanesi, dai Musei civici al Poldi Pezzoli, oltre ai progetti sul contemporaneo e alla tutela sul territorio». Ma come si dividerà tra le due realtà? «Il desiderio è di riuscire a contemperare le esigenze delle due diverse sedi occupandosi di progettazione, responsabilità, garanzia di un'attività di soprintendenza nel vero senso della parola. Ci saranno anche progetti comuni: il Centro di restauro di Venaria è il principale del Nord Italia e potrà divenire punto di riferimento anche per la Lombardia».