C'era una volta la tassa di soggiorno. Gli albergatori l'hanno sempre considerata un'imposta famigerata e nel 1989, dopo 79 anni di onorato servizio, riuscirono a mandarla in pensione. Allora non era sbagliato definirla un inutile balzello: il gettito finiva nei mille rivoli che alimentavano gli enti locali e serviva a contribuire al pagamento degli stipendi dei dipendenti delle Province. Ma non che fosse un'assurdità. In Francia, per esempio, c'è da un secolo e nessuno si sogna di abolirla. Semplicemente, in Italia quell'imposta non ha mai assolto alla propria funzione: quella di una tassa di scopo. Forse anche per questo gli albergatori si sono sempre opposti alla sua reintroduzione. Incomprensibili, invece, sono le violente proteste che hanno scatenato i commercianti contro la proposta del Comune di Roma di applicare una imposta sulle presenze turistiche. Che dovrebbe essere appunto, al contrario della vecchia imposta di soggiorno, proprio una tassa di scopo. Le loro motivazioni? Si tratta di una «gabella medioevale» che scoraggerebbe i turisti, come se cinque euro in più al giorno per chi alloggia in un hotel a cinque stelle fossero un elemento decisivo per convincerli a non venire a Roma (Roma, non Gros-seto, con tutto il rispetto per Grosseto). Il presidente degli albergatori romani è arrivato a dire che «a Roma c'è già la tassa di 200 euro al giorno che i torpedoni pagano per entrare in centro»: come se l'inquinamento e l'aggravio al traffico che quei mezzi producono, a danno della vivibilità della città anche per gli stessi turisti, non avesse un prezzo. Non prendiamoci in giro: la fortissima crescita del turismo a Roma, se è un fattore positivo per l'economia, sta cambiando il volto della città. E certamente non in meglio. In alcune zone del centro è diventato praticamente impossibile camminare, e strade una volta bellissime sono state trasformate in mense a cielo aperto che costringono i passanti a faticosi slalom fra i tavoli di pizzerie improvvisate. Ma soprattutto, servizi che già per varie ragioni non possono considerarsi al top dell'efficienza, come il trasporto pubblico, sono sempre più in sofferenza. Per non parlare della pulizia delle strade del centro storico dove passano ogni giorno decine di migliaia di turisti. Tutto questo non ha un costo per la città? E chi deve pagarlo? I cittadini che del turismo subiscono solo le conseguenze negative, oppure non chi quel costo lo determina, o chi dal turismo ricava degli utili? Con quei 30 milioni all'anno forse qualche linea di autobus funzionerà meglio e magari le strade del centro saranno anche più pulite. È questo lo scandalo?