Scatta l'operazione Circo Massimo: il Comune e la Sovrintendenza hanno deciso di mostrare a tutti com'era veramente quell'area. Il più grande edificio per lo spettacolo di tutti i tempi (poteva contenere oltre 300mila persone) è interessato da un progetto di riqualificazione ambientale e di valorizzazione delle emergenze archeologiche proposto da Zètema. Il primo finanziamento di 3 milioni e 100mila euro interessa un primo lotto di lavori. Il progetto definitivo è stato completato ed è in attesa dell'approvazione, a settembre, da parte della conferenza dei servizi di Roma capitale. «Prevede la sistemazione e la valorizzazione di aree diverse, successivamente la pedonalizzazione di via dei Cerchi», spiega l'assessore capitolino Gianni Borgna. «Già nel 2007 possono partire i lavori nell'area così strettamente collegata alle origini di Roma». Venti i mesi di lavoro previsti. Atlantide misteriosa, sommersa dall'acqua, protetta dalla terra, il Circo Massimo è lì sotto, nel cuore di Roma. E' il luogo dove Romolo litigò con Remo, dove si svolse il ratto delle Sabine durante una gara di corse di carri, e dove più volte la Storia si è data appuntamento. Purtroppo non basta la fantasia di ognuno di noi a colmare certi vuoti. Non bastano anche se aiutano, le ricostruzioni dei registi, gli studi degli archeologi, le carte degli antichi. Il mistero resta, e fitto, sul Circo Massimo. E anche se ora ha assunto un'altra veste - di aggregazione, di spazio verde all'aperto - il Comune e la sua Sovrintendenza non ci hanno messo una "pietra sopra". Hanno lo stesso deciso che è il momento di mostrare a tutti com'era veramente quell'area. Il più grande edificio per lo spettacolo di tutti i tempi (lungo 600 metri e largo 150, poteva contenere oltre 300mila persone). Ambizioso ma realista, il progetto di riqualificazione ambientale e di valorizzazione delle emergenze archeologiche del Circo Massimo lavorato da Zètema e voluto dagli assessorati alle Politiche culturali e alle Politiche del territorio, dalla Sovrintendenza comunale ai beni culturali e dall'Ufficio città storica. Il primo finanziamento di 3 milioni e 100mila euro riguarda un primo lotto di lavori. Il progetto definitivo è stato completato ed è in attesa dell'approviazione, a settembre, da parte della conferenza dei servizi di Roma capitale. «Prevede la sistemazione e la valorizzazione di aree diverse, successivamente la pedonalizzazione di via dei Cerchi», spiega l'assessore capitolino Gianni Borgna. «Sbloccati i fondi, entro fine anno, massimo inizio 2007 possono partire i lavori nell'area così strettamente collegata alle origini di Roma». Venti i mesi di lavoro previsti, tutto pronto per fine 2008. Quello realizzato da Zètema è un progetto diviso in lotti (in base anche alle successive disponibilità economiche e agli intenti politico-culturali) ma che già nella sua prima fase risulta di grande valenza. L'intenzione è quella di restituire un'importanza monumentale e archeologica a un'area, a cui è rimasta soltanto la veste di parco urbano. Devastato più volte dagli incendi, costantemente restaurato, ricostruito (la fase a cui appartengono le strutture in laterizio visibili è quella degli ultimi spettacoli organizzati da Totila nel 549 d.C.). Dopo le invasioni barbariche, il Circo Massimo diviene un'area agricola e da allora più o meno rimane così (per un periodo accoglie anche un piccolo cimitero). Solo negli anni '30, una serie di interventi di scavo e sventramenti nell'area dei Fori e del Circo Massimo, mettono in luce, una parte dell'emiciclo e i resti dell'Arco di Tito. Da allora, nuovo stop. «Né si è più portato avanti uno scavo sistematico dell'area, che è un lavoro complicatissmo visto che a 11 metri c'è la falda acquifera - ancora Borgna - neanche si è pensato di sistemare e valorizzare quanto già emerso, per farne mèta di visite guidate, nell'esedra verso Porta Capena e nell'area di via dei Cerchi». Ecco, questi lavori ripartono da lì, dagli anni '30. «Perché il giorno che si riesce a valorizzare il Circo Massimo come monumento ha senso anche la pedonalizzazione di Via dei Cerchi». Obiettivo: creare un legame almeno visivo tra l'area archeologica del Circo Massimo e il Palatino. «Un percorso già di per sè affascinante. Sullo sfondo resta l'idea di uno scavo sistematico del'area, molto ardita e complicata. Potrebbe essere una seconda fase degli interventi. Ma ci vorrebbero molto denaro e il pieno sostegno scientifico dei beni culturali. Finora quello della Soprintendenza di Stato non c'è stato ma adesso con Rutelli ministro, le cose possono cambiare. Lo devo incontrare, potrebbe nascere un nuovo interesse da parte dello Stato, quando era sindaco sembrava affascinato dall'idea». Gli studiosi hanno ben chiare le varie fasi dell'intervento. «Il primo lotto di lavori riguarda l'emiciclo verso Porta Capena - interviene l'architetto Guido Ingrao di Zètema - un'area di scavo archeologica ancora da indagare. Ci sono tracce importanti da portare alla luce, degli spalti intorno al circo e dell'Arco di Tito. Riposizioneremo anche la recinzione esistente all'interno, raccordando i 4 metri di dislivello tra piano campagna e piano archeologico, con due pendii. Pure la recinzione esterna sarà sostituita da un'altra che sottolinei la curvatura dell'emiciclo e non più quella del marciapiede». E ancora: la spina al centro, sarà riconfigurata in modo corretto, dov'era l'originale (che sta sotto, a dieci metri di profondità, ed era il muro intorno al quale correvano le quadrighe) e messa in maggiormente in luce, a dividere l'antica pista in due corsie. Non una rivoluzione ma una serie di dettagli importanti. «Cerchiamo - riprende Ingrao - di restituire le giuste spazialità, di rendere leggibile quello che oggi si è perso, senza perdere uno dei pochi parchi urbani rimasti nel cento storico. E' un'operazione di carattere evocativo, allusiva, non filologica. Per restituire dignità al luogo». Il secondo lotto di interventi prevede la rimodellazione del terreno, il restauro, la musealizzazione (solo per gli scavi di Porta Capena). E la pedonalizzazione di via dei Cerchi: si potrebbero anche realizzare dei piccoli sottopassi per favorire visite integrate tra Palatino e Circo Massimo. La Sta, a questo proposito, sta studiando il modo migliore per riorganizzare la circolazione a valle e a monte del Circo. Anche perché sarà pedonalizzata anche piazza Bocca della verità, su un lato di Santa Maria in cosmedin». La Torre della Moletta, infine: recuperata anch'essa, diverrà un centro visite. «Rimettiamo in moto un'area ferma da anni, e questo è un primo possibile assetto», chiude Ingrao. Il terzo lotto, manco a dirlo, prevede «ulteriori scavi». Un'area archeologica tutta da scoprire, ammette il soprintendente comunale ai beni culturali, Eugenio La Rocca: «Partiamo dalla parte curva, la meglio conservata. Cercheremo di mettere in luce le fondazioni dell'Arco di Tito, frammenti sono ancora lì». Più impervio ma entusiasmante, il progetto che prevede ulteriori scavi. «Si tratta di un terreno molto profondo quello dove sorgeva la Valle Murcia, e ora coperto dall'acqua (nell'antichità un torrente correva lungo via Terme di Caracalla e sfociava nel Tevere). Sappiamo ancora molto poco del Circo Massimo, manca tutta la documentazione, si troverebbero elementi straordinari. Ma sarà molto difficile continuare lo scavo. Bisognerebbe creare una serie di trincee molto profonde, per arrivare a 10 metri di profondità, canalizzare ogni volta tutta quell'acqua e cambiare completamente la situazione idrogeologica dell'area. Uno scavo costosissimo... Ci sono cose più urgenti: la sistemazione dei Fori Imperiali, del Colle Oppio». E' questo, anche il pensiero del ministro per i Beni culturali, Francesco Rutelli: «Prima le emergenze. E le emergenze sono altre. Ho un dossier per ogni monumento...». Come a dire, le nostre fantasie sul Circo Massimo possono prendere ancora le forme più disparate. Tanto lui aspetta lì, sotto uno strato di terra e uno di acqua.
Il Messaggero
21 Agosto 2006
Operazione Circo Massimo
RA
Raffaella Troili
Il Messaggero
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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