Sono in crescendo gli studenti di architettura che abbandonano i temi classici dell'architettura per accostarsi a quelli più vicini alla salvaguardia del pianeta. Sono giovani che piuttosto che lasciarsi sedurre dalle lusinghiere proposte avanzate da un settore sempre più orientato verso il profitto globalizzato come quello delle costruzioni, decidono di offrire le loro conoscenze acquisite in architettura per contribuire a rispondere cencretamente ai tanti appelli lanciati da organizzazioni umanitarie. Come l'Unesco, ad esempio, che da anni organizza concorsi di progetti low-cost, soluzioni a basso costo, destinate alle popolazioni povere che vivono in contesti territoriali estremi. L'intento è quello di attrarre l'attenzione di studenti e docenti delle scuole di architettura di tutto il mondo verso le emergenze abitative dei popoli maggiormente colpiti dai disastri naturali. Come le frequenti inondazioni delle sponde della cittadina di Wuhan nel centro della Cina da parte del terzo fiume più lungo al mondo: lo Yangtze. Disastri che colpiscono soprattutto le popolazioni che non disponendo di un reddito tale da consentire di vivere in modo più sicuro nei grandi centri, si stabiliscono in luoghi spesso inospitali e pericolosi ed esponendosi alla folle furia degli elementi naturali e umani. Si stima che negli ultimi secoli, a causa di maremoti, terremoti, alluvioni, inondazioni, tempeste, le vittime di disastri nel mondo siano state circa 7.500.000, di cui più della metà di queste, 4.800.000, nella sola Cina. Uno di questi progetti low-cost realizzato a Palermo è "Bamboo House". Si tratta di una casa in bambù realizzata dall'architetto Carmela Taormina secondo il modello della capanna tradizionale cinese, corredata di tutto punto e finalizzata a risolvere le emergenze abitative dopo una inondazione. Il modellino in scala ridotta è stato presentato all'interno della Facoltà di architettura di Palermo insieme ad altre tesi montate su grandi pannelli che illustravano altri temi un po' più classici dell'architettura contemporanea. Fra gigantografie di studi "compositivi" e "urbanistici", poggiato su un tavolo sopra il suo mucchietto di sabbia spiccava il modellino tridimensionale della casa in bambù di Carmela Taormina. Cosa ci facesse un modellino di casa in bambù, curatissimo nei suoi minimi particolari, fra ponti avveniristici, grattacieli urbani, complessissimi recuperi storico monumentali, ultramoderni oggetti di designer industriale e mappe satellitari di pianificazione territoriale strategica, lo spiega la stessa progettista: «Creare una Bamboo House dice Carmela Taormina è stato possibile grazie alla stretta collaborazione tra due dipartimenti universitari, quello di Palermo del professore Giuseppe De Giovanni e quello di Milano del professore Marco Imperadori. Una ricerca incoraggiata anche grazie al premio vinto da due architette siciliane Anna Scriminaci e Valentina Bonfanti per la loro tenda per i nomadi del deserto del Sahara, e del quale si è occupato il vostro giornale». Ma perché architetti siciliani si interessano a temi appartenenti a terre e popoli lontani? «Il tema dell'emergenza ormai non è più solo un problema siciliano ma globalizzato, basta pensare alle immagini trasmesse da tutto il mondo dalla televisione. In futuro, penso, che gli architetti dovranno cominciare ad uscire dai propri limiti territoriali e culturali in cui sono stati confinati e cominciare collaborare con altri popoli e altre culture sui temi della protezione civile. Con questo progetto abbiamo voluto sottolineare che oltre ai containers di lamiera e baraccopoli di cartone e a ogni improvvisazione che segue un disastro, è possibile pensare anche a progetti low-cost, magari firmati Palermo-Milano e realizzati con canne di bambù cinese». Adesso Bamboo-House è all'attenzione di un gruppo di studiosi francesi e cinesi che ne hanno apprezzato le innovative tecniche costruttive. Adesso il rischio è che se la Sicilia, anch'essa spesso in balìa della "furia degli elementi" non trarrà lezione dal percorso seguito da questi giovani, andrà a finire che questi sforzi migreranno, come già tanti altri, verso posti dove sono maggiormente apprezzati.
ARCHITETTI SULLA VIA DELLA CINA
Studenti di architettura stanno abbandonando i temi classici per accostarsi a quelli più vicini alla salvaguardia del pianeta. Sono giovani che decidono di offrire le loro conoscenze per contribuire a rispondere ai tanti appelli lanciati da organizzazioni umanitarie. Un progetto low-cost realizzato a Palermo è "Bamboo House", una casa in bambù creata dall'architetto Carmela Taormina. Il progetto è stato realizzato con la collaborazione di due dipartimenti universitari e ha ricevuto l'attenzione di studiosi francesi e cinesi. Il progetto vuole sottolineare che è possibile pensare a progetti low-cost per risolvere le emergenze abitative dopo un disastro.
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