Nel corso dell'ultimo mese, in due circostanze, sono emerse valutazioni non del tutto coincidenti tra i sindaci di Campiglia, Piombino e la dirigenza della Società dei Parchi sulla gestione del patrimonio archeologico e naturalistico affidato alla Spa. La prima a seguito di uno dei continui scoppi di mine della cava di Campiglia, a ridosso del Parco di San Silvestro. Il sindaco di Campiglia, in risposta alle varie proteste circa la coesistenza della cava e del Parco di S. Silvestro, sostenne che: «cava e Parco possono coesistere tranquillamente come è avvenuto da anni e quindi non ci sono problemi per continuare ad andare avanti». La seconda è di questi giorni e riguarda la gestione delle aree di parcheggio, in particolare Baratti e Costa est, a seguito delle lamentele dei turisti e (forse) di una gestione non proprio ottimale da parte della Società dei Parchi. In questo secondo caso c'è però anche il fattore economico, cosa molto più importante, che ha portato il sindaco di Piombino a riconsiderare l'affidamento dei parcheggi alla Società dei Parchi e ad ipotizzare una gestione diretta da parte del Comune. A questo punto mi permetto di richiamare l'attenzione dei lettori e dei residenti della Val di Cornia a riflettere su un punto, a mio parere fondamentale. Perché i cittadini residenti in Val di Cornia devono continuare a sobbarcarsi gli oneri della Società dei Parchi vita natural durante? Non si potrebbe invece affidare il patrimonio culturale e ambientale allo Stato o alla Regione e chiederne poi l'affidamento per la sola gestione? L'ipotesi, se attuata, oltre a non modificare la realtà di una virgola consentirebbe ai sindaci dei due Comuni più direttamente interessati, Piombino e Campiglia, a rispettare in tutta tranquillità il patto di stabilità dei rispettivi bilanci per almeno i prossimi dieci anni, dal momento che detengono i due terzi del patrimonio archeologico e ambientale che ammonta a oltre 16,4 milioni di euro. Inoltre noi residenti della Val di Cornia non continueremmo a sobbarcarci ogni anno il ripianamento dei debiti della Società, che mediamente ammonta al 30 per cento del bilancio, risultato ritenuto un merito e un vanto come più volte sostenuto dall'amministratore delegato della Società. I turisti e i visitatori dei parchi, dei musei e delle aree archeologiche continuerebbero ugualmente a crescere, indipendentemente dal fatto che il patrimonio sia dei Comuni, dello Stato o della Regione. Se al contrario il possesso e la gestione dei beni culturali e ambientali rappresentano il fiore all'occhiello (se pure appassito) degli amministratori locali, a noi cittadini (forse) non interessa un fico secco! L'unica cosa che conta è che esistano e siano gestiti al meglio possibile, senza più oneri a nostro carico. Mario Valentini (Venturina)