ASSESSORE Nicola Oddati, si sente responsabile di un'estate culturalmente dimessa? Nicola Spinosa dice che la città è soporifera e che amici e turisti in visita a Napoli la sera sono sull'orlo della depressione. «Non voglio dargli tutti i torti. 10 stesso alla presentazione del programma avevo detto, pur rivendicando la qualità di ciascun appuntamento, che poteva apparire una stagione sottotono... «. Però... «Però, anche se Spinosa è intellettuale noto per la sua vivacità e da me stimato, devo ribattergli che il discorso è ampio e più complesso. E intreccia distinte responsabilità». Sta scaricando su altri, assessore? O apre un'altra polemica? «Non c'è alcun bisogno di polemiche. Intravedo però un nodo che si può sintetizzare con una domanda, e ho l'onestà di porla all'inizio di questo mio mandato. Il quesito è: chi traccia la politica degli eventi e dei cartelloni in questa città, Comune, Provincia o Regione? Tutti e nessuno. Ovvero, diversi assessorati anche all'interno della stessa giunta e magari in concorrenza bonaria tra loro. E questo fa bene alla cultura? No, questo moltiplica i centri di spesa e quindi anche i centri di interesse, in senso lato». Oddati, assessore diessino alla Cultura e al Lavoro, tirato in ballo dalla polemica con cui il soprintendente Nicola Spinosa demoliva l'altro giorno appuntamenti e politica culturale di questa estate partenopea, fai! "mea culpa", ma mette anche il dito nella piaga di vecchi e nuovi conflitti da risolvere. E nel ruolo tenacemente perseguito di "voce critica" interna alla Quercia, Oddati pone una questione che negli ultimi anni ha attraversato latente i vari settori degli enti locali che si occupano di spettacolo, teatro, musica e cartelloni di stagione. Risorse sono ripartite in troppi rivoli e troppi titolari? «Per tornare al discorso che faceva Spinosa, nel suo paragone con la migliore e più attraente offerta di Roma. Gli eventi culturali di Roma chi li decide? Secondo me, il sindaco Veltroni con l'assessore alla Cultura. Non il presidente della Regione Marrazzo». Sta dicendo che sulla cultura in città c'è la regia di Bassolino? «Ma no. Bassolino con la Regione ha avuto grandissimi meriti nella realizzazione di attrattori permanenti, come il Museo Madre, e quello è il suo ruolo. Per il resto, chiedo che ci sia una ripartizione dall'alto verso il basso. Non ho problemi nel dire che il sistema finora adottato andrebbe modificato: i fondi della cultura devono andare dalla Regione alle Province. E dalle Province ai Comuni. E poi il Comune decide. Da noi non accade così. Ciascun assessore, o più assessori del Comune o di altri enti decidono, avviano, mettono in cartellone. E ovviamente ciascuno sceglie secondo un proprio centro di interessi, anche in senso lato». Lei dice: una Babele. «Il rischio è che le tante iniziative, anche di qualità, confluiscano in un mare in cui non si percepisce più quale sia l'impostazione unitaria. Quale sia, appunto, la politica culturale che ispira cri-teri e scelte. Così si coltiva lapoli-tica "delle sette chiese", della moltiplicazione dei centri di spesa. E questo non fa bene alla qualità e all'identità di una metropoli culturalmente robusta». (conchita sannìno)
Accusa di Oddati su eventi e cultura "Troppi assessori, manca una linea"
L'assessore Nicola Oddati di Cultura e Lavoro di Napoli risponde alla critica di Nicola Spinosa, soprintendente del Museo Archeologico Nazionale, sulla politica culturale della città. Oddati sostiene che la responsabilità della politica culturale non è solo di un solo ente, ma di diversi assessorati e enti locali. Egli propone una ripartizione dei fondi della cultura dall'alto verso il basso, con la Regione, le Province e i Comuni che decidono insieme. Oddati critica la moltiplicazione dei centri di spesa e di interesse, che potrebbe portare a una perdita di identità culturale della città. Egli sostiene che la politica culturale dovrebbe essere unitaria e ispirata da un'impostazione comune.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo