ROMA - II clima quest'estate è stonato: non per niente, a soffrire degli sbalzi di temperatura sono anche molti ospiti del Museo nazionale degli strumenti musicali di Roma. Il legno di cui sono costruiti si può rovinare. Un pericolo reale perché in gran parte dei locali è assente l'aria condizionata, necessaria per salvaguardare quella che viene considerata una delle più importanti collezioni del mondo. C'è ad esempio uno dei tre pianoforti esistenti di Bartolomeo Cristofori, l'inventore di questo strumento. E c'è l'Arpa Barberini, pezzo di valore inestimabile. Un patrimonio enorme e prezioso, che però non ha la visibilità che meriterebbe. Soprattutto, è malmesso, e non solo per i rischi della mancata climatizzazione. Parecchi strumenti hanno bisogno di restauri e altri giacciono in stanze umidi e polverose, spesso preda delle tarme. E' Antonio Latanza, direttore dell'istituzione, a lanciare l'allarme. «Il museo ha pochissimi fondi e non è in grado di far vivere questa collezione straordinaria. E' veramente scandaloso. Al Ministero dei beni culturali e ambientali dicono che i soldi non ci sono: però come ben si legge su tutti i giornali, quando si tratta di pitture, sculture e opere d'arte, in genere le soluzioni si trovano». Il museo, alloggiato in una palazzina a Piazza Santa Croce in Gerusalemme, deriva da una convenzione con il tenore Evan Gorga (primo interprete della Bohème di Puccini), che affidò la sua collezione allo Stato tramite un accordo. Custodisce duemilacinquecento pezzi: ne sono esposti circa 900. «La maggior parte però si trova nei depositi, con tutti i rischi che ciò comporta - dice Latanza -. Il grosso della collezione è custodita nel II piano, dove d'estate la temperatura è torrida». Quanti strumenti necessitano di un restauro? «Circa 400, ma che ne sono altri che hanno bisogno di un adeguamento e di un allestimento». Un disagio che dura da parecchio tempo. Latanza è così provato dalle difficoltà che ha denunciato il Ministero per danni a titolo personale. «I fondi sono insufficienti anche per la promozione e per la realizzazione di guide, studi e pubblicazioni. Per i cataloghi ci limitiamo a ristampare i vecchi, ormai superati. Devo ammettere che è anche una mia responsabilità, ma io non potevo fare nulla perché qui sono completamente solo». I proventi dei biglietti? «Sono bassi e non modificano la situazione. L'anno scorso abbiamo avuto circa 12.000 visitatori. Il biglietto era di due euro. Quest'anno è salito a quattro. Purtroppo in questo tipo di entrate si sono infilati i privati, l'azienda Gebart con pesanti percentuali (oltre il 50 secondo Latanza, 15 secondo la Gebart, ndr) per i servizi di biglietteria». E non potete cercare degli sponsor? «Sto cercando di formare un' associazione amici del museo, come ce ne sono anche all'estero o a Torino. Ho anche preparato un progetto di legge per l'autonomia, con la finalità di una gestione più funzionale. Adesso non possiamo gestire direttamente i fondi, che ci vengono assegnati esclusivamente attraverso la soprintendenza ai beni artistici e storici, il cui atteggiamento generale verso di noi è di scarsa attenzione». All'origine degli scompensi c'è, secondo Latanza, un problema politico: «Né la destra né la sinistra si sono occupati di varare testi normativi a tutela dei beni musicali. Basta dire che ufficialmente non abbiamo né la qualifica di museo né quella di nazionale. Siamo soltanto un "deposito"». Una situazione di crisi ben nota nel mondo della musica.' Il violinista Salvatore Accardo: «L'assenza della climatizzazione può essere veramente nociva. Gli strumenti sono come i quadri o i mobili: se è troppo secco rischiano di spaccarsi, se è troppo umido la colla si liquefa e i pezzi possono staccarsi. In strutture ali1 avanguardia come il Museo di Cremona viene mantenuta sempre la stessa umidità e temperatura». Dice Luigi Ottaviani, liutologo ed esperto in contrabbassi: «Al Museo di Roma c'è un contrabbasso della fine del '500, attribuibile al 90 per cento al grade liutaio Gasparo da Salò e sicuramente alla sua bottega, che versa in condizioni disastrose e ha urgente bisogno di restauro: il suo valore si aggira sui 400.000 euro». E il contrabbassista Franco Petracchi: «E' vergognoso. Bisognerebbe tutelare questo patrimonio che tutto il mondo c'invidia. Sono necessari interventi drastici». Cosa rispondono nelle alte sfere? Dice il professor Claudio Strinati, soprintendente per il polo museale romano: «Sostanzialmente Latanza ha ragione. E' vero che il museo ha avuto pochi fondi anche se l'attenzione non è mancata. E anche per i restauri è stato fatto abbastanza poco. Inoltre l'attuale allestimento è vecchio, risale agli anni 70. Non ci sono strumenti danneggiati irreparabilmente, ma la situazione, benché dignitosa, non è ottimale». Che cosa si sta facendo? «Il riconoscimento giuridico in realtà è un fatto più formale che sostanziale: ufficialmente la struttura risulta una specie di deposito ma noi la facciamo funzionare come museo. Da un anno il polo museale è autonomo e tra i provvedimenti più urgenti che abbiamo previsto c'è la climatizzazione. L'unica cosa che posso dire di concreto è questa. Sulla promozione qualcosa si è fatto e lo dico al lode di Latanza: negli ultimi tre anni ha sviluppato molte attività. Abbiamo ben presente la gravita della situazione: certo questo non vuoi dire che tutto si risolverà nel giro di pochi mesi». Almeno per quest'anno, dunque, molti strumenti sono ancora condannati a passare dal sudore ai brividi. Una stonatura che non fa onore alla nostra cultura musicale.
E al Museo la musica è finita...I fondi se ne vanno, gli strumenti restano soli: che stonatura!
Il Museo nazionale degli strumenti musicali di Roma è in crisi a causa della mancanza di fondi per la climatizzazione e il restauro degli strumenti. Il direttore, Antonio Latanza, denuncia che il museo non ha i fondi necessari per salvaguardare la collezione straordinaria, che include strumenti di Bartolomeo Cristofori e l'Arpa Barberini. La maggior parte della collezione è custodita nei depositi, dove rischia di essere danneggiata dalla mancanza di aria condizionata. Latanza chiede ai ministeri di aumentare i fondi per il museo e di prendere misure per promuovere la collezione e i restauri.
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