Philippe Daverio: troppo diffusa l'abitudine di fregare il prossimo. «Napoli e la sua terra sono un luogo terribile. Ogni volta che arrivo in città vengo scippato almeno due volte al giorno; a partire dal tassista che fa un viaggio da tre euro, me ne chiede sette e si tiene la banconota da dieci per la mancia. Tanti napoletani devono togliersi l'abitudine di fregare il prossimo». L'Italia da scoprire che «Passepartout» racconta su RaiTre non passa per Napoli e provincia, si salvano i luoghi ma non la cultura dell'accoglienza. Almeno secondo lo storico dell'arte Philippe Daverio. Professore perché c'è stato un boom di visitatori allora? «Non facciamo illusioni. Abbiamo avuto un'estate metereologicamente "fetente", logico che le persone non potendo andare in spiaggia siano andate in giro per musei. Di contro c'è anche una maggiore voglia di occuparsi del proprio territorio». Ma perché scegliere la Campania se il turista è assediato da criminalità e truffe? «Il rischio di perdere tutto è forte. Napoli non si rende conto che in questa fase la crescita può essere illusione, non è possibile che si tolleri la cultura trasversale e diffusa dell'appropriazione. Non si tratta di criminalità, è un'etica distorta che riguarda molti». Un'accusa forte. «Rapina non è solo lo scippo. Chiedere 20 euro per una bottiglia di minerale non è forse una truffa, un'appropriazione indebita? Un mese e mezzo fa ero a Napoli, un tassista ha fatto con me il solito giochetto della mancia accompagnandomi all'hotel Santa Lucia. L'ho indicato al personale dell'albergo come una persona che, in quel momento, stava danneggiando anche loro». In che senso? «Il commerciante che truffa danneggia più il ristoratore onesto che il turista cui ruba il denaro. A Napoli si vive di microinteressi, la psicosi dell'appropriazione. Ma l'interesse personale, la tensione costante a prendere dall'altro, distrugge l'interesse della comunità. Il panettiere onesto ha un nemico nel tassista disonesto, gli distrugge la terra e il futuro». Soluzioni? «Ci vorrebbe una missione, predicatori in strada che spingano a una rivoluzione culturale. Oltre alla politica è la comunità che deve far qualcosa, deve ribellarsi con un movimento etico forte. Scendere in piazza con gli striscioni contro chi ha l'abitudine, o forse l'ossessione, di fregare il prossimo. Il ristoratore per bene rischia di perdere tutto per colpa degli euro che un suo collega disonesto ha sottratto a un turista». Non è possibile che dietro i numeri in positivo ci sia anche qualcosa che funziona? «Il sistema museale è organizzato molto bene e il lavoro di Nicola Spinosa è eccellente. Ma non credo possa bastare. Pompei è una catastrofe biblica e il miracolo è dato dal fatto che vada meno peggio di come sarebbe lecito attendersi». Da dove ripartire? «Napoli ha mostre e eventi importanti oltre ai siti tradizionali. Cose serie che vanno tutelate».