Si è svolto in questi giorni a Roma, presso il Complesso Monumentale di San Michele a Ripa, un importante convegno scientifico che ha presentato, alla presenza del Ministro per i Beni e le Attività Culturali Giuliano Urbani, del Direttore Generale per il Patrimonio Storico, Artistico e Demoantropologico Mario Serio e di altri importanti esponenti del mondo della cultura e specialisti nel campo del restauro artistico, il rendiconto dei lavori svolti e i dati scientifici relativi al «Satiro Danzante», in vista della futura musealizzazione di quest'opera all'interno del Complesso del S. Egidio a Mazara del Vallo. Ma il convegno è stata anche l'occasione per impostare la discussione degli aspetti storico-artistici ed archeologici e di presentare due volumi nei quali si espongono i risultati del lavoro di restauro dei Bronzi di Riace. Ma partiamo per ordine. Nella primavera del 1998, nel Canale di Sicilia, su un fondale di circa 500 metri, fu ripescata una statua bronzea mancante delle braccia e della gamba destra, mentre la sinistra, anch'essa staccata dal corpo, fu recuperata sul fondo. La scultura rappresenta un satiro facente parte del corteo orgiastico che accompagnava Dioniso, il dio greco del vino. Si potrebbe trattare di un originale greco datato alla prima metà del IV sec. a. C., oppure di una creazione più tarda, realizzata prima della fine del I sec. a. C., soprattutto perché non dobbiamo dimenticare che dalla conquista della Grecia da parte dei Romani si sviluppò un notevole commercio di opere d'arte per soddisfare le richieste della colta aristocrazia urbana. Dei molti originali di statuaria in bronzo andati in larga parte perduti, restano copie in marmo realizzate appunto dai copisti romani, ma fortunatamente alcune sculture originali sono giunte intatte fino a noi grazie ai ritrovamenti archeologici subacquei, vedi lo Zeus di Capo Artemisio o i bronzi del relitto di Madhia in Tunisia. Il satiro di Mazara, di dimensioni maggiori del vero, in quanto misura oltre due metri di altezza per un peso complessivo di circa 108 kg, costituirebbe il prototipo al quale sicuramente si ispirarono artisti di età augustea e autori di rilievi su lastre marmoree, in particolare fronti di sarcofagi databili al II sec. d. C. L'affascinante giovinetto è colto in un momento della danza orgiastica, nell'atto di compiere un salto sulla punta del piede destro, con la gamba sinistra sollevata, il busto ruotato e le braccia distese. La testa, abbandonata all'indietro fin quasi a toccare le spalle. offre i capelli al vento in ciocche fiammeggianti, ravvivate dall'ebbrezza divina. Sul braccio sinistro era probabilmente avvolta la pelle di pantera, mentre dalla mano pendeva la coppa di vino vuota, la mano destra scuoteva invece il tirso, una lunga asta sormontata da un viluppo di edera a forma di pigna ornata da nastri e stoffa, attributo di Dioniso e dei suoi compagni. Il seguace di Dioniso fu presto riconosciuto in questo bronzo per via delle orecchie aguzze e del foro destinato alla coda, e l'identificazione quale Satiro in estasi è venuta per analogia con innumerevoli riproduzioni su gemme e rilievi che l'attestano nella completezza del gesto e degli attributi. È difficile purtroppo, allo stato attuale, stabilire se il reperto facesse parte di un gruppo statuario più complesso, oppure se fosse una figura isolata, fatto sta che questa scultura è uno dei capolavori più significativi dell'antichità. Nell'ottobre del 1998 il Satiro fu affidato alle cure dei tecnici dell'Istituto Centrale per il Restauro, uno dei centri più importanti a livello mondiale, dove sono stati restaurati celebri capolavori della bronzistica antica, tra i quali si ricordano l'Efebo di Selinunte, i Bronzi di Riace e il monumento equestre di Marco Aurelio. Prima di iniziare il lavoro è stato impostato un preciso programma operativo, sulla base del quale si sono succedute le varie fasi del lavoro. Per facilitare l'intervento degli esperti e dei restauratori è stato necessario ideare innanzitutto un adeguato dispositivo di sostegno, che consentisse altresì la movimentazione dell'opera, allontanando l'eventualità di traumi. È stato possibile quindi passare all'esecuzione delle operazioni previste, prima fra tutte il rilievo topografico della forma, strumento indispensabile sia per la documentazione tematica del degrado e di tutte le fasi dell'intervento, sia per la progettazione dei dispositivi di sostegno per l'esposizione definitiva del manufatto, oltre che per lo studio di ricomposizione tra la gamba e il corpo della statua. Contemporaneamente si è avviata una sistematica campagna di documentazione fotografica dell'opera, ponendo particolare attenzione agli specifici aspetti del degrado. Una serie di analisi elettrochimiche finalizzate alla conoscenza della natura e dello spessore delle incrostazioni e delle patine, all'esame della consistenza del nucleo metallico, quindi dello stato corrosivo delle superfici, ha preceduto il restauro vero e proprio. Nell'ambito di questo convegno, è stata presentata anche una pubblicazione importante intitolata «Bronzi di Riace. Restauro come conoscenza», edito da Artemide Edizioni, dove vengono finalmente portati all'attenzione degli studiosi e del lettore i dati venuti alla luce durante l'intervento conservativo cui sono stati sottoposti dal 1992 al 1995 da parte dell'Istituto Centrale del Restauro. L'opera, che l'Istituto ha voluto dedicare ad Alessandra Melucco Vaccaro, responsabile scientifica del progetto, recentemente scomparsa, è composta da due volumi ed una serie di grandi tavole tematiche a colori. Il primo volume, a cura di Alessandra Melucco Vaccaro e Giovanna De Palma, contiene gli interventi presentati al seminario svoltosi a conclusione dei lavori di restauro presso l'Accademia Nazionale dei Lincei nel 1995, con contributi dei maggiori specialisti italiani e stranieri inerenti il restauro e l'interpretazione archeologica dei due grandi bronzi. Il secondo volume, di Mario Micheli e Massimo Vidale, espone invece la storia degli interventi subiti in passato dalle due statue e lo sviluppo del progetto di scavo degli interni, dalla scoperta di complesse stratificazioni nella fusione fino al passaggio a tecniche di scavo e rilievo di tipo archeologico.