Di lui ci resterà sempre la paziente quanto appassionata capacità di spiegare la storia dell'arte rendendola facile e accessibile per chiunque. Il professor Umberto Baldini, dopo una lunga malattia, si è spento nella notte di Ferragosto a Marina di Massa; era nato a Pitigliano (GR) e il prossimo 9 novembre avrebbe compiuto 85 anni. Uno dei suoi ultimi atti più rilevanti, è stata l'attribuzione a Michelangelo (insieme a Giancarlo Gentilini e Luciano Bellosi) del Crocifisso ligneo che rimase esposto al Museo Horne di Firenze da maggio a ottobre 2004. Un anno dopo, il 22 aprile 2005, il «Cristino» fu presentato alla Biblioteca Reale di Torino (la città di Giancarlo Gallino, proprietario dell'opera d'arte) e anche in quell'occasione Baldini calamitò l'attenzione di tutti gli astanti per la chiarezza delle sue argomentazioni e per la passionalità che riusciva a trasmettere grazie a una carriera alle spalle lunga sessanta anni. Baldini non era solo uno storico dell'arte. Era molto di più. Il professore è stato tra gli artefici del restauro moderno, ad esempio trasformando l'Opificio delle pietre dure nell'istituto di eccellenza a livello mondiale che noi tutti conosciamo. Non solo: quaranta anni fa fu l'indiscusso protagonista del recupero del patrimonio artistico danneggiato dall'alluvione del '66. Laureatosi in storia dell'arte col professor Mario Salmi, Baldini entrò in servizio come ispettore della soprintendenza di Firenze e nel 1949 diventò direttore del Gabinetto di restauro che allora aveva sede alla Vecchia posta (oggi Sala delle Reali Poste) nel loggiato degli Uffizi. Fu in questa veste che gestì con grande perizia l'emergenza seguita all'esondazione dell'Arno che danneggia in maniera massiccia tanti capolavori dell'arte fiorentina. Uno per tutti il Cristo di Cimabue, conservato nella basilica di Santa Croce e diventato simbolo della catastrofe e della conseguente rinascita. Il risultato di questi interventi fu al centro della grande mostra del 1972 «Firenze restaura» che consacrò sulla ribalta mondiale le tecniche e le metodologie della cosiddetta «scuola fiorentina»: grazie a Baldini non tutto il male dell'alluvione era venuto per nuocere. Nel 1970 Baldini fu nominato direttore dell'antico Opificio delle pietre dure che allora si occupava unicamente di questo settore e, dopo che Giovanni Spadolini aveva creato il ministero per i Beni culturali, riuscì a dare un nuovo assetto alla prestigiosa istituzione, annettendovi anche il «Gabinetto restauri» della soprintendenza che lo stesso Baldini fece trasferire nell'attuale sede della Fortezza da Basso. L'Opificio di oggi è ancora, nella struttura e composizione, quello pensato dal professore che intese collocare ciascun restauro sullo stesso «piano di metodologia», conferendo pari dignità a tutti i diversi materiali che l'Opificio si trovava a trattare. Come ha sottolineato Cristina Acidini, attuale soprintendente dell'Opificio delle pietre dure, Baldini «lascia in eredità alla comunità internazionale il suo metodo che ha trasformato in fruttuosa abitudine la vicinanza delle discipline scientifiche al restauro, così come ha avuto il merito di iniziare l'attività della scuola di alta formazione che è oggi parificata ad un corso universitario». Nel 1983 Baldini fu chiamato a dirigere l'Istituto centrale per il restauro di Roma e, in questa veste, curò l'imponente recupero della Cappella Brancacci nella basilica del Carmine a Firenze. Andato in pensione nel 1987, Baldini non smise di occuparsi di arte e di restauro, ricoprendo numerosi incarichi (tra cui presidente dell'Università internazionale dell'arte, con sede a Firenze, e direttore del Museo Horne) e continuando a scrivere saggi e pubblicazioni sulla materia che costituiscono dei capisaldi per le nuove generazioni. Alla vedova, Ornella Casazza (direttrice del Museo degli Argenti), sono giunti innumerevoli messaggi di condoglianze. In una nota «Il Ministero per i beni e le attività culturali saluta con commozione la scomparsa di Umberto Baldini, storico dell'arte, promotore delle teorie del restauro moderno, tutta una vita dedicata alla tutela e alla promozione del patrimonio culturale». Da parte sua il neo assessore alla cultura del Comune di Milano, Vittorio Sgarbi ricorda «l'insigne studioso che rilesse l'arte fiorentina anche alla luce di ritrovamenti e di restauri come Soprintendente e come direttore dell'Opificio delle Pietre dure. Il suo magistero si riversò poi nell'Università Internazionale dell'Arte cui diede impulso e impegno appassionato. I suoi studi e le sue teorie sul restauro lo hanno fatto essere, a Firenze, l'erede naturale di Cesare Brandi. E, nel suo metodo, si sono formati restauratori e studiosi anche sul campo terribile e esaltante dell'alluvione di Firenze. Io lo ricordo - conclude Sgarbi - come amico e consigliere anche negli anni della mia esperienza al ministero». Il vicepresidente della Regione Toscana, Federico Gelli ha scritto che «La Toscana sarà per sempre riconoscente al suo talento» perché Baldini «una figura destinata a restare nella storia, come le opere che ha salvato. Le sue mani - ricorda Gelli - hanno salvato il Crocifisso di Cimabue, devastato dall'alluvione del 1966, e sono riuscite a dare nuovo splendore alla Venere di Botticelli ed alla Cappella Brancacci. Ma Umberto Baldini ha fatto, se possibile, ancora di più per la Toscana - aggiunge il vicepresidente - e per la storia dell'arte in generale: ha fatto sì che l'Opificio delle pietre dure assumesse l'attuale funzione di scuola, di istituto di eccellenza per la formazione dei restauratori di oggi e di domani». «Il debito di riconoscenza che la Toscana ha verso Baldini - ha dichiarato ancora Gelli - è incolmabile e la sua scomparsa genera un profondo dolore, anche se è forte la consapevolezza che la sua opera, il suo talento e la determinazione con la quale ha contribuito a cambiare e far evolvere la tecnica del moderno restauro faranno di lui una figura immortale, esattamente come le opere che ha contribuito a restituire all'umanità». Quindi il sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, ha scritto che «resteranno ad esempio di serietà, di competenza, di grande dedizione e di impegno in una carriera ricca di successi e di soddisfazioni il suo insegnamento delle teorie e delle tecniche del restauro e della conservazione, nutrito da una profonda conoscenza della storia dell'arte»; Infine l'assessore alla cultura del Comune di Firenze, Simone Siliani, ha detto che in occasione del 40 anniversario dell'alluvione "si dedichi una giornata di studio che "partendo dalla sua opera in quel frangente. possa aggiornare lo stato delle conoscenze, delle tecniche e delle esperienze nell'ambito della difesa del patrimonio culturale dagli effetti di catastrofi ambientali di quel tipo"; inoltre l'assessore, in occasione della mostra progettata dall'Opificio delle pietre dure relativa al recupero e restauro del patrimonio danneggiato, sia «dedicata a Umberto Baldini e possa riconoscere questa figura come momento importante della mostra stessa». Secondo la volontà dello stesso Baldini, il suo corpo sarà cremato e i funerali si svolgeranno oggi alle 16 nella chiesa di San Giuseppe Vecchio a Marina di Massa. A settembre, in una data ancora da stabilire, si terrà una cerimonia durante la quale la sua salma sarà tumulata nel cimitero monumentale delle Porte Sante di San Miniato al Monte a Firenze.
Giornale della Toscana
17 Agosto 2006
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Firenze piange Baldini, papà dell'Opificio
MA
Marco Ferri
Giornale della Toscana
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