Nessun rappresentante pubblico ai funerali dell'editore che pubblicò tutto Freud La memoria è spesso piuttosto corta, e cosi la pubblica riconoscenza verso chi ha fatto cultura seriamente, ad alto livello, di respiro internazionale in questa benedetta città. Peggio ancora, poi, se capita di andarsene durante la feria d'agosto. È quanto è successo ieri ai funerali, al Tempio Valdese, di Paolo Boringhieri, scomparso tre giorni fa all'età di ottantacinque anni. Non c'era infatti alcun rappresentante delle istituzioni locali, neanche uno tra Comune, Provincia e Regione, alle esequie dell'intellettuale che, sul finire degli anni Cinquanta, dopo un decennio di lavoro redazionale all'Einaudi, aveva creato a Torino una casa editrice di prim'ordine, specializzata nella promozione della cultura scientifica, ma anche di quella umanistica. Tutto ciò attraverso la pubblicazione delle opere complete di Sigmund Freud come dei libri di Abraham, di Ferenczi, di Piaget, di Melanie Klein, di Reik, di Einstein e di molti altri protagonisti della psicoanalisi, della psicologia, della psichiatria, della matematica, della fisica, della filosofia, dell'economia, della linguistica, della sociologia. Pur essendo stato, come è noto, un uomo e un editore schivo e riservato, non per questo Paolo Boringhieri, per giunta nell'anno in cui Torino è pur sempre capitale mondiale del libro, meritava il silenzio pubblico, l'indifferenza vacanziera. Ma, si sa, è agosto. E la maggior parte dei Palazzi è deserta. E questo o quell'assessore, questo o quel politico cittadino, si godono il riposo del giusto davanti a una polenta fumante oppure su una spiaggia mediterranea, a pescare oppure sdraiati sulla sedia a sdraio. Agosto mio, cultura non ti conosco.