Lo stabilimento disegnato dallo studio Tange dovrebbe bruciare 546 mila tonnellate di immondizia IL«valore» prodotto dai rifiuti è l'energia elettrica: nel caso dell'impianto di Bellolampo 500 gigawatt all'anno, ossia il 2 per cento dell'intera produzione lorda siciliana (25 mila gigawatt). Questa l'ipotesi nel caso in cui l'impianto bruci le 546 mila tonnellate di rifiuti previste dal progetto come quantità combustibile a regime. Ma combustione significa altro: significa fumi, scorie, ceneri. Che l'impianto di Bellolampo produrrebbe, al pari di tutti gli altri impianti europei. Ma che grazie a sistemi sofisticatìssimi verrebbero filtrati, resi inerti e ridotti stando agli studi tecnici sull'argomento, ma non alle tesi ambientaliste alla minima tossicità. Funziona più o meno così: i rifiuti, che in parte dovrebbero già essere selezionati dalla raccolta differenziata, vengono scaricati nella prima sala in una grande vasca. Una benna montata su un carroponte li preleva e li deposita nella tramoggia di alimentazione del bruciatore. Prima i rifiuti passano da una griglia mobile, che ha il compito di far cadere e recuperare le scorie organiche, avviate all'impianto di biostabilizzazione e destinate alla produzione di compost (utilizzato per fertilizzanti e concimi). La cosiddetta «frazione secca» restante viene immessa nel bruciatore, dove la combustione avviene a temperatura controllata dall'immissione di gas per limitare al minimo la produzione di elementi tossici, come le diossine. Il calore generato passa attraverso uno scambiatore, che riscalda vapore acqueo a ciclo chiuso e alimenta una turbina collegata al generatore di energia elettrica. Le ceneri vengono trasportate da un nastro (naturalmente inaccessibile), frantumate, sottoposte a un trattamento di precipitazione che separa i metalli pesanti e le altre componenti minerali, raccolte in silos e poi avviate all'impianto di «inertizzazione». Una volta rese inerti, le ceneri finiscono in discarica. E lo stesso accade ai residui dei fumi, che vengono aspirati e filtrati con sistemi particolarmente complessi. I fumi depurati vengono indirizzati da un potente ventilatore al camino di scarico. In cifre cosa significa tutto questo? In termini di peso, resta da smaltire più o meno un quarto del peso dei rifiuti bruciati: le ceneri residue sono intorno al 15 per cento del totale combusto, i residui dei fumi intorno al 10 per cento (il peso di questi ultimi aumenta di oltre un terzo con il trattamento di inertizzazione). In termini di volume, chiaramente le cose cambiano molto: le scorie occupano molto meno spazio dei rifiuti. Sull'interrogativo se questa sia la soluzione ideale per scongiurare la possibilità di essere sommersi dall'immondizia, il mondo si divide. Ma è un fatto che all'incenerimento, finalizzato o meno al recupero di energia elettrica, finisce il 19 per cento dei rifiuti prodotti in Europa. E va anche detto che in certi casi i termovalorizzatori non fanno così paura. Che dire, per esempio, della civilissima Vienna, dove uno degli impianti è in piena città ed è visibile anche durante il giro in tram sulla Ringstrasse? È il termovalorizzatore di Spittelau, quartiere a nord della città, nei pressi della cattedrale di Santo Stefano, entrato in funzione nel 1971 e «vestito» da un altro grande architetto, Hundertwasser, che ne ha fatto un edificio simbolo dell'architettura viennese: il suo camino di ceramica alto 160 metri è un vero e proprio mwstturistico. Ma gli impianti in Europa sono decine: il governatore Cuffaro ne elenca sei in Austria, uno in Belgio, undici in Danimarca, trenta in Francia, ventitré in Germania, dieci in Gran Bretagna, uno in Norvegia, nove in Olanda, uno in Portogallo, tre nella Repubblica Ceca, quattro in Spagna e dodici in Svezia. In Italia ce ne sono due in Piemonte, dodici in Lombardia, uno in Trentino, quattro in Veneto, due in Friuli, nove in Emilia Romagna, otto in Toscana, uno in Umbria, uno nelle Marche, tre nel Lazio, due in Puglia, uno in Basilicata, due in Sardegna. «E a Dio piacendo aggiunge il governatore i quattro che si stanno realizzando in Sicilia».
SICILIA: Tutti i segreti del mega impianto che produce energia dai rifiuti
Lo stabilimento di Bellolampo, progettato dallo studio Tange, dovrebbe bruciare 546 mila tonnellate di immondizia all'anno, producendo 500 gigawatt di energia elettrica. La combustione dei rifiuti produrrebbe fumi, scorie e ceneri, ma grazie a sistemi sofisticati, questi vengerebbero filtrati, resi inerti e ridotti. Il processo prevede la selezione dei rifiuti, la trasformazione delle scorie organiche in compost e la combustione dei residui. Le ceneri vengerebbero trasportate e trattate, mentre i fumi sarebbero aspirati e filtrati. Il termovalorizzatore di Bellolampo produrrebbe il 19% dei rifiuti prodotti in Europa.
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