Secondo il governatore l'alt di Pecoraro Scanio non fermerà le ruspe. Un tecnico del Territorio In arrivo la pronuncia "Valori di diossina dei giudici europei sette volte la media" sui bandi per i 4 impianti Cuffaro sfida il governo Prodi : "Andremo avanti comunque " «CON buona pace di Pecoraro Scanio, i quattro termovalorizzatori previsti in Sicilia verranno realizzati». L'alt intimato dal ministro non ferma Cuffaro. Il presidente detta la sua nota di buon mattino, dopo aver letto le dichiarazioni rilasciate a Repubblica dal titolare della delega all'Ambiente nel governo Prodi. Non gli sono andate giù le parole del leader dei Verdi, che ha annunciato di aver promosso la revoca dell'autorizzazione all'emissione dei fumi prodotti dalla combustione dei rifiuti, rilasciata dal precedente esecutivo. I cantieri già aperti, innanzitutto quello di Bellolampo, non si bloccano. Cuffaro lo ribadisce, invitando Pecoraro Scanio «ad avere più rispetto per una decisione che porta la firma di ben tre ministri del passato governo: ministro dell'Ambiente, ministro dell'Industria e ministro della Sanità. Non manderemo all'aria afferma il governatore un piano di gestione dei rifiuti che punta a liberare la Sicilia dalla piaga delle discariche a cielo aperto che inquinano, queste sì, i terreni, le acque e l'aria che respiriamo». È l'ennesimo fronte di uno scontro ad ampio raggio fra due governi di segno diverso. Pecoraro Scanio aveva detto di non essere mosso da alcuna «ostilità politica» nei confronti della giunta Cuffaro, ma di aver ravvisato un'irregolarità nella procedura con cui è stata rilasciatal'autorizzazione, visto che non è stato tenuto nel debito conto, afferma il ministro, il parere della Direzione salvaguardia dell'ambiente. Ma la tesi della Regione è che l'iter burocratico si sia compiuto correttamente. Lo afferma Felice Crosta, vice commissario per l'emergenza rifiuti: «L'atto è stato firmato dai ministri, non uno ma tre, sotto la propria responsabilità e dopo un'adeguata istruttoria dei tecnici. Non vediamo proprio gli estremi per una revoca. In ogni caso, se l'autorizzazione all'emissione dei fumi fosse annullata, ciò non comporterebbe automaticamente lo stop ai lavori dei termovalorizzatori. Il problema si proporrà solo fra qualche anno dice il dirigente quando gli impianti saranno stati costruiti e prima della loro entrata in funzione». Le ruspe vanno avanti, trascinandosi polemiche e allarmi ambientali. Gioacchino Genchi, dirigente dell'assessorato al Territorio da sempre perplesso sulla realizzazione dei termovalorizzatori, punta il dito sulla produzione di diossina da parte dell'impianto di Bellolampo, che sarà uno dei più grandi nel suo genere d'Europa. Dati alla mano, Genchi parla di picogrammi e di parametri stabiliti dall'organizzazione mondiale della Sanità. Per concludere che «la quantità di diossina che sarà immessa nell'atmosfera sarà pari a sette volte e mezzo quella prevista per una città di un milione di abitanti». Una bomba ecologica alle porte di Palermo? Calma, dice Crosta: «Non sono un tecnico, ma è certo che i termovalorizzatori, visto le elevate temperature che raggiungono, abbattono dell'80 per cento i volumi di diossina emessi dalle discariche tradizionali». Il confronto è tecnico e politico, alla vigilia di una campagna elettorale. Il sindaco Diego Cammarata, in vacanza negli Stati Uniti, non commenta l'avvio dei lavori a Bellolampo. Cuffaro interviene più volte, nell'arco della giornata, per difendere il suo piano rifiuti da due miliardi di euro e andare al contrattacco: «Non ci faremo intimorire né dal ministro Pecoraro Scanio, né dai comitati di affari che stanno dietro le discariche abusive». I Verdi non la prendono proprio benissimo: «Se il governatore è a conoscenza di fatti penalmente rilevanti dice il presidente regionale Massimo Fundaròlo invitiamo a compiere un atto per lui originale: varchi per la prima volta, non da imputato, la soglia della Procura di Palermo per presentare una denuncia circostanziata». «Evidentemente abbiamo toccato un nervo scoperto», replica il governatore in serata. Intanto, c'è un'altra mannaia, oltre a quella agitata da Pecoraro Scanio, ad incombere sul business dei termovalorizzatori: una pronuncia della Corte di giustizia europea, chiamata a esprimersi dopo la procedura di infrazione aperta dalla UE, che ha contestato all'Italia la scarsa pubblicità data al bando per la realizzazione dei termovalorizzatori. Spiega Franco Piro (Margherita), che ha presentato un'interrogazione al ministro per le Politiche Comunitarie: «Sono state seguite le regole previste per l'affidamento di un servizio dice Piro mentre si è trattato in sostanza di un appalto di lavori pubblici. La Corte di giustizia potrebbe condannare l'Italia a una pena pecuniaria, ma potrebbe anche disporre l'annullamento del bando. La decisione arriverà non oltre l'autunno».