Il ministro per i Beni Culturali in visita a Vulci annuncia novità anche per palazzo Barberini e per il museo nazionale delle arti del XXI secolo Il sovrintendente Bottini: «Grazie a un ponteggio, sarà aperta alle visite durante i lavori» Tre emergenze per i gioielli archeologici e culturali romani: Domus Aurea, palazzo Barberini e il Maxxi (il museo dell'arte del XXI secolo). Francesco Rutelli (vice presidente del Consiglio e ministro per i Beni culturali) ha annunciato «importanti novità che saranno presentate insieme al sindaco Walter Veltroni, per valorizzare il patrimonio artistico capitolino». Ma se per la Domus Aurea si conoscono le intenzioni, resta avvolto dal mistero un altro progetto che Rutelli ha appena sfiorato durante una visita al parco archeologico-naturalistico di Vulci, effettuata ieri insieme all'assessore regionale alla cultura Giulia Rodano: «Con il sindaco Veltroni a settembre ci metteremo al lavoro per discutere dell'Appia Antica». Ma su cosa? Un tema potrebbe potrebbe essere quello dei condoni degli abusi edilizi e di quelle sanatorie che hanno fatto storcere il naso alla Sovrintendenza archeologica del Lazio. «In qualche caso siamo rimasti perplessi - ha detto il sovrintendente Angelo Bottini -. Questo approccio tra Stato e Comune è da condividere per risolvere i problema della tutela dell'Appia Antica». Ed è proprio Bottini che ha tracciato le linee principali di intervento sulla Domus Aurea per la quale è in fase di elaborazione il progetto esecutivo. La parte superiore della residenza dell'imperatore Nerone sarà resa impermeabile. In questo modo saranno eliminate le infiltrazioni d'acqua permettendo ai turisti di visitare gli ambienti. «I lavori, per motivi climatici, dovrebbero iniziare in primavera - ha detto Bottini - ed è prevista anche una revisione degli interni perché ci sono anche problemi di natura statica. La nostra idea è quella di continuare i lavori mentre ai turisti sarebbe riservato un ponteggio per non interrompere le visite». Legati alla Domus Aurea, ci sono i lavori più in generale del parco di Colle Oppio. «Chi visita questa area non si rende conto che rappresenta un unicum con le Terme di Traiano». Possibili quindi anche dei cambiamenti della rete viaria come via del Colle Oppio che taglia il percorso delle Terme di Traiano: un errore urbanistico che risale agli anni '30 quando Antonio Munoz (pittore, scultore e architetto) fece realizzare il viale in maniera tale che chi arrivava da Colle Oppio si trovasse di fronte il Colosseo». Ma per risolvere i problemi servirà una grande collaborazione tra il Ministero (competente sulla Domus Aurea) e il Comune (Colle Oppio). Di archeologia e cultura ieri Rutelli ha parlato tanto. Ha spiegato la sua posizione sui biglietti di ingresso per i monumenti: «Come accade in molti Paesi europei, ritengo comunque giusto che il costo del biglietto sia commisurato all'importanza del luogo e anche ai servizi offerti come, ad esempio, i parcheggi». E poi si è addentrato sul progetto di valorizzazione della parte etrusca del Lazio. «Dobbiamo far diventare il triangolo Vulci-Tuscania-Tarquinia il punto di forte attrazione turistica - ha detto il Ministro -. Gli etruschi esercitano un forte richiamo soprattutto per i popoli dell'Europa Settentrionale, e noi, insieme alla Regione e agli enti locali, dobbiamo fare ogni sforzo affinché questo comprensorio sia inserito nei circuiti turistici». Uno sforzo considerevole, sul fronte economico, lo ha fatto proprio la Regione: «Gli etruschi sono uno dei poli di attrazione della cultura del Lazio - ha spiegato Giulia Rodano - e saranno stanziati per la valorizzazione e la promozione degli etruschi sei milioni di euro. Sarà però fondamentale l'impegno del ministero. Per la prima volta a Vulci si sono riunite tutte le istituzioni interessate alla valorizzazione dei siti etruschi nel Lazio ed è stato costruito un gruppo di lavoro che darà a questi siti la visibilità che meritano». Ieri è stato affrontata la possibilità di riportare a Montalto di Castro i famosi affreschi della tomba Francois. I dipinti, scoperti nel 1857 dall'archeologo Alessandro Francois nel sepolcro ipogeo che poi prese il suo nome. I dipinti furono distaccati nel 1863 e da allora sono visibili a Villa Albani soltanto agli studiosi e non al grande pubblico. «Mettere a disposizione dei cittadini e dei turisti questo grande patrimonio etrusco - ha aggiunto Giulia Rodano - proprio dove è stato scoperto, sarebbe un grande passo avanti per la valorizzazione di uno dei siti artistici più importanti e suggestivi del Lazio».