«Cleopatra si fece portare alla tomba di Antonio e disse: "Antonio, amore mio, niente ci ha separati in vita: ora nascondimi, seppelliscimi qui con te"». È Plutarco a raccontare gli ultimi istanti della donna fatale, vinta nel 31 a.C. a Azio dalla flotta di Ottaviano (futuro Augusto) e un anno dopo incalzata dai soldati romani nella sua capitale Alessandria, ferma nel reggere il peso dell'amante che si era trafitto con la spada morendole tra le braccia, e infine suicida a sua volta, il 12 agosto del 30 a.C, con l'aiuto del famoso aspide. Per maggiore chiarezza, lo storico greco sottolinea che «la verità su Cleopatra nessuno la sa né la saprà mai». Adesso, 2036 anni dopo, il mistero sta per cadere: se è vero quanto ha garantito dal Sud Africa, durante una conferenza, il direttore generale delle Antichità d'Egitto, Zahi Hawass. E' convinto di riuscire a riportare alla luce entro un paio di mesi la tomba dove Antonio e Cleopatra sono rimasti uniti per sempre. Ne ha dato notizia ieri il quotidiano The Star di Johannesburg. L'egittologo più celebre del mondo - noto per il cappellaccio bianco alla Indiana Jones con cui fa capolino, sullo sfondo della Valle dei Re o della piana di Giza, nei documentari trasmessi dalle televisioni di tutto il globo, l'uomo dei colpi di teatro, che una ne fa e mille ne pensa (per esempio sottoporre alla Tac le mummie di Tu-tankhamon e degli altri faraoni) - questa volta si è presentato al pubblico con un impeccabile completo antracite. La rivelazione, quasi sottotono, nel corso di uno «slide show» in cui introduceva ali'«Avventura nell'archeologia». «Il 70 dei tesori egizi devono ancora esserescoperti», ha detto a un certo punto. Per esempio, il sepolcro della celebre coppia di amanti. Hawass è convinto che la mummia dell'ultima dei Tolo-mei e quella del condottiero romano a cui diede tre figli si trovino presso il recinto sacro di Osiride a Taposiris Magna, una trentina di chilometri a Ovest di Alessandria. Tra le notizie confuse circolate sulla sorte ultima dei due, quella più insistente voleva appunto che la regina avesse scelto come dimora eterna un importante santuario dedicato al fratello-sposo di Iside, di cui Cleopatra era considerata l'incarnazione. Ai suggerimenti della tradizione si sono però aggiunti ora alcuni indizi più concreti: le numerose monete affiorate dallo scavo, con il volto della regina chiaramente leggibile. I lavori di Hawass e della sua équipe procedono discretamente da mesi. Fortunati fin dall'inizio: oltre alla necropoli, come di consueto esterna al santuario, è stata individuata una piccola area cimiteriale all'interno, che doveva essere riservata a personaggi di altissimo rilievo. Quindi è stato ritrovato l'accesso di un passaggio sotterraneo, una cripta di tarda età tolemaica. A questo punto lo scavo si è fatto più delicato, per evitare il rir schio di crolli, sono entrate in scena apparecchiature a vibrazione capaci di individuare la presenza sotterranea di spazi vuoti. Ormai gli archeologi sono giunti a una profondità di 35 metri e le cautele si sono molti-plicate per la presenza di una grande quantità d'acqua. «Al momento la falda è impregnata e impedisce di proseguire lo scavo», ha spiegato Hawass. L'acqua, sempre l'acqua. Come nel caso di un altro celebre sepolcro inghiottito nel tempo, quello di Alessandro il Grande che una certa liana Souvaltzi, archeologa dilettante greca, una decina di anni fa aveva annunciato di avere localizzato nell'oasi di Siwa: quando ormai aveva venduto la notizia in tutto il mondo, e tutti aspettavano a bocca aperta, ecco però la maledetta falda acquifera, il ritardo nei lavori, la sospensione sine die, finché la tomba ricercata era stata inghiottita una seconda volta, e con lei la pretesa scopritrice. Però Zahi Hawass fa sul serio: «Tornerò a ottobre», ha promesso, «quando il tutto dovrebbe essersi prosciugato. E, tanto per non smentirsi, ha aggiunto che la scoperta «potrebbe superare quella della tomba di Tutankhamon». Avrà ragione lui? Segnatevi la data: tra poco sapremo.