Amiamo il lusso purché sfrenato!, sfottevano i provocatori più trasgressivi e progressivi, ai tempi della retorica delle «mani callose» di metalmeccanici e braccianti e mietitori e vendemmiatrici e mondine. E «allacciamoci nel fango, bella pupa fior del tango» nelle balere piene di zanzare, sotto una filetta di lampadine povere. E a livello impiegatizio: «Se potessi avere mille lire al mese... Domani sera andremo a spasso in Topolino, con poca spesa e qualche litro di benzina... Ho giocato un terno al lotto, nella ruota di Milan: sette, sedici, trentotto, sono certo che usciran»... Altro che boom economico: l'apice del Fasto, nell'Immaginario, veniva fornito dai levrieri bianchi di Wanda Osiris in cima a scale inarrivabili, e alle volpi candide di Elena Giusti: «Risparmia i tuoi colpi, o mio bel tirator, come piccole volpi, son le donne e l'amore, ah ah ah ah»... Mentre Totò si affacciava per far gli auguri: «Buoni Novennali!». Ma allora, adesso, con questo Extra-lusso (sfrontato, appunto) che tiene apparentemente a galla l'economia del Bel Paese, che dire? Giudicarlo riprovevole oppure lodevole, o fare i pesci in barile, nelle scatenate manifestazioni e nelle prediche periodiche, signora mia moralista? Bocca mia taci, povera zia Pina? E la Cultura che dice, Professore? Ma il Cinema celebrerà o stigmatizzerà le borsette e scarpette «ricchississime» dei produttori e sponsor multinazionali e multiculturali ai Festival, con dive e divette in «mise» miliardaria fra ali di giovani plaudenti? O chiederemo sovvenzioni per storicizzare bulloni e risate d'epoca, come quelle «ricette della nonna» che reclamizzano le cibarie industriali di lunga durata, anche in Cina? «Melting pot»... Pare parecchio (come diceva Totò) da quando se ne discorreva spessissimo, in suggestivi articoli ove serenamente si prevedeva un futuro migliore. Con armoniose integrazioni multiculturali fra «comunità etniche»: un eufemismo di circostanza per evitare l'aborrito termine di «razze», benché tuttora usato come rivendicazione unilaterale da tutti i «popoli» extraeuropei e antieuropei, americani e antiamericani. Ora, per la concessione delle nuove cittadinanze italiane, bisognerà tener conto dei «contingenti etnici» disposti oppure no alle integrazioni (matrimoniali, alimentari, vestimentarie, scolastiche, igieniche, mediche, commerciali, fiscali, eccetera). Così come si tratta seriamente di «quote rosa» o «di colore», o di altre tinte? E se i talloncini fiscali non sono voluti dalla maggioranza della popolazione, anche indigena? E gli insegnamenti elettorali dei connazionali che votano all'estero, faranno scuola? ...Ma perché mai, anche Oltralpe e Oltreoceano, l'espressione «melting pot» non si usa praticamente quasi più? Salvatore Settis giustamente insiste e ripete: le nostre piazze storiche vanno ormai salvaguardate dai vandalici impianti e fragori degli «eventi». E certamente i monumenti più famosi forniscono gratuitamente un plusvalore enorme di logo e sigla e fondale agli incassi degli impresari dei concerti. Oltre che danni gravi ai nostri beni culturali sfruttati. E mesi di tormento notturno per tutti i residenti «udenti» (cioè «non sordi») senza soldi per dormire nel silenzio: il massimo dei lussi. Oltretutto, chi vuole ammirare i monumenti - e non solo tanti sedili di plastica e le impalcature attrezzistiche - ovviamente non ci va durante le manifestazioni. Così come chi desidera guardare i quadri non va ai musei durante gli eventi e interventi di gran massa. Ma poi, siccome nelle provocazioni e trasgressioni del rock prevalgono aggressività e violenze di tipo sportivo - «Pistols» e «Attack», non già «Vogliamo tanto bene alla Madre Superiora» - non abbiamo forse tanti ottimi stadi che non sono mai stati malvisti dai milioni di tifosi che generalmente coincidono coi fans del rock? Belle Arti estive. Quanti grandi ritomi dei baracconi delle meraviglie e degli spaventi per bambini, alle fiere. Aggiornati coi totem e tabù e babau che piacciono ai giovani di prammatica: stragi abbondanti anche storiche, delitti efferati, videogiochi da imitare e da ridere, obitori con cadaveri terrificanti, cazzi e tette da porno-standard, apparecchi digitali coi bombardamenti tecnologici insieme ai risultati calcistici e borsistici. Allestimenti con mucchi di stracci e ferrivecchi e bidoni e confezioni e bottiglie da supermarket di massa. Vignette caricaturali contro tutti i potenti del momento. Leccaculismi pubblicitari per i miti e i culti del pubblico automatizzato. Culimust, transgenderpost, sadomaso kitsch. No pop, no chic. Icone alternative, o fusion cool? Ora, l'autenticità e il valore mercantile dei manufatti e feticci a costo zero vengono stabiliti dal Sistema Globale degli investitori-galleristi, e dai loro sicofanti a tutti i livelli. Principii inculcati con le guide auricolari a tutti i cloni e zombies devoti sudditi, sottoposti e conformi. Era già chiaro a Charlie Chaplin e a Fritz Lang, fin dagli anni Venti: in Tempi moderni e in Metropolis le folle e mandrie smisurate sfilavano anonime e compatte, come ai concerti e alle partite d'oggidì. Le librerie berlinesi stanno rigurgitando di vecchi successi di Gunter Grass anche riciclati in abbinamento a riviste, e già va a ruba l'annunciato bestseller autobiografico. Che lancio pubblicitario geniale, questa confessione di trascorsi giovanili nelle SS, come anticipazione di ulteriori rivelazioni in uscita imminente. Ora, qui, il silenzio da «pesci in barile» dei vari colleghi tedeschi già loquacissimi ad ogni proposito non può certo stupire i nostri superstiti ex-fascisti ed ex-littoriali già tanto affaccendati (per tutto il dopoguerra) a cancellare le tracce e rielaborare le doppiezze. Ma i famosi ricercatori d'archivio così celebrati per la tradizionale «acribia teutonica», come mai non avevano ricercato o trovato niente in proposito? Che bidoni? Mica tutte le venerabili dittature hanno un fratello pronto successore, come Cuba. Il fratello del Duce, Arnaldo Mussolini, ebbe una vita e una carriera poco distinta. E né Hitler né Lenin né Stalin avevano un congiunto «epico» a portata di mano e testamento. Gli ultimi re d'Italia, lasciamo perdere. Coi presidenti francesi e tedeschi, cessava la schiatta politica. Gli africani finivano spesso malissimo. E i fratelli dei papi vengono solitamente zittiti dalle Curie. Veniamo a fattispecie più «cool»? Prodi ha tanti fratelli, Berlusconi ne ha uno. Però ogni vittima politica produce madri e sorelle in servizio effettivo. Vigerà ancora, ai Tropici, la legge salica del Sacro Romano Impero che eliminava le «quote rosa» dalla successione, privilegiando i «maschi» anche se discutibili? «Brindare». Sembra che ormai non si faccia altro, nel BelPaese. Più volte al giorno: anche per stronzate. Ridicolo? «Ghetti». Una volta si istituivano a forza, malgrado le deplorazioni degli interessati e dei «liberai» anti-oscurantisti. Oggi sono gli interessati stessi a organizzarli e a difenderli? «Calvari». Oggi forse perfino il Buon Gesù si seccherebbe sentendo ripetere che in autostrada è stato un Calvario, e in vacanza tutta una Via Crucis. E il vecchio Omero, fra tutte le Odissee negli uffici del Comune, direbbe magari «Bum!»... «Ma i militanti hanno poi militato?». «Sì, sì, hanno militato parecchio. Fino a tardi». «Confesso che...». «Ma non mi dica!». «Non venga a dirlo a me!». «Un bel tacer tutta la vita onora, signora mia. Anzi, sapete che ve dico? Tiè».
la Repubblica
19 Agosto 2006
MA IL LUSSO LO DOBBIAMO BIASIMARE?
AL
Alberto Arbasino
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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