Napoli. Quello che si sta vedendo a Napoli in questi giorni non accade in altre città Italiane. Chiusure e disservizi che si riscontrano ad agosto nei musei e nei luoghi d'arte, sono una specialità tutta nostrana, e a poco serve invovare i tagli alle attività e alle istituzioni culturali. A confermarlo è Gino Agnese, critico d'arte di fama internazionale, nato a Napoli ma residente a Roma, di cui è presidente della Quadriennale. Certo, afferma, «non credo che sovrintendenti e direttori di musei a cuor leggero tengano chiuse alcune delle collezioni più importanti, o permettano che siano accessibili solo in alcuni orari». La ragione è da ricercare nella scarsità di fondi, che non permettono di assumere personale extra. «Eppure, i problemi finanziari che hanno i direttori dei musei a Napoli sono gli stessi in tutta Italia. Ma almeno a Roma nei giorni scorsi tutti i musei erano aperti, così come nelle altre capitali dell'arte». Cosa pensa delle sale che sono rimaste chiuse, o difficilmente accesibili? «Beh, che la sezione "contemporanea" a Capodimonte non fosse aperta, non è un danno gravissimo, ma il Seicento napoletano, i caravaggeschi e Luca Giordano...». In alcuni posti si affronta il problema della carenza di personale ricorrendo a contratti temporanei. «Non capisco perché qui questo non avvenga. Non conoscendo la situazione napoletana nel dettaglio, posso supporre che davvero non ci fosse la possibilità di ovviare al problema». E cosa dice dei musei chiusi il giorno 16, senza preavviso? «È un problema di comunicazione. La direzione avrebbe dovuto diffondere la notizia negli alberghi e attraverso i giornali, ma con anticipo. Questi sono giorni di forte presenza straniera nei musei, specialmente all'Archeologico. Dovrebbero curare maggiormente la comunicazione conii pubblico».