La quantità cambia la qualità. È il principio di base dal quale si deve partire per valutare l'efficacia o meno delle tasse sul turismo dai pedaggi sulle Dolomiti ai ticket di ingresso e di soggiorno nelle Eolie, solo per fare qualche esempio secondo Nadio Delai, 60 anni, presidente della società di ricerche Ermeneia. Può spiegare meglio questo principio? Il movimento turistico negli ultimi anni sta crescendo e continuerà ad aumentare. D'altra parte il bene "turismo" richiede, per poter essere goduto, la presenza fisica sul territorio. Non è come un cd: se è molto richiesto se ne fanno più copie e si risolve il problema della domanda. Un'opera d'arte o un ambiente naturale non sono replicabili. Sono unici. Quello che cambia è il numero di visitatori, che, se aumenta in maniera incontrollata, può diventare insostenibile con gravi danni per il bene turistico stesso. Basti pensare alla spiaggia di Budelli in Sardegna, tanto bella che tutti si portavano via un pugno di sabbia rosa per ricordo. Lo stesso discorso vale per Venezia, Firenze, Capri o le Dolomiti. Quindi è giusto limitare l'accesso a certe località facendo pagare una tassa? Certo. Se si vuole sfruttare un luogo unico bisogna anche salvaguardarlo. E i ticket servono proprio a raccogliere fondi da destinare alla manutenzione di un posto, per avere la possibilità di continuare a renderlo attrattivo. Si tratta di cambiare il modello di business turistico. In che modo? Dobbiamo abituarci all'idea di pagare per il godimento di un bene unico. Non ci sono storie: è il principio generale alla base di quella che si chiama reciprocità. Dare, cioè, qualcosa in cambio per permettere anche agli altri di godere di quel bene. E le tasse servono proprio a mantenerlo integro e a preservarlo. Ma la reciprocità è uno stile di vita, un'abitudine che è difficile far entrare nel comportamento collettivo. Non si rischia, però, di precludere l'accesso a un posto solo a chi può permettersi di pagare? Bisogna far capire alla gente che il turismo è un atto di relazione. C'è modo e modo di proporre tasse o ticket. Se si riesce a rendere partecipe il turista, qualsiasi pagamento non sarà vissuto come un'imposizione o una prevaricazione, ma come un'opportunità di essere coinvolti nella cura di un luogo. Propongo l'idea di introdurre i BoD (buoni ordinari delle Dolomiti) e i BoV (per Venezia). Il turista può trasformarsi da cliente-cavalletta a stakeholder consapevole. E questo fa la differenza. Presidente di Ermeneia
il Sole 24 Ore
19 Agosto 2006
Sì, i ticket funzionano
MA
Marika Gervasio
il Sole 24 Ore
Nadio Delai, presidente di Ermeneia, sostiene che la quantità cambia la qualità nel contesto del turismo. Il movimento turistico sta crescendo e il bene "turismo" richiede la presenza fisica sul territorio, rendendolo unico e irripetibile. Pertanto, è necessario limitare l'accesso a certe località facendo pagare una tassa per salvaguardare il bene turistico. I ticket servono a raccogliere fondi per la manutenzione e la preservazione del luogo.
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