Nuovo cambio della guardia a Brera. Dopo la reggenza di Luisa Arrigoni, subentrata per circa un anno a Maria Teresa Fiorio, arriverà da Torino Carla Enrica Spantigati, attuale sovrintendente per il Patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico del capoluogo piemontese. Il ministro per i Beni culturali, Francesco Rutelli, le ha affidato l'incarico ad interim per la sovrintendenza delle province di Milano, Bergamo, Como, Pavia, Sondrio, Lecco, Lodi e Varese. Da Roma è arrivata la nomina anche per Luigi Malnati a sovrintendente per i Beni Archeologici di Milano, mantenendo però la stessa carica a Bologna. Per Brera, dunque, un nuovo nome. Rimane, però, l'annoso problema di rilanciare il museo a livello internazionale. Nel giro di pochi anni il testimone è passato nelle mani di Giovanna Melandri, di Giuliano Urbani, di Rocco Buttiglione e ora di Francesco Rutelli. A seguirli, uno dopo l'altro, c'è sempre stata Carla Di Francesco, direttore regionale ai Beni culturali della Lombardia che tiene in mano le redini dei progetti «Grande Brera» e «Brera in Brera», quello destinato a vedere la luce in tempi più rapidi. Architetto Di Francesco, Brera è sempre nell'occhio del ciclone per le condizioni in cui versa. Si sta muovendo qualcosa? «Stiamo preparando il bando pubblico per l'assegnazione della progettazione definitiva. Sarà pubblicato nei prossimi mesi. Una volta individuato il gruppo, passeremo alla fase esecutiva per dare avvio all'appalto dei lavori. Come enti pubblici, purtroppo, dobbiamo seguire le fasi previste dalla legge e i tempi sono questi, lunghi». E l'Accademia che non vuol traslocare? «Il presidente, Stefano Zecchi, e il direttore, Fernando De Filippi, hanno condiviso e firmato il progetto. Il ministero per i Beni culturali e quello dell'Istruzione (con l'allora ministro Moratti) nel 2004 hanno siglato il protocollo che mette un punto fermo a questa storia. Parte dell'Accademia andrà alla Bovisa, in una zona oggi di grande interesse per l'insediamento della Triennale e per la presenza del Politecnico. L'accordo, inoltre, ha destinato Palazzo Citterio all'Accademia, che potrà utilizzarlo per le sue eccellenze, tra cui l'esposizione delle proprie opere e i master di alto livello. Chi si oppone, come fa un gruppo di insegnanti, ha una visione miope, di retroguardia e, direi, anche di inciviltà». Il nuovo incarico a Carla Enrica Spantigati che significato ha? «Avrà un bel da fare. Seguirà e implementerà il progetto per Brera, con in più tutta la parte della tutela sul territorio. Nonostante le critiche, ci tengo a dire che Brera sta a cuore a tutti e che, anche se con i tempi degli enti pubblici, credo che negli ultimi anni i passi che abbiamo fatto sono stati decisivi». Quali saranno le novità più importanti? «Aumenterà lo spazio della Pinacoteca dove si potranno esporre oltre 600 opere contro le 400 di adesso. Ci saranno luoghi per l'accoglienza, nuovi servizi e un'area dedicata alle esposizioni permanenti senza dover rubare spazio alla Pinacoteca. Vogliamo implementare questo filone che è sempre stato di altissimo livello come ha dimostrato la mostra "Fra' Carnevale" che ha voluto anche il Moma». Ieri Carlo Bertelli sul «Corriere» ha invocato l'intervento di Vittorio Sgarbi. «Lo trovo singolare, Brera è un museo statale. Ma se l'intento è di muoversi per il bene della città, in questo mi trova concorde».