A voler far gli occhi alle pulci, verrebbe proprio voglia di tradurlo in soldoni il boom di visitatori registrato a ferragosto nei musei statali fiorentini. Come sa la brava massaia alle prese con i conti di casa, basta moltiplicare il numero degli ingressi diffuso dal ministero per i Beni culturali per il costo del biglietto e il 'conto' all'ingrosso è fatto. Partiamo dagli Uffizi, terzo classificato nella top-ten delle gallerie più gettonate dello Stivale: 7.355 i biglietti staccati (tra paganti e gratuiti) pari a un aumento del 52,31 . E siccome in occasione della mostra "La mente di Leonardo da Vinci" il prezzo del biglietto è stato maggiorato di 3 euro (salendo così a 9,50), si potrebbe ipotizzare che i soldi finiti nelle casse della concessionaria e del ministero, solo per quanto riguarda gli Uffizi e solo peri il giorno di ferragosto, siano grossomodo 66mila euro. Circa 130 milioni delle vecchie lire. Sempre a Firenze, il ministero evidenzia «l'ottima prova della Galleria dell'Accademia (4.964, 96,52) e della Palatina (2.813, 73,11 )». Con il biglietto maggiorato per la mostra "Lorenzo Monaco (1370 - 1425)", anche chi vuole ammirare il "David" di Michelangelo all'Accademia deve sborsare 9,50 euro, che moltiplicati per 4700 (considerando gli ingressi gratuiti e i ridotti) fa 44.650 euro. Otto euro e 50 è invece il costo del biglietto per la Palatina, valido anche per la Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti: considerando la 'tara' degli ingressi gratuiti e dei ridotti 8,50 euro per 2700 visitatori corrisponde a 22.950 euro. Ricapitolando, l'incasso dei tre musei statali nel giorno di Ferragosto dovrebbe aggirarsi intorno a 133.600 euro, ovvero 260 milioni del vecchio conio. Una bella iniezione per le risicate casse del ministero e delle soprintendenze, costantemente alle prese con i problemi economici provocati (anche) dai tagli della finanziaria. Nonostante musei e gallerie rappresentino un business da capogiro per il Paese... Restando nelle cifre, 90 milioni di euro è l'introito registrato dal ministero per i Beni culturali nel 2004 solo per quanto riguarda i visitatori 'paganti' (con un aumento di oltre il 5 rispetto all'anno precedente), a cui si aggiungono i quasi 37 milioni di euro garantiti dai servizi aggiuntivi. Ovvero, audioguide, cataloghi, gadget vari, prevendita dei biglietti, caffetterie e visite guidate. Merito della legge 41993, meglio nota come legge Ronchey, che ha cambiato il regime finanziario di tutte le soprintendenze italiane. Quando fu approvata, gli addetti ai lavori storsero il naso, valutandola con un certo scetticismo. Le cose oggi sono molto cambiate. Ma cos'è la legge voluta dall'allora ministro dei Beni culturali Alberto Ronchey? «Chi vuole utilizzare l'immagine del 'David' di Michelangelo per una pubblicazione divulgativa o per uno spot pubblicitario è giusto che paghi, perché il 'David' è patrimonio del popolo italiano», la spiegazione di Antonio Paolucci, ex ministro per i Beni culturali e soprindendente al Polo museale fiorentino. Anche i musei sono patrimonio del popolo italiano e chi vuole vendere qualcosa dentro i musei (libri o cartoline, bibite o caffè) deve offrire canoni d'affitto e percentuali sul fatturato proporzionati al flusso turistico e al volume degli affari. Questa, in sintesi, è la filosofia che governa la legge. «Noi diamo per scontati questi servizi, ma in Italia sono nati solo nel '96, ed esattamente alla Galleria Borghese di Roma. Prima c'era il Poligrafico dello Stato e un mondo selvaggio», il commento di Patrizia Asproni, presidente di Confcultura, l'associazione che raggruppa la gran parte dei privati che gestiscono i servizi dei luoghi d'arte. Ma i soldi a chi vanno? «Nessun privato guadagna dai musei, semmai si pareggia conclude Patrizia Asproni . Buona parte dei proventi, poi, vanno nelle casse dello Stato, che dovrebbe reinvestire in tutela e restauro e grandi mostre». A Firenze i 'servizi aggiuntivi' nei musei (così si chiamano le prestazioni al pubblico, dalla biglietteria alla prenotazione, dalla caffetteria ai book shop), sono stati messi sul mercato e offerti, tramite pubblica gara, al migliore offerente: la gara, bandita nel 1997, è stata vinta da un consorzio di imprese guidate dall'editore Giunti. Attualmente 'Firenze Musei' (così si chiama la concessionaria) gestisce i servizi aggiuntivi per tutte le soprintendenze fiorentine e in tutti i musei dello Stato, del Giardino di Boboli agli Uffizi, dall'Opificio delle Pietre Dure all'Archeologico. A norma di concessione il 23 dei denari incassati deve essere versato alla soprintendenza. Stando alle cifre, quest'anno i visitatori dei musei statali fiorentini dovrebbero superare quota cinque milioni.