Bocciata senza appello l'idea dell'assessore capitolino al Commercio, Marco Causi, di reintrodurre a Roma la tassa di soggiorno per i turisti. Le associazioni di categoria, Federalberghi e Confcommercio, rimandano al mittente la proposta bollandola come «anacronistica, antidemocratica» e soprattutto «contropruducente». «Causi ogni tanto ritira fuori questa roba, sapendo benissimo che Veltroni vuole incentivare il turismo e non affossarlo», tuona il presidente di Federalberghi Roma, Giuseppe Roscioli. «Anche perché i turisti, che per la maggiorparte si spostano in pullman, già pagano la tassa. E per quanto riguarda la nettezza urbana anche quella è già pagata dagli albergatori anche quando le stanze sono vuote». Anche l'aumento di un euro a stella, così come ipotizzato da Causi per Roscioli scoraggiarebbe i soggiorni a Roma. «Sui pacchetti di viaggio anche 10 euro possono fare la differenza e i turisti vanno dove si trovano meglio. Con il rischio che nella Capitale il flusso cali con conseguenze immediate sul mercato del lavoro». Quello che si potrebbe fare, invece, suggerisce il presidente dell'associazione degli albergatori romani, «è far pagare i servizi in più. Tipo i bagni pubblici a pagamento». «Assolutamente contrario» è anche Cesare Pambianchi, presidente di Confcommercio di Roma e Lazio. «Con l'andazzo che hanno preso Comuni e Regioni di rimpinguare le casse pubbliche tassando i turisti, si sta tornando al medioevo. Quando principi e feudatari esigevano del denaro per permettere l'attraversamento del proprio territorio. Non solo. La tassa di soggiorno è assolutamente antidemocratica e contro ogni logica economica per il settore. Il turismo», spiega Pambianchi, «è la principale risorsa economica del nostro Paese e di Roma. Se applicassimo questa tassa ci esporremmo a delle critiche e probabilmente perderemmo una fetta di visitatori a beneficio delle nostre dirette concorrenti, ovvero Grecia e Spagna che in questo momento stanno attivando una serie di iniziative importanti per attirare turisti». Secondo Pambianchi il Comune dovrebbe comportarsi come un commerciante, ovvero far in modo che il cliente entri in negozio: «E Roma ne ha di cose da vendere». Poi aggiunge: «Noi confidiamo nella lungimiranza del sindaco Veltroni». Contro la tassa di soggiorno anche Nicola Bono, capogruppo di Alleanza nazionale in commissione cultura della Camera dei Deputati. «Rappresenta un grave danno d'immagine per l'attività turistica del nostro Paese e conseguentemente un durissimo colpo alla sua competitivita», puntualizza denunciando «l'assordante silenzio del ministro ai Beni Culturali Francesco Rutelli». Secondo Bono è improrogabile l'esigenza di definire una strategia complessiva per la gestione del comparto turistico che «eviti comportamenti inaccettabili da parte di amministrazioni locali che sembrano unicamente ispirate alla logica della capacità impositiva». Voce fuori dal coro è quella del capogruppo di An in XV municipio, Marco Palma. In quel balzello vede la possibilità di «una boccata d'ossigeno» per i 19 municipi della Capitale. «Oltre ad essere una vecchia proposta che rientra tra quelle definite già dal governo Berlusconi "di scopo"», spiega Palma, «potrebbe far respirare i municipi al fine di poter meglio gestire le emergenze quotidiane e di tappare quei buchi resi fin troppo ami da una gestione centralista e vetero-dipartimentale che vede nel primo responsabile di questa politica che ha affossato il decentramento nel riconfermatissimo sindaco Veltroni». Per il consigliere di An qualche euro in più chiesto ai turisti non li allontanerebbe: «Questa città, per chi vi soggiorna qualche giorno, riesce a ben mascherare i disservizi grazie alla sua bellezza. Per i residenti, ovviamente, il discorso cambia».