Vigili e polizia cacciano i barboni dalle aiuole ai piedi di Palazzo Reale. "Però nessuno raccoglie rifiuti e barche sfasciate". Blitz tper sgomberare la tendopoli. Ma l'area resta nel degrado Hanno rimosso la tendopoli e i clandestini, ma lasciato a terrai rifiuti, il parcheggio abusivo, i relitti di barche e soprattutto la fontana colma di centinaia di lattine e bottiglie. Molosiglio, bonifica apparente. Oltre trenta persone tra operai, impiegati degli uffici pubblici ed agenti delle forze dell'ordine e della polizia municipale hanno partecipato ieri all'intervento di "pulizia" richiesto dal presidente della municipalità Fabio Chiosi. È mancato il lavoro più importante. Ed è lo stesso Chiosi a sottolineare: «Ora che l'area appare libera dall'accampamento e disinfettata, inviterò l'assessore Rino Nasti a visitare i giardini del Molosiglio affinché si intervenga contro il degrado». Protestano anche i vertici del circolo Canottieri, circondato da rifiuti e soste selvagge. «Le nostre richieste sono sempre rimaste inascoltate - lamenta il vicepresidente Pietro Sanguineti -. Noi siamo pronti a collaborare con chiunque abbia a cuore la bonifica e la vita di quest'area». Molosiglio, la discarica nella fontana. Blitz all'alba per sgomberare la tendopoli. Ma i rifiuti restano SONO arrivati all'alba. Tecnici della "logistica" comunale, polizia, carabinieri, vigili urbani, operai della rimozione rifiuti e delle Asl. Uno squadrone compatto, armato di automezzi e buone intenzioni. Peccato che la pulizia, pure indispensabile, si sia rivelata parziale. Per meglio dire, "umana". Rimossa la tendopoli abusiva, hanno lasciato lì le barche sfasciate, i cumuli di foglie marce, il parcheggio selvaggio. Fuori i barboni, gli extracomunitari e le loro brandine di fortuna con i fornellini a gas: un accampamento fai-da-te considerato a buon diritto lesivo dei diritti della persona e indecoroso per l'ambiente. Ma a terra sono rimasti, in copiosa quantità, l'immondizia sparsa, il verde abbandonato, la fontana spenta da un pezzo e ridotta a discarica infetta. È l'area che, stando agli annunci di Bassolino e Nerli, avrebbe dovuto cominciare a cambiar volto tra pochi mesi, diventare parte del "waterfront" del nuovo porticciolo turistico. Eccolo, invece, il Molosiglio versione agosto 2006. Cronaca di una bonifica illusoria. L'intervento di pulizia era stato richiesto dalla municipalità di San Ferdinando-Posillipo guidata da Fabio Chiosi. L'hanno eseguita ieri le squadre coordinate dal dirigente comunale Maria Rosaria Guidi. Vi era un unico obiettivo: liberare l'area dai clandestini che bivaccavano nella sporcizia, con rischio per la propria salute. Purtroppo, nessuno di loro si è avveduto delle altre priorità. L'immondizia è rimasta depositata a strati nella grande fontana che troneggia al centro del Molosiglio deturpato. I relitti di barche lasciati dov'erano: alcune rovesciate, altre fatte a pezzi, comunque usate come sversatoi. Così gli angoli delle aiuole dove non si vede un giardiniere per settimane. Così per la cura di marciapiedi e tratti di passeggiata che costeggia la baia, occupati da parcheggiatori abusivi, contenitori traboccanti di rifiuti e persino da un ormeggio abusivo che resiste indisturbato tra i due autorizzati, del Circolo Canottieri e della Lega Navale. Una scena che tre turisti americani non mancano di registrare su videocamera. I tre stranieri volevano farsi il bagno, si avvicinano, s'affacciano sullo specchio d'acqua e se ne ritraggono. Spaventati da lattine e oggetti che galleggiano a pochi metri dagli scogli. Contraddizioni ben note. «Ora che l'area è libera e disinfettata - annuncia Chiosi - invito l'assessore all'Ambiente Nasti a fare una passeggiata qui per illustrargli degrado e abbandono». Lo sa bene il popolo del Molosiglio, nuotatori e anziani, velisti e persino una ottantenne, la chiamano "la pescatrice", che viene quasi ogni mattina da Pianura, scarponcini e lenza. «Tre giorni e tutto torna come prima. Per non parlare degli spazzini che non si vedono mai...», sentenzia Rita, che gestisce da trentacinque anni il suo chioschetto in riva alla baia. «Mi sono stufata di vedere sempre la stessa scena. Cacciano via gli stranieri e poi? Lasciano lo schifo così com'è. Una sola volta ho pagato privatamente la pulizia della fontana, ora basta». Al tavolino, sorseggiando birra e taralli, annuiscono tre ex-ragazzini cresciuti in quei giardini, come Pasquale Esposito e Giuseppe Tammaro, sessantenni, ex operai, pensionati. «Volevamo farci un bagno, ma l'acqua è talmente sporca - spiegano -. E pensare che da ragazzi noi ci tuffavamo a mare e per levarci l'acqua salata ci lanciavamo nella fontana. Irriconoscibile». C'erano una volta i giardinetti che affacciavano su uno dei porticcioli più caratteristici del centro. Il Molosiglio steso ai piedi del Palazzo Reale, attraversato dai campioni che si allenavano alla Canottieri e poi dagli sportivi della Lega, posto per leggere, passeggiare, portarci i bimbi in bici. Lo raccontano anche Enzo Aiello e Donatella Bartolucci, marito e moglie, due docenti che sotto la canicola pomeridiana delle 15 aspettano l'amico Massimo Rinaldi per veleggiare con il libeccio. «La città avrebbe bisogno di una scossa, e gli amministratori di più critiche fondate - argomenta Aiello -. In questo posto ho imparato a giocare, parliamo di circa quarant'anni fa. Da qui partiva il battello che portava a Riva Fiorita. Il decoro e la pulizia erano assicurati, venivano le famiglie borghesi a far respirare i loro bambini». E Donatella: «Muoiono aiuole importanti, e sa perché? Non c'è mai un impianto di irrigazione moderno, sembra per dare un motivo di sopravvivenza al personale in esubero del Comune: perfetto. Ma almeno curassero il verde. Non mi sembra che avvenga». Il Molosiglio di oggi ha due meste giostrine, attirano qualche famiglia che vi resta giusto il tempo di un paio di gettoni. Mostra malessere anche il vicepresidente del circolo Canottieri, Pietro Sanguineti: «Ho firmato, da privato cittadino, numerose lettere di protesta per lo stato in cui versano i giardini. E ho perfino lanciato un allarme igienico: c'è gente che arriva di notte e, approfittando della facilità con cui si raggiunge il mare, preleva l'acqua inquinata del porticciolo per poi piazzarla presso le pescherie. Io stesso ho assistito a questa operazione, una notte in cui uscivo dal circolo». Annunciava il presidente dell'autorità portuale, Francesco Nerli, nell'aprile 2005: «Il Molosiglio rinascerà. Avremo un lungo e suggestivo percorso pedonale, un unico waterfront». Il fronte del degrado. Il reportage. LA PAVIMENTAZIONE Sconnessi e semidistrutti i piccoli mattoni di pietra che compongono la pavimentazione dei giardinetti LA SPAZZATURA Ancora rifiuti accumulati in una barca sfasciata e abbandonata accanto alle auto in sosta nei vialetti LE AIUOLE Foglie marce, cataste di rifiuti accumulati sulle aiuole. Il verde non è curato, rari gli interventi dei giardinieri
la Repubblica
18 Agosto 2006
✓ Entità verificate
(Napoli) Molosiglio, i giardini abbandonati
CO
Conchita Sannino
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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