Silenzio si fa cultura, con la guida senza fili Avrà anche ragione Walter Siti a dirci, nel suo ultimo romanzo-saggio «Troppi paradisi», che il mondo ormai è un enorme set televisivo, ma passare una mattina d'estate davanti al Pantheon e imbattersi in un nugolo di turisti microfonati come fossero sul set di un Grande Fratello versione tour-operator, fa un certo effetto. Naturale avvicinarsi per curiosare. Curiosare e scoprire che la truppa d'anglosassoni caduti giù dal letto all'alba, è davvero legata da un filo invisibile di onde sonore che passa per l'auricolare debitamente infilato nell'orecchio. A usare il minuscolo microfono davanti alla bocca è uno solo, quello che si presume essere la guida. Che ovviamente non ha alcun bisogno di strillare, anzi, muove appena le labbra e nel silenzio della piazza ancora deserta, si ha sul serio l'impressione di trovarsi in uno studio televisivo, quando il pubblico degli spettatori presenti - non collegati - sente poco e male di ciò che avviene sulla scena, mentre il pubblico a casa non si perde una sillaba di ciò che dicono i protagonisti. Non ci vuole molta fantasia a immaginare che si stia parlando del Pantheon, della sua storia millenaria, della sua imponente architettura, della sua icastica bellezza in questo mattino fresco e nitido, ma per averne la certezza non serve spiare la guida, ma i gesti dei singoli turisti che si indicano l'un l'altro una colonna, un capitello, un arco delle capriate alzando un braccio, puntando un dito, aguzzando lo sguardo sul particolare più lontano. Insomma, un gran confabulare muto, che ricorda il chiasso delle discussione dei sordomuti, che riempiono l'aria di gesti misurati e precisi, silenziosi. Pensando al chiasso «vero» che di qui a qualche ora saturerà la piazza quando il grosso dei turisti si sarà messo in marcia e avrà invaso tutta la città, si prova un' immediata nostalgia per il presente, così seduttivo e metafisico, senza strepiti, senza concitazione, senza neanche il cappello issato dalla guida sul bastone per guidare il suo gregge e richiamare le eventuali pecorelle perse: basta una parola sul mini circuito sonoro e tutti si ritrovano. Potenza della tecnologia, dei modelli televisivi che sono usciti dalle sale di registrazione, dagli schermi casalinghi per sbarcare nelle strade, nella vita di tutti i giorni, anche quando ci travestiamo da turisti.
Quel silenzio irreale della folla al Pantheon
Il testo descrive un'esperienza personale del protagonista, che osserva un gruppo di turisti anglosassoni in una piazza romana, come il Pantheon, senza fili, guidati da una guida che muove appena le labbra per comunicare con loro. Il protagonista nota che i turisti si indicano l'un l'altro con gesti precisi e silenziosi, come se fossero in una discussione muto. Il testo esalta la potenza della tecnologia e dei modelli televisivi che hanno reso possibile questo tipo di esperienza, in cui i turisti sono "legati da un filo invisibile" e possono essere guidati e comunicati senza bisogno di parole. Il protagonista si sente nostalgia per questo presente seduttivo e metafisico, senza strepiti o concitazione.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo