E così, con non inusitata veemenza, Vittorio Sgarbi ha rotto il silenzio che pesava da tempo sulla giunta di Milano. Un garage di fianco a Sant'Ambrogio? Ma certo! Lasciamo protestare quei quattro nostalgici. La modernità di Milano saranno i grattacieli sull'area della fiera, quelli nei pressi della stazione Garibaldi per la Regione... In fondo, chi era questo Sant'Ambrogio? Il fondatore del Banco Ambrosiano? Sgarbi ha detto no con quanta più forza poteva e ora vedremo che succede. Un complice silenzio è stato rotto. Forse ci voleva uno Sgarbi anche in Engadina, dove l'imbocco dolce alla via ghiaiosa che conduce al cimitero dove Giovanni Segantini dorme all'ombra di un cirmolo è ora serrato fra tre condomini, mentre altri stringono da presso il semplice camposanto di cui proprio Segantini ci ha trasmesso la commovente immagine. Ma, anziché proporre di esportare Sgarbi nella vicina Confederazione, mi piacerebbe vedere l'assessore ex sottosegretario impegnato su di un altro fronte a Milano. Un problema annoso e di ampiezza nazionale è, come tutti sanno, la situazione vergognosa in cui versa Brera. Con un lavoro silenzioso soprintendenze, direzioni dell'accademia, amici di Brera e due ministeri hanno predisposto da tempo un piano per fare della pinacoteca un museo degno d'Europa e dell'accademia un istituto moderno, dotato di nuovi laboratori e con un suo museo storico. E sono anni che ogni volta che si presenta una via d'uscita si ripete l'opposizione corporativa di un piccolo gruppo d'insegnanti. Ci vuole decisione, ci vuole lungimiranza per sconfiggere una posizione demagogica che danneggia gli studenti, danneggia il loro futuro e danneggia la città. Danneggia la cultura europea. Ci vuole anche un pochino di coraggio, e spero che da qualche parte lo si trovi.