BENCULTURALISMO La commissione boccia otto sovrintendenti. È bufera, ricorsi e bando sotto accusa Premessa: tangentopoli, calciopoli, subrettopoli...: ma concorsopoli mai? Un concorso bandito dal Ministero per i Beni culturali per 11 posti di dirigente di seconda fascia (ovvero per direttori regionali, le figure cui fanno capo i vari sovrintendenti), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 24 febbraio e con prove orali ancora da espletare, ha visto presentarsi 450 candidati, bocciature eccellenti e un «ripescato» per il quale si sta scatenando una polemica. La commissione chiamata a valutare i candidati comprende, oltre al sovrintendente Antonio Paolucci, anche docenti come Fabio Benzi e Silvia Danesi Squarzina, dai buoni titoli e tuttavia in alcuni casi meno rilevanti di quelli che potrebbero presentare alcuni dei candidati bocciati. Se il concorso avesse chiesto i titoli, però! Tra i candidati figuravano Vittorio Sgarbi (giudicato inammissibile), la direttrice della Galleria Nazionale dell'Umbria Vittoria Garibaldi (bocciata) e otto tra gli attuali sovrintendenti in carica (bocciati). La sovrintendente Rosella Vodret, «bocciata» sul primo scritto, quello sul movimento naturalistico che riguarda un pittore come Caravaggio di cui è esperta mondiale, afferma: «Ho dato mandato per fare ricorso, e giudico strano che in un concorso non si valutino i titoli». Non facendosi condizionare da questi risultati (secondo alcuni) o proprio a causa di questi (secondo altri) il ministro Francesco Rutelli ha deciso di salvare la «bocciata» Vittoria Garibaldi (discendente di Giuseppe) promuovendola direttamente a un gradino più alto: dirigente di prima fascia. Scelta subito contestata dai sindacati. «Si tratta di un pessimo esempioha dichiarato Gianfranco Cerasoli della Uil . Si mostra ai giovani laureati che i concorsi servono a poco». Ma per Claudio Calcara (Cgil) «il ruolo di concorso e quello di dirigente di prima fascia sono diversi. E la Garibaldi è anche brava a trovare risorse economiche», aggiunge con buona pace di chi taccia questo aspetto come un male da benculturalisti. In difesa di Rutelli è intervenuto Sgarbi, che su «il Giornale» ha attaccato i sindacati. Ieri, invece, è stata «l'Unità» ad attaccare Sgarbi: sarebbe in conflitto di interessi perché si era iscritto al concorso. La risposta del critico è in una lettera (che sarà forse pubblicata oggi) nella quale ricorda che il concorso è «travolto dai ricorsi» ed è espressione di «un formalismo burocratico» per il quale «conta poco aver lavorato» e contano solo i cavilli. In effetti, che senso ha la richiesta di aver frequentato un anno di un dottorato triennale? E aggiunge: «Ho ricevuto una telefonata da Rutelli che mi ha ringraziato per la presa di posizione», antisindacale, «contro un concorso farsa». Dalla vicenda emerge l'inadeguatezza di fare un concorso senza tenere conto dei titoli (i libri scritti) e dell'attività svolta. Di un concorso che, inoltre, ammette l'iscrizione solo a chi ha già prestato servizio nella pubblica amministrazione (anche in settori differenti), ma non a chi ha svolto attività presso aziende private del settore. Insomma, Gombrich e il direttore del Guggenheim sarebbero inammissibili. Annullare «pseudo» concorsi e assumere la responsabilità di scegliere sarebbe un cattivo esempio?