Trasversalità, trasformismo, cerchio - bottismo. Parole del politichese che siamo stati costretti a subire per giustificare, nella migliore delle ipotesi, posizioni spesso non inquadrabili negli schemi di schieramenti politici precostituiti o manovre di basso opportunismo. Dinamiche frequenti anche in Sicilia, che in questi giorni riguardano però l'ambiente. Alludo alla trasversalità che emana dalle posizioni di vari esponenti politici di area governativa a proposito dell'eolico, dei rigassificatori e del tentativo di trasformare la Sicilia in meta pluristellata dell'esclusivo circo del golf mondiale. In questo caso ritengo che la trasversalità che sconvolge le regole e i rigidi schieramenti della politica sia non soltanto estremamente salutare per il futuro della nostra terra, ma anche prodotto e spia di un rifiuto del comune sentire della gente per un vecchio modo di affrontare temi di interesse collettivo. Temi che spesso, nel gergale politico, diventano non oggetto principale del confronto, bensì strumenti informi per giustificare e alimentare un vecchio tipo di lotta politica di posizione. In altre parole mi pare che ci siamo un po' tutti stufati di delegare a un vecchio modo di far politica la trattazione di temi che diventano ormai d'interesse diffuso che soltanto un moderno approccio tecnico-politi-co-sociale può e deve affrontare. Temi che nemmeno la sinistra è riuscita, malgrado i ripetuti appelli rimasti sempre inascoltati, a tradurre in lotta e programma politico. A proposito dell'eolico la gente si chiede se dobbiamo trasformare la Sicilia in una grande piattaforma che abbia l'aspetto di una rivisitazione alla Cervantes della nostra terra in cui il moto rotatorio delle pale costituisca non soltanto un inebetimento ipnotico che ci astrae dallo spirito dei luoghi, ma anche un oggettivo inquinamento sonoro di quelle atmosfere che ancora resistono dal mare ai monti. E a proposito dei rigassificatori, oltre alla ovvia considerazione della assoluta incompatibilità tra l'atmosfera pirandelliana del Caos e la Valle dei Templi con le rigide geometrie tubolari dei pur affascinanti e maleodoranti labirinti chimici, ci si chiede quale sia la logica che fa investire centinaia di milioni di euro nella bonifica dei litorali tra Melilli e Priolo per contribuire a ridare a quei luoghi la speranza di tornare a essere quel che erano prima dell'orgia industriale dei decenni scorsi mentre si punta su una nuova malcelata industrializzazione da terzo millennio. E infine ci chiediamo se il paesaggio siciliano così vario e tipico, ricco di biodiversità e di cultura, che emana con forza anche dalle più umili e martoriate pietre del Nisseno e dell'Ennese, così come dalle spiagge assolate dell'Agrigentino, abbia bisogno degli estesi "green" dei campi di golf certamente più consoni al paesaggio vittoriano dell'Oxfordshire. Senza contare che proprio alla foce del Verdura, laddove le "buche" dovranno costituire il trastullo di pochi privilegiati, esiste una concentrazione di emergenze archeologiche terrestri e marine di grande valore che se tirate fuori dall'oblio dei secoli potrebbero diventare utile e appropriato corollario (anche economicamente vantaggioso) della visita di un territorio che «parla» da sé una lingua unica e inconfondibile che tutti ci invidiano e va dal greco-siceliota di Selinunte ed Eraclea all'arabo-normanno di Caltabellotta, al barocco di Sciacca. La domanda finale è: abbiamo bisogno di nuovi impianti chimici, di centrali eoliche, di golf resort per arricchire la nostra terra? Penso che non soltanto noi pochi e perdenti intellettuali, ma soprattutto la gente comune abbia ormai chiaro che non è così che si costruisce il futuro economico della nostra terra. Al contrario questo è il modo per impoverirla ancora di più distruggendo risorse non rinnovabili quali l'ambiente, i beni culturali e, soprattutto le atmosfere ancora non globalizzate che ci invidiano in tutto il mondo. Pertanto, viva il trasversalismo politico se ciò significa presa di coscienza del grave pericolo di far diventare la nostra terra una landa desolata produttrice di energia eolica (chissà poi quanta?) non a caso con grande poesia e accortezza scelta come sfondo di tragedie umane nell'ultimo film di Almodovar ("Volver"). E ancora evviva se tra esaltare il carattere mediterraneo delle nostre coste ricche di sole e cultura, o stravolgerne il carattere facendole diventare più simili alle bianche scogliere di Dover dove baronetti e nuovi ricchi giocano al golf si scelga la prima opzione. E infine: evviva se l'opzione chimica viene annullata dalla consapevolezza della forza e dell'unicità dell'urbanistica e dell'architettura greca di Megara Hyblaea e Agrigento rinvigorite dal canto di Pirandello. E siamo ancora più felici quando a volte questi personaggi che stanno animando la cronaca estiva della politica siciliana con le loro scelte fuori dal coro si preoccupano finalmente non solo a parole di investire risorse per rendere musei, pinacoteche ed aree archeologiche sempre più aperte e godibili dal pubblico. Era ora.
SICILIA: La politica trasversale sui temi dell'ambiente
Il testo discute la trasversalità politica e la necessità di cambiare il modo di affrontare i temi di interesse collettivo. L'autore critica le posizioni di alcuni politici che sostengono la costruzione di impianti eolici e rigassificatori in Sicilia, considerandoli dannosi per l'ambiente e la cultura. Invece, propone un approccio più sostenibile e rispettoso del paesaggio e della biodiversità. L'autore esprime la speranza che la gente comune abbia ormai chiaro che non è così che si costruisce il futuro economico della terra, e che si preferisca un approccio più trasversale e rispettoso del territorio.
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