Dopo l'alluvione curò le ferite di Firenze e del Cristo di Cimabue UNA VITA per il restauro. Dalle sue mani sono passati i capolavori come il 'Cristo' di Cimabue devastato dalle acque dell'Arno e la 'Primavera' del Botticelli. Si è spento la notte di ferragosto dopo una lunga malattia, nella sua casa a Marina di Massa, il professor Umberto Baldini, storico dell'arte, teorico del restauro e 'padre' dell'Opificio delle pietre dure, di cui è stato primo soprintendente. Il suo passaggio terreno lascia un segno tangibile a Firenze e nel mondo, e una prestigiosa istituzione: l'Opificio delle pietre dure nella sua conformazione attuale, creato nel 1975 dalla fusione del laboratorio di restauro della Soprintendenza con l'antico Opificio dei Medici. Nel 1970 Umberto Baldini venne nominato direttore dell'Opificio (che all'epoca si occupava unicamente di pietre dure): dopo la creazione del ministero per i Beni culturali da parte di Giovanni Spadolini, Baldini riuscì a dare un nuovo assetto all'antico Istituto, annettendovi anche il laboratorio di restauro della Soprintendenza, che lui stesso fece trasferire nell'attuale sede della Fortezza da Basso. L'Opificio di oggi, nella struttura e nella composizione, è ancora quello pensato dal professore, che intese collocare ciascun restauro sullo stesso 'piano di metodologia', conferendo pari dignità a tutti i diversi materiali che l'Opificio oggi continua a trattare. NATO a Pitigliano, in provincia di Grosseto, il 9 novembre 1921, Baldini è stato indiscusso protagonista del recupero del patrimonio artistico danneggiato dall'alluvione del '66. Laureato in storia dell'arte con Mario Salmi, iniziò il suo percorso come ispettore della Soprintendenza di Firenze, diventando nel 1949 direttore del Gabinetto di restauro, che allora aveva sede alla Vecchia Posta (oggi Sala delle Reali Poste) nel loggiato degli Uffizi. Ed è in questa veste che riuscì a gestire con grande capacità l'emergenza alluvione, drammatico evento che danneggiò tanti capolavori del patrimonio fiorentino. Come il 'Cristo' di Cimabue, conservato nella basilica di Santa Croce, diventato icona mondiale di quella tragedia. «Il restauro pittorico di quell'opera straziata è diventato un testo base per un'intera generazione di studiosi», le parole di Cristina Acidini, soprintedente dell'Opificio ed ex allieva di Baldini. I RISULTATI di questi interventi furono al centro della grande mostra del 1972 'Firenze restaura', che consacrò alla ribalta mondiale le tecniche e le metodologie della cosiddetta 'scuola fiorentina'. Dieci anni più tardi la città si confermò all'avanguardia nel mondo: i risultati raggiunti nel campo del restauro dettero vita all'esposizione 'Metodo e scienza', e Palazzo Vecchio diventò palcoscenico per immensi tesori tornati all'antico splendore, come la 'Primavera' di Botticelli. Nel 1983 Baldini venne chiamato a dirigere l'Istituto centrale per il restauro di Roma e, in questa veste, curò l'imponente recupero della Cappella Brancacci, nella basilica del Carmine a Firenze, riscoprendo l'uso del colore in Masaccio. In pensione dal 1987, Baldini non ha mai smesso di occuparsi di arte e di restauro, ricoprendo numerosi incarichi e continuando a scrivere saggi e pubblicazioni, capisaldi per le nuove generazioni di studiosi del restauro. Presidente dell'Università internazionale dell'arte, Baldini era direttore del Museo orne. Ifunerali si svolgeranno alle 16 di oggi nella chiesa di San Giuseppe Vecchio, a Marina di Massa, mentre la salma sarà tumulata nel cimitero monumentale delle Porte Sante di San Miniato al Monte. Nella sua Firenze.
UNA VITA PER IL RESTAURO. È morto Umberto Baldini
Il professor Umberto Baldini, storico dell'arte e teorico del restauro, è morto a Marina di Massa. È stato un pioniere del recupero del patrimonio artistico danneggiato dall'alluvione del '66 a Firenze. Ha curato i restauri di capolavori come il 'Cristo' di Cimabue e la 'Primavera' del Botticelli. L'Opificio delle pietre dure, che ha creato nel 1975, è stato fondato da Baldini e continua a trattare diversi materiali con pari dignità. Ha lavorato anche a Roma, curando il recupero della Cappella Brancacci. In pensione, Baldini ha continuato a occuparsi di arte e restauro, ricoprendo numerosi incarichi e scrivendo saggi.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo