Si è spento ieri all'età di 85 anni Umberto Baldini, storico dell'arte, autorevole teorico del restauro e «padre» dell'Opificio delle pietre dure. La sua carriera inizia come ispettore della soprintendenza di Firenze. Ma già nel 1949, all'età di 28 anni, diventa direttore del Gabinetto del restauro ed è in questa veste che affronta con singolare capacità l'emergenza seguita all'alluvione che colpisce il capoluogo toscano nel '66. La sua azione permetterà di salvare numerose opere d'arte danneggiate dalla furia delle acque. Il risultato di questi interventi fu al centro della grande mostra del 1972 Firenze restaura. Un evento che consacrò definitivamente le tecniche e le metodologie di restauro della cosiddetta «scuola fiorentina». Nel 1970 Baldini viene nominato direttore dell'antico Opificio delle pietre dure a cui dà una nuova e moderna struttura. Struttura che l'antica manifattura per la lavorazione degli arredi e delle pietre ancora conserva. L'approccio innovativo di Baldini - che introduce le discipline scientifiche nel restauro - viene celebrato nel 1982 con la mostra Metodo e scienza, che annovera tra i capolavori tornati all'antico splendore anche La primavera di Botticelli. L'anno seguente viene chiamato a dirigere l'Istituto centrale per il restauro a Roma, carica con la quale cura il recupero della cappella Brancacci a Firenze. «Umberto Baldini lascia in eredità alla comunità internazionale - ricorda Cristina Acidini, attuale soprintendente dell'Opificio - il suo metodo che ha trasformato in fruttuosa abitudine la vicinanza della scienza al restauro».Mentre il sindaco di Firenze, Lorenzo Domenici, si rammarica di una scomparsa che «priva il mondo dell'arte e della cultura di una delle sue personalità più rappresentative».