Nel mirino i fori eseguiti nella facciata del Comune per i lavori della ristrutturazione dei camminamenti di Ronda. L'assessore Siliani: «È la soluzione meno invasiva». BOCCIATE le ipotesi di utilizzare carrelli elevatori o gru telescopiche. L'architetto Claudio Mastrodicasa, progettista e direttore dei lavori: «In questo caso non sono soluzioni adatte» «Questa polemica non sta né in cielo né in terra, i ponteggi sia per logica che per legge devono essere ancorati all'immobile, solo che di solito sono coperti e non si vedono, questo invece è scoperto». L'assessore alla cultura del comune di Firenze Simone Siliani risponde così alle polemiche di questi giorni sul ponteggio per il restauro dei camminamenti di Ronda di Palazzo Vecchio, sul lato della Dogana, eseguito sotto l'avvallo della Soprintendenza. Nel mirino i bulloni avvitati tra pietre del '200 per un ponteggio fissato alle pareti con 8 staffe a "V", con quattro bulloni per ognuna, su uno dei palazzi simbolo della città. L'operazione non è rimasta sotto silenzio sollevando una scia di polemiche che ha portato anche un'interrogazione al sindaco da parte del consigliere di Alleanza Nazionale Stefano Alessandri che arriva perfino a parlare di dimissioni dell'assessore Siliani e accusa la giunta di essere responsabile di un "vero scempio". «Ma non scherziamo - ribatte Siliani - nel '500 si facevano addirittura le buche pontaie per i ponteggi: fori di 10 per 15 centimetri in cui venivano posti fusti di abete di 10 per 10 centimetri. Quelle sì che erano soluzioni invasive. Oggi grazie al metodo adottato abbiamo potuto realizzare il traliccio con soli 12 punti con tre fori per ancoraggio di 12millimetri di diametro ciascuno e tutti posti nell'intercapedine in modo da non intaccare la pietra. Una scelta fatta proprio per avere il minimo impatto ambientale: un ponteggio tradizionale ne avrebbe richiesti almeno 30 di punti di ancoraggio». Questione chiarita da parte di Palazzo Vecchio che sposta il dibattito sull'opportunità di coprire o lasciare aperti i fori per eventuali restauri futuri. «Con molta probabilità verranno tappati i fori bassi con una malta fatta con polvere della stessa pietra - spiega Siliani - e lasciati aperti quelli più alti per poterli usare successivamente». Tutte considerazioni che saranno comunque oggetto di dibattito dei tecnici nei prossimi giorni. Mentre incalza ancora la polemica sull'impalcatura di Palazzo Vecchio, giudicata troppo invasiva a fronte dell'utilizzo di carrelli elevatori o di gru telescopiche. Tutte soluzioni respinte una per una dallo stesso architetto Claudio Mastrodicasa, progettista e direttore dei lavori: «Non sono adatte a questo tipo di lavoro: i carrelli elevatori vengono impiegati in genere per lavori che durano 5 giorni e non 270 come questi, si usano magari per pitturare ma non per altro. Qui invece si tratta di fare una doppia cerchiatura in acciaio con un cavo di 200 metri per riparare la crepa, di cui ogni pezzo pesa almeno 400 chili». Bocciata anche l'ipotesi delle gru telescopiche. «A parte il fatto che costano almeno 300 euro al giorno non sono funzionali in questo caso perché possono portare solo materiale e non persone e dunque con quelle non si possono eseguire i lavori».