Padova «Nella chiesa degli Eremitani ho visto gli affreschi d'un più antico maestro, il Mantegna, e ne sono rimasto sbalordito. Che incisiva, sicura concretezza in quei dipinti!». Così Goethe nel 1786 nel suo Viaggio in ltalia cominciava a descrivere la cappella della chiesa degli Eremitani a Padova, la prima grande opera eseguita dall'artista, affidata al genio di Andrea dalla proprietaria, Imperatrice Ovetari, che nel 1448 sottoscrisse un contratto con il Mantegna, con Nicolo Pizolo, con Giovanni d'Alemagna e con Antonio Vivarini affinchè venisse esaudito il desiderio del marito da poco morto: decorare l'ambiente con le storie dei santi Giacomo e Cristoforo. Il lavoro fu assai travagliato, per i dissensi intervenuti tra i pittori, per i problemi sopraggiunti alla morte di Giovanni, per la successiva morte dello stesso Pizolo, ferito in una rissa, per le liti tra il giovane maestro e il padre adottivo, il pittore Francesco Squarcione. L'opera venne dunque completata non prima dei tardi anni Cinquanta, grazie anche alla collaborazione di altri artisti e dopo il superamento di altre dispute come quella avvenuta nel 1457 tra l'Ovetari e Andrea, accusato di aver raffigurato solo otto apostoli nell'episodio dell 'Assunta, causa in cui il padre adottivo ebbe l'incarico di rappresentare come perito la committente lesa. Ma alla fine nacque questo straordinario ciclo, manifesto della rivoluzione mantegnesca - la natura, le rovine, il martirio dei santi, la punizione divina, l'estasi e il mistero - che tanto impressionò Goethe, che lo vide nella sua interezza, ben diverso da quello odierno. L'11 marzo 1944 una bomba alleata centrò in pieno la chiesa e la cappella Ovetari. Fu ridotta in migliaia di pezzi. Le foto e i cinegiornali dell'epoca mostrano la cappella ridotta a un cumulo di macerie dove i frammenti dipinti ingombravano la strada. Non tutto fu distrutto. Si salvarono l'Assunzione, il Martirio di San Cristoforo con le due scene del santo "saettato" (e il giudice colpito all'occhio dalla freccia diretta al santo) e il Trasporto di San Cristoforo, staccati in epoca ottocentesca. Fu a quel tempo che furono recuperati oltre ottantamila frammenti di affresco, prima ancora di dare avvio alla ricostruzione, al restauro della chiesa e della cappella. Della decorazione mantegnesca si prese cura Cesare Brandi, che usò il metodo di ricomposizione da lui ideato: le porzioni di pittura recuperata furono applicate su una tela tesa su un telaio impressionato fotograficamente con l'immagine della scena intera. Ripresero forma porzioni delle scene raffiguranti La decapitazione di San Giacomo e II congedo di san Cristoforo dal re del Mantegna, il San Cristoforo traghetta Gesù Bambino di Bono da Ferrara e La predicazione di San Cristoforo di Ansuino da Forlì. Fu un intervento straordinario mail risultato finale fu un'evocazione, pur eccezionale, di quello che era l'originale. Oggi, dopo più di mezzo secolo, è cominciato un nuovo restauro, promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, sia sulla parte architettonica sia su quella decorativa, che si concluderà entro il 13 settembre, quando tra Padova, Verona e Mantova prenderà il via la kermesse di mostre dedicate al Mantegna in occasione del cinquecentenario della morte. E' un restauro che annuncia una sorprendente visione della cappella portata verso lo stato originario sia nella struttura architettonica sia nell'apparato decorativo dopo un fantastico recupero virtuale delle pitture da parte dell'università di Padova. Spiega l'architetto Claudio Rebeschini, che dirige i lavori, che sono stati ritrovati i documenti di precedenti interventi e che si è proceduto a un ripristino architettonico della cappella, che nel 1946, tra l'altro, fu ricostruita più piccola dell'originale. E' stato rimontato il piano basamentale con l'eliminazione dei gradini d'accesso, l'altare, spostato nel 1931, è stato ricollocato nella posizione originaria, senza alcun dubbio: ne sono state scoperte le fondamènta. «La parete sud la restituiamo come 1 ' ave va fatta il Mantegna e l'Assunta è oggi assai più visibile», assicura Rebeschini mentre s'avvia verso la conclusione anche la ricostruzione e il restauro degli affreschi. Migliaia di frammenti, circa 45.000, salvati dai volontari dopo i bombardamenti del 1944 nel tempo restaurati, erano ancora da collocare nella giusta posizione. E' a questo punto che è intervenuta l'università di Padova. Domenico Toniolo del dipartimento di Fisica e Massimo Fomasier del dipartimento di Matematica hanno messo punto una procedura di "anastilosi informatica". Ogni frammento è stato "scannerizzato", l'immagine trasformata in particolari forme matematiche che hanno la proprietà, tra l'altro, di "tenere a memoria" l'orientamento del pezzo. In questo modo si è potuto procedere a un confronto con le immagini fotografiche dell'affresco - gli scatti degli Alinari in bianco e nero -in tutte le posizioni possibili. E' stata cosi costruita una "mappa di corrispondenza". Alla fine sono stati preparati nuovi pannelli di supporto dove è stata stampata una foto digitale a grandezza naturale e dove ora vengono incollati i coloratissimi frammenti. «Sempre seguendo le indicazioni di Cesare Brandi a cui, in questo modo, rendiamo omaggio nel centenario della nascita», dice Carlo Giantomassi che con Gianluigi Colalucci si occupa degli interventi di restauro pittorico. È la strada che fu seguita anche nella basilica di Assisi gravemente danneggiata dal terremoto pochi anni fa. Racconta Carlo Giantomassi: «Gli affreschi tornano posizionati come erano in origine, e li ricostruiamo grazie al nuovo sistema informatico messo a punto dall'università di Padova. Possiamo posizionare i frammenti nei pannelli grazie alle indicazioni del computer. Ma seguiamo il metodo che mise a punto Brandi. Stucchiamo tra loro! frammenti e nelle parte mancanti reintegriamo con il tratteggio». La parete affrescata dal Mantegna, Bono da Ferrara e Ansuino da Forli, con le quattro scene delle Storie di san Cristoforo, ha dunque una sua interezza, una visione assai maggiore, in una cappella che riprende forma anche attraverso la pala di Nicolo Pizzolo, di nuovo sistemata sull'altare. Tra pochi giorni sarà veramente più facile capire le ammirate parole di Goethe per Mantegna.
Restauri. Andrea Mantegna. Recuperato nella Cappella Ovetari a Padova il ciclo di affreschi con le storie dei santi Giacomo e Cristoforo
La chiesa degli Eremitani a Padova è stata gravemente danneggiata da una bomba alleata nel 1944. La cappella Ovetari, decorata con gli affreschi di Andrea Mantegna, è stata ridotta in migliaia di pezzi. Tuttavia, grazie a un'operazione di ricomposizione da parte dell'università di Padova, è stato possibile recuperare oltre 45.000 frammenti di affresco e ricostruire la cappella. Il restauro è stato promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e si concluderà entro il 13 settembre.
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