ROMA - Costretti a pagare? Pagassero. Tanto pagheremo tutti. Non ha dubbi Massimo Cacciari, sindaco di una delle città ancora senza ticket ma chissà per quanto e che già così più tartassano i turisti. Pagare per entrare, visitare, fotografare, per respirare l'aria che lassù, dal rifugio Locatelli sulle tre Cime di Lavaredo, è un bene davvero di lusso, per entrare nelle grotte o sprofondare nelle acque più blu; pagare per il privilegio di esserci magari a centinaia anziché a migliaia. Visto da Venezia, pagare è inevitabile. Soru in Sardegna tassa barche e seconde case, a Bolzano si studia il ticket per i passi dolomitici. Lei cosa fa, resiste? «La tassa a Porto Cervo è sacrosanta, Soru ha fatto benissimo e le proteste di Briatore gli fanno solo onore. Idem il mio amico presidente della provincia di Bolzano. Non paghi forse un pedaggio se vuoi entrare con la tua macchinetta nel centro di Londra? Altro sarebbe aumentare il biglietto d'ingresso ai musei per i residenti...». Ma Venezia non usa già la "doppia valuta", per i turisti e per gli abitanti? «In qualche modo sì: abbiamo l'Ici al minimo per i residenti e al massimo per le seconde case. Un'altra tassa indiretta è quella dei biglietti del trasporto pubblico, i vaporetti, che senza carta-Venezia costano per i turisti quattro volte tanto. Per ora non abbiamo nessuna tassa d'ingresso, e io in teoria sono contrario perché significherebbe dichiarare definitivamente la città un museo, ma l'assalto sta diventando insostenibile». Ipotizza il numero chiuso? E per quanto caro possa essere il ticket, non crede che tutti lo pagherebbero comunque? «Probabilmente sì, ma se dagli attuali 18 milioni di presenze all'anno dovessimo superare le 20, sarà difficile garantire i servizi, e comunque farne ricadere i costi solo sui residenti. Certo, la tassa sarebbe ardua da gestire, forse più caro riscuoterla che guadagnarci, però aiuterebbe le nostre casse e ci permetterebbe di reggere l'impatto dei visitatori che in certi mesi dell'anno sono 250mila rispetto ai 60mila residenti». Ma non crede, come sostiene qualcuno, che queste gabelle siano incostituzionali perché in contrasto col diritto alla mobilità dei cittadini? «Mantenere e conservare il nostro patrimonio culturale, artistico, naturale, ha dei costi pazzeschi e in continua crescita. Allora le cose sono due: o paga lo Stato con la fiscalità ordinaria e i trasferimenti a Comuni e Province, o è inevitabile far pagare il turista. A o B, tertium non datur ». Si tassano fondali e panorami alpini, ma a Cortina si è parlato addirittura di far pagare elicotteri e Suv. «Ma che paghino l'iradiddio. Già è oscena l'idea di farsi scaricare dall'elicottero in cima alle Tofane. Che paghino mentre c'è chi arranca con le pelli di foca...». Gran parte dei ticket "mazzolano" le auto e voi non siete da meno: parcheggiare a Piazzale Roma costa quanto una cena al ristorante. «E dovrebbe costare quanto una notte in albergo. Ho fatto la guerra perché le tariffe aumentassero, ora siamo a circa 30 euro per 24 ore, comunque molto meno del 90 per cento delle città europee. Ma è giusto, arrivi a Venezia e cominci a pagare. La vera soluzione comunque è una rete di parcheggi scambiatori fuori delle città, gratuiti o quasi. All'interno invece lasciare la macchina deve essere carissimo: mi è capitato recentemente a Madrid, 60 euro per arrivare sotto il Prado». Bene le città d'arte, ma le isole e il mare? Non avrebbe senso tassare solo i posti davvero di lusso? «Il turismo costa ed è giusto far pagare qualcosa a tutti i Briatori del mondo. E poi a Porto Cervo chi ci va, il mio amico del petrolchimico?».