Roma CINEMA II neopresidente dell'Istituto Luce Stefano Passigli dice: «Oltre a sostenere il cinema giovane dobbiamo puntare sullo straordinario archivio: ha l'intera storia italiana ma è stato usato poco» Venticinque anni alla presidenza della casa editrice Longanesi e, parallelamente, l'attività politica. Ex senatore, attualmente nella Direzione dei Ds, presidente dell'associazione «Amici della musica» di Firenze, Stefano Passigli, neo eletto presidente dell'Istituito Luce - consociata cardine di Cinecittà Holding - nella sua attività di politico «rimane saldamente attivo» e ne fa una bandiera. Un punto di forza. Eppure, al momento delle nuove nomine di Cinecittà Holding, sono state proprio quelle «politiche» ad aver creato qualche malumore: soprattutto quelle di Alessandro Battisti alla presidenza e quella di Francesco Carducci come amministratore delegato, entrambi esponenti della Marghermita. C'è chi si è detto allarmato di vedere tanti politici in un'azienda culturale... Mali, a parte le critiche di Rifondazione non mi sembra che ci siano state delle sollevazioni. Quello che bisogna aver chiaro è che un'impresa culturale è pur sempre un'impresa. Io che vengo da una lunga esperienza nelle case editrici so bene che gli autori sono una cosa ma l'impresa è un'altra. Prendiamo il cinema, appunto, che è sicuramente un'industria. Cosa ne vuole fare la politica? Lo Stato lo deve finanziare, ma in quale misura, in che modo? Certo i vecchi sistemi di finanziamento vanno rivisti, quelli sì che di polemiche ne hanno create molte. Tanto più, dunque, serve una nuova legge di settore. Ecco allora che lo stesso cinema ha bisogno della polìtica, di persone che hanno esperienza politica. Però presidente e amministratore delegato di Cinecittà, entrambi in quota Margherita, hanno fatto discutere, diciamo cosi Anche in questo caso si tratta di settori che vivono del finanziamento pubblico, perciò c'è la necessità di un raccordo a livello politico. Poi è fondamentale, certo, che all'interno del consiglio di amministrazione ci siano competenze «miste», gli autori infatti sono ben rappresentati anche nella Holding, lo, dal canto mio, ho tutta l'intenzione di rafforzare il ruolo del cda rendendolo un vero organo decisionale. Già nel primo incontro che si è tenuto ai primi di agosto è emerso il ruolo centrale del Consiglio. Un «riequilibrio» dei poteri, dunque. E l'amministratore delegato? La riconferma di Luciano Sovena ha messo sì d'accordo tutta l'Unione, ma ha pure creato qualche maldipancia tra gli addetti ai lavori che non dimenticano il suo essere arrivato al Luce in sella ad An... L'amministratore delegato è stato riconfermato al Luce dalla valuta-zione positiva dell'azionista di riferimento. Quanto ai poteri è come in Rai tra il direttore generale e il consiglio: l'amministratore ne ha molti, ma questi sono riequilibrati se il Consiglio ha le necessarie competenze. Insomma, su cosa punterà l'Istituto Luce? Il nuovo indirizzo dettato da Rutelli prevede un forte sostegno al giovane cinema... Questo sarà sicuramente un aspetto importante su cui lavorare. Ma sono convinto che sia necessario soprattutto puntare sullo straordinario patrimonio dell'archivio che contiene l'intera storia italiana. L'Istituto Luce è prima di tutto questo. Finora, però, il suo utilizzo è stato solo sporadico e occasionale. Invece bisogna svilupparne la sua presenza sul mercato, cosi come fanno i grandi archivi come il Getty e il Corbis di Bill Gates. Mi stupisce, ad esempio, vedere adesso in edicola per Hachette la raccolta sulle foto del Novecento... Il Luce può realizzare infinite iniziative come queste. Ed è da qui che potranno venire i veri grandi introiti per l'Istituto.