"Altro che fontane: volemo pane". Questa, secondo la tradizione, la protesta dei romani quando papa Innocenzo X Pamphili incaricò maestro Bernini di costruire un'altra fontana per magnificare le acque della capitale e, ovviamente, la sua casata. I romani volevano pane, era la metà del '600, la plebe capitolina era quasi alla fame e non ne voleva sapere di pagare la tassa elevatissima imposta dal papa per la fontana alla quale avrebbero lavorato, oltre al Bernini, quattro artisti del tempo e un discreto numero di maestranze. Oggi, tre secoli e mezzo dopo, niente tasse per pagare il restauro della Fontana dei Quattro Fiumi a piazza Navona, "la più bella di Roma" per molte guide turistiche. I primi 146 mila euro di finanziamento per allestire studi, ricerche, preliminari e ponteggi che la ingabbieranno dalla fine di settembre, sono arrivati dal Ministero dei Beni Culturali. Ma i 500 mila euro più sostanziosi arriveranno in una seconda tranche. «In fondo è la prima volta che l'opera di Gian Lorenzo Bernini subisce un restyling così organico - spiega l'architetto dell'Istituto Centrale di Restauro Anna Maria Pandolfi, responsabile progettista e direttrice dei lavori - ma il nostro lavoro non sarà quello di farla tornare come nuova, sot-traendole il fascino dovuto anche alla sua veneranda età. Sarà un intervento rispettoso del monumento, non un'operazione di lifting. Verranno risarcite le piccole fratture dovute anche all'escursione termica, mentre i lievi ingiallimenti e le patine che rappresentano la sua storia verranno rispettati». Molti in effetti i segni sul travertino di Tivoli e di Monterotondo utilizzati per la base della fontana, una grotta scavata maestosa e imponente ma, allo stesso tempo, resistente tanto da sostenere il peso dell'obelisco sovrastante, pur mantenendo la grazia leggera di un mantello appallottolato su sé stesso. E molte anche le fratture, i ciuffi di erba, i segni lasciati dai piccoli artigli dei piccioni sul marmo di Carrara che il Bernini plasmò con le personificazioni dei quattro fiumi più lunghi della terra allora conosciuti. Il Gange, il Nilo, il Danubio e il Rio della Plata sopportano inoltre da quasi quattro secoli lo scorrere impetuoso delle acque provenienti dalla Fonte dell'Acqua Paola al Gianicolo. I segni dello scorrere, i depositi di calcare, le incrostazioni. Tutto ha contribuito a far scattare il campanello d'allarme per un tesoro così prezioso. «Le difficoltà sono moltissime sotto diversi profili - continua l'architetto Pandolfi, autrice dello studio sul restauro della fontana esposto nel "Cantiere trasparente di piazza Navona" - a cominciare da quello idrico. L'impianto è funzionante ma ha diverse perdite. Per questo in concomitanza con il restauro l'Acea ha programmato un nuovo impianto che colleghi in un unico circuito le tre fontane monumentali di piazza Navona. L'acqua non subirà dispersioni, sarà rimboccata periodicamente, filtrata e, soprattutto, avrà una percentuale minore di calcio rispetto a quella attuale per evitare le incrostazioni. Inoltre verranno recuperati i piccoli problemi di rotture delle condutture interne alle statue». «Per contrastare l'antiestetico annerimento dovuto a smog e polveri, da novembre verrà posizionata a ridosso della fontana una centralina per avere informazioni sul tipo di smog che si deposita. Questo permetterà il rilevamento dei parametri ambientali e le loro variazioni aiutandoci a prevenire futuri problemi. Infine si interverrà contro il deterioramento originato da attacchi di origine biologica, quelli delle alghe, delle piante e di microoganismi, e dalla presenza dei piccioni. I loro escrementi, ricchi di acidi, infatti producono danni di tipo chimico, oltre alle microlesioni provocate dagli artigli. Per questo, dopo il restauro, la fontana verrà dotata di un impianto di scariche elettriche a basso voltaggio che, assolutamente innocuo per gli uomini, terrà invece lontani i volatili». Più o meno un anno per ridare splendore a quel mondo meraviglioso di sculture gigantesche che ricorda, come ogni buon romano sa, l'antica rivalità tra Borromini, autore della chiesa di San-t'Agnese in Agone proprio davanti alla fontana, e il Bernini. Che, da burlone qual era, per impressionare il Papa mecenate gli fece prima vedere la fontana finita ma senz'acqua. Per poi farla inondare improvvisamente e strappare il suo applauso. Peri romani niente scherzi, invece. La fontana rimarrà coperta dai ponteggi solo a metà, alternando i restauri prima da un lato e poi dall'altro. Troppo splendore per rimanere nascosto, anche solo per un po'.