Coimpresa: "Tutto autorizzato, abbiamo speso milioni, pronti a difenderci". Ma Legambiente è con la giunta Soru: "Iniziativa giusta, è l'occasione per ridiscutere il futuro dei colli" CAGLIARI. Risposta secca, nelle ultime righe di un lungo comunicato: "Coimpresa è sicura del diritto acquisito e per questo motivo esaminerà quali azioni intraprendere a tutela delle proprie ragioni". Come dire: i nuovi vincoli imposti dalla giunta Soru all'area di Tuvixeddu e Tuvumannu daranno lavoro ad avvocati e tribunali. Chi ipotizzava un accordo politico è servito: Gualtiero Cualbu e gli altri costruttori consorziati vogliono realizzare il quartiere sui colli, lo stradone del canyon e tutto quanto è previsto nel progetto. Quindi si andrà al braccio di ferro. La nota - firmata dal responsabile della comunicazione di 'Minoter spa' Giancarlo Campana - ha una premessa dettagliatissima, che è poi la cronistoria ventennale del piano per Tuvixeddu. Dai 656 mila metri cubi degli anni ottanta fino all'edizione ridotta da 272 mila metri cubi, con un parco archeologico e ambientale vasto venti ettari da realizzarsi spese dell'imprenditore: "In questi anni tutti gli obblighi di legge sono stati assolti - è scritto nella nota, il tutti è scritto interamente in maiuscolo - e l'iter burocratico ha seguito momenti di verifica tecnica amministrativa". Segue l'elenco, che sembra quello del telefono. Diciassette documenti, compresa la sequenza di accordi di programma e la convenzione urbanistica stipulata con il Comune. Atti che - a giudizio di Coimpresa-Minoter - avevano definito ormai ogni aspetto dell'operazione, compresi i più controversi. Difatti "a seguito di questo iter - è scritto nella nota - la società Coimpresa ha ceduto con atto legale e volturato al comune di Cagliari l'ottanta per cento, pari a circa trentotto ettari, delle aree interessate dal progetto oltre ad aree fabbricabili per 57 mila metri cubi di cui 45 mila per servizi connessi necessari al riequilibrio urbanistico della zona e 12 mila residenziali per consentire al Comune l'acquisizione di alcune aree di privati sul viale Sant'Avendrace". Per di più "Coimpresa ha consegnato al Comune i progetti esecutivi elaborati a sue spese per il parco e per il museo archeologico, per l'asse di interconnessione via Cadello-San Paolo". Valore indicato: tre milioni di euro. Non è finita: Coimpresa ha pagato al comune gli oneri di urbanizzazione per 272 mila metri cubi e sta lavorando alla realizzazione delle opere "per un importo di oltre dieci milioni di euro". Soldi già spesi, cose progettate, cose fatte e ormai definite: "A questo punto - scrive il responsabile comunicazione della società di Cualbu - pare quantomeno plausibile una qualche perplessità sulla legittimità degli atti messi in essere dalla Regione, la quale emana un decreto in palese contrasto con un accordo di programma dalla stessa sottoscritto, con motivazioni piuttosto generiche". Difficile che la prossima puntata della vicenda non venga scritta su carta bollata. Anche perchè Renato Soru non è un uomo solito a fare passi indietro. Neppure davanti a un imprenditore come Cualbu, appena nominato proprio da Soru nel consiglio di amministrazione del teatro lirico e dunque almeno in apparenza stimato dal presidente della Regione. Una nomina talmente sorprendente da sollevare - ieri due consiglieri regionali di An hanno presentato un'interrogazione - qualche sospetto di combine, legata alla vicinanza fra il T-Hotel della società Minoter con il teatro comunale. Sospetti che ora sembrano cadere e che cadranno definitivamente se Coimpresa metterà in campo i propri legali. Intanto, dopo quello del Gruppo di Intervento giuridico e degli Amici della Terra, arriva il plauso per lo stop ai mattoni su Tuvixeddu da parte di Legambiente: il presidente regionale Vincenzo Tiana si dichiara soddisfatto e per lui "questa è finalmente l'occasione per ridiscutere il futuro dell'area". Il leader sardo di Legambiente chiede all'amministrazione regionale "la riduzione delle volumetrie messe in cantiere in un'area ad alto valore paesaggistico e archeologico".