12-AGO-2006 L'Unità Il primo a lanciare il sasso è stato l'assessore alla cultura del comune di Firenze Simone Siliani. Partendo da un'esperienza amministrativa di lungo corso, Siliani giunge a una conclusione piuttosto paradossale per un paese così ricco di storia e di arte come il nostro: «Fare cultura nelle nostre città è un fatto maledettamente complicato e il mestiere dell'assessore rischia di essere uno dei più frustranti». Tanto che Siliani parla di un «morbo» che uccide gli assessori alla cultura, costretti a fare i conti con risorse sempre più risicate e bilanci sempre più penalizzanti. Ne consegue che la delega alla cultura è in molti casi incredibilmente «leggera», mentre dovrebbe essere enormemente pesante. Eppure che la cultura giochi un ruolo importante nello sviluppo di una città sembra ormai assodato, su questo punto sembrano essere d'accordo tutti, almeno tra gii addetti ai lavori. «La cultura - dice Siliani - dovrebbe essere al centro della strategia degli enti pubblici a cui dovrebbero corrispondere adeguate risorse». E invece in molti casi viene relegata ai margini. Il problema è che in città storielle come quelle italiane è facile pensare che la cultura si produca da sé, quasi in modo spontaneo. «Come se fosse impressa nel Dna della nostra comunità», insiste Siliani. Ma che non sia così è fin troppo lampante e chiunque si misuri ogni giorno con il mestiere di assessore sa quanto sia difficile portare avanti progetti culturali ambiziosi, soprattutto dopo che i tagli agli enti locali delle ultime Finanziarie hanno messo a duro rischio servizi primari per i cittadini. Peccato, perché l'Italia rischia di perdere una sfida importante nel panorama internazionale in un momento in cui la concorrenza è fortissima. Per alcune città europee, ma ci sono esempi significativi anche in Italia, la cultura ne è diventata il punto di forza, il grimaldello del riscatto di immagine, il veicolo per rilanciarne l'economia. «In alcuni casi è diventata un potente fattore di identità di una comunità e di un luogo, tale da attrarre fior di investimenti», sostiene ancora Siliani. E il caso di Roma dove il rilancio della città è strettamente collegato con la rinascita culturale promossa dalle giunte dell'ultimo decennio. E lo stesso vale per Napoli e Torino. «La rinascita di Roma ha messo in evidenza come la cultura sia una grande opportunità economica - dice l'assessore alla cultura del comune di Roma Gianni Borgna, al suo quarto mandato consecutivo - è stata promossa dalla giunta di Rutelli nel '93 che trovava una città culturalmente dimessa, con monumenti mal tenuti e musei decaduti, spesso più chiusi che aperti. Oggi tutto questo è cambiato, con grande profitto della città». In altre parole, nella capitale l'impulso dato dagli amministratori alla cultura ha significato un aumento sostanziale dei posti di lavoro e indici del turismo che in controtendenza con le altre città italiane sono in continua crescita. Ma per arrivare a tanto è stato necessario un lavoro duro e certosino. «Per reggere il confronto con città come New York, Parigi o Londra bisogna sempre essere sulla cresta dell'onda - continua Borgna - e per farlo bisogna innanzitutto risolvere i problemi strutturali legati ai musei e agli spazi espositivi». Certo che poter contare su luoghi come il Campidoglio, i musei capitolini e il Colosseo aiuta, ma da soli non bastano. «Prima la gente veniva a Roma, guardava queste cose e poi se ne andava via senza tornare -spiega Borgna. - Adesso viene lo stesso per visitare i monumenti, ma anche perché c'è la notte bianca, la festa della musica, anche solo per vedere l'auditorium di Renzo Piano. Le strutture stabili sono fondamentali perché producono eventi, accade per le varie case del cinema, della letteratura e del jazz, lo stesso vale per l'auditorium dove vengono realizzate tantissime iniziative: ospiterà la prossima festa del cinema a ottobre e ha già realizzato un festival di filosofia». In una città come Napoli invece investire sulla cultura ha significato dipingere un volto nuovo della città e del suo centro storico, troppo spesso ingiustamente noto nell'accezione comune come ricettacolo di borseggiatori e tipi poco raccomandabili. «Abbiamo investito molto per la crescita economica e civile della città - dice l'assessore alla cultura del comune di Napoli Nicola Oddati - penso al Palazzo delle arti, alla creazione del teatro stabile di prosa, stiamo per offrire nuovi luoghi di cultura come il Teatro Ferdinando, senza contare che le ultime due mostre importanti fatte in Italia negli ultimi 3 anni (quelle su Caravaggio e Tiziano) sono state fatte a Napoli». Non solo. La cultura a Napoli ha significato anche la riqualificazione di aree come Bagnoli, puntando alla riconversione di vecchi siti industriali in luoghi di cultura in grado di attrarre migliaia di persone. «La cultura è un veicolo formidabile per il rilancio economico di una città, basti pensare a Berlino o a Barcellona - continua Oddati. - E una cosa è certa, da noi continuerà ad avere un ruolo centrale anche nel prossimo piano strategico della città». Ha guardato alle grandi città europee come un modello a cui ispirarsi per rilanciare la propria immagine anche Torino. Anche per dare nuovo impulso a un'occupazione che sembrava soccombere con la crisi della Fiat. «Durante la campagna elettorale del Castellani 2, nel '97, a Torino circolava lo spauracchio del declino - conferma l'assessore alla cultura del comune di Torino Fiorenzo Alfieri - era una città industriale che stava morendo, è allora che c'è stato uno scatto di reni. Ho suggerito a Castellani di mettere a punto un piano strategico sull'esempio di altre città europee, era la prima volta per una città italiana». Lo sguardo è andato a Barcellona, Lione, Glasgow, Bilbao, città che come Torino erano sopravvissute con la sola industria manifatturiera, come Torino ne avevano subito il declino e come Torino avevano puntato sulla cultura per uscire dalla crisi. Bilbao, in particolare, era rappresentativa: con i suoi altifor-ni e la banca più importante di Spagna aveva vissuto una crescita economica prima e un declino poi senza precedenti. Fino alla ricetta vincente: la creazione del Guggenheim. «Gli amministratori avevano tutti contro inizialmente, ma poi hanno avuto la meglio. Il problema non era sostituire gli altiforni con il turismo - continua Alfieri - ma far capire al mondo che con la cultura quella comunità non era disposta a morire». Lo stesso è stato per Torino dove gli investimenti culturali hanno innescato un meccanismo che ha portato rapidamente a ospitare le Olimpiadi e a ridisegnare l'intero assetto della città, trasformandola da città industriale a centro di attrazione per molti turisti. Oltre che a salvarla dalla crisi occupazionale della Fiat, anche perché grazie alle Olimpiadi sono state costruite case, edifici, infrastnitture. Nel frattempo per fortuna fia ripreso anche la Fiat e il risultato è che oggi la disoccupazione è inferiore al 5, ancora meglio di quando le cose andavano bene e la percentuale arrivava al 9. «Attraverso la cultura una città riesce a comunicare un'immagine nuova, importantissima anche come capacità di attrazione dei grandi gruppi industriali - conclude Alfieri. - Ha un valore aggiunto che va al di là di quello strettamente culturale, serve a comunicare la qualità e la vivacità di una città. Anche Bassolino ha rilanciato Napoli con l'arte contemporanea». Puntare sulla cultura è una ricetta vincente, ma poterla usare è un gioco pieno di difficoltà. I grandi eventi costano, lo stesso vale per le infrastrutture e per il loro funzionamento. «Ho avuto la fortuna di lavorare con giunte sensibilissime alle questioni culturali - racconta Borgna - ciononostante quando si va a fare il bilancio sono costretto anch'io ad alzare la voce». Un modo per riuscire a far quadrare i conti c'è e passa per il coinvolgimento di sponsor privati. «Non c'è niente da fare, un assessore alla cultura oggi deve essere prima di tutto un buon manager - conclude Borgna. - Solo così è possibile contare sulle risorse necessarie».
l'Unità
12 Agosto 2006
✓ Entità verificate
Cultura fichi secchi: il mestiere degli assessori
SO
Sonia Renzini
l'Unità
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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