DOPO IL CASO ARCUS SULLA GESTIONE DEI FINANZIAMENTI IL COMUNE HA OTTENUTO 8 MILIONI DI EURO GENOVA Se lo scetticismo italico recita «Fatta la legge, trovato l'inganno», l'arguzia ligure va oltre e può ben coniare «Subdorato l'inganno, fatta la legge». Mentre esplode in questi giorni a Roma il caso Arcus, società dei ministeri dei Beni Culturali e delle Infrastrutture creata nel 2004 per sostenere iniziative dall'arte allo spettacolo, con dirottamenti di fondi e altre anomalie riscontrate dalla Corte dei Conti, a Genova «ci si era già accorti che Arcus non era un interlocutore serio e affidabile». Così, tanto per evitare sorprese spiacevoli e finanziamenti dissolti, gli enti locali erano andati a cautelarsi altrove, con una lungimiranza risultata vincente: l'attuale scoperta che due milioni e mezzo di euro destinati alle iniziative di «Genova capitale della cultura 2004» tre giorni prima delle elezioni sono stati invece distribuiti tra iniziative minori lascia indifferente chi nel frattempo se n'è garantiti 8 grazie a una legge, quella che nel febbraio scorso aveva convertito il cosiddetto decreto milleproroghe. La vicenda ligure comincia nel 2004 quando vengono assegnati a «Genova capitale della cultura» 5 milioni di euro destinati alle spese di promozione all'estero della città e successivamente stralciati da un emendamento alla Finanziaria per il 2004. A ottobre dello stesso anno, l'allora ministro dei beni culturali Giuliano Urbani, in visita a Genova, promette i finanziamenti in arrivo per il 2005, recuperati attraverso la Arcus, società parastatale presieduta da Mario Ciaccia, dirigente di Banca Intesa. Il sindaco, Giuseppe Pericu, insiste e preme, nei mesi successivi, perché intanto i cinque milioni, prestati al Comune dalle banche, sono già stati spesi. Nel 2005 Rocco Buttiglione, succeduto a Urbani, chiede le dimissioni di Ciaccia che viene sostituito solo a febbraio del 2006 con Giorgio Basaglia (Udc). Nel frattempo i 5 milioni di Arcus diventano due e mezzo, il resto rinviato a successivi provvedimenti. Ma l'ex a.d. di Genova 2004, Enrico Da Molo, con il sindaco Pericu, nel settembre dell'anno scorso imbocca un'altra strada. «Arcus non era un interlocutore serio e affidabile» dice Da Molo. Al contrario di Gianni Letta «che è un uomo d'onore ed è stato di parola». E grazie a Letta nel famoso decreto milleproroghe sono stati inseriti 8 milioni per Genova.